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Cyberdipendenza

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Essere intrappolati nella Rete è più frequente di quanto si pensi… ma la Bibbia sa cosa consigliare!

 

Internet è ormai parte della nostra vita quotidiana sia lavorativa che personale; nonostante la maggior parte delle persone che lo utilizzano non soffrano né soffriranno mai di cyber-dipendenza, recenti studi evidenziano che l’uso eccessivo di Internet stia diventando un serio problema, con stime di prevalenza comprese tra 1,5-11,6%.

Ma la dipendenza da Internet è un disturbo indipendente o piuttosto un sintomo di qualche altra patologia?

Recenti ricerche neurobiologiche hanno dimostrato equivalenza dei sistemi neuronali attivati in caso di tossicodipendenze e di internet addiction disorder, che si delinea come una vera e propria dipendenza comportamentale, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per spiegare la patogenesi e il substrato psico-patologico alla base di tale disturbo.

 

Nell’ultima edizione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali, il DSM-V, il capitolo precedentemente dedicato alla dipendenza da sostanze è stato rinominato “Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”. I criteri diagnostici delle dipendenze comportamentali si basano, appunto, su quelli già noti ed utilizzati per le sostanze, cioè lo sviluppo della tolleranza, i sintomi dell’astinenza, i tentativi infruttuosi di ridurre i consumi e l’utilizzo persistente nonostante le conseguenze negative.

 

Per tolleranza intendiamo la necessità di aumentare la dose (quantità di tempo dedicato) per ottenere l’effetto desiderato o il diminuire dell’effetto con la stessa dose; mentre per astinenza la comparsa di sintomi psichici e fisici (agitazione psicomotoria, iperattività del Sistema Nervoso Autonomo, insonnia…) quando non è possibile avvicinarsi all’oggetto della dipendenza. Questo porta all’incapacità di interrompere l’attività ed un uso sempre maggiore in termini di tempo con importanti conseguenze sociali, familiari e negligenze in ambito lavorativo.

 

Secondo “L’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” svolta dal Telefono Azzurro ed Eurispes nel 2011, il contatto con gioco d’azzardo (in particolare con i gratta e vinci) avviene già al di sotto degli 11 anni e la maggior parte degli adolescenti non riesce a staccarsi da Internet quando richiesto.

I profili di cyber-dipendenti che sono stati descritti in letteratura sono:

Cyber-Relational Addiction: l’instaurare relazioni sul Web tramite app o siti di incontri; questo può portare a perdita di contatto con la realtà con abbandono verso una realtà fittizia, idealizzata e virtuale;

Net-Compulsions: comportamenti ossessivi-compulsivi legati al Web tra cui gioco d’azzardo patologico e commercio in rete, i quali possono avere importanti conseguenze anche a livello finanziario;

Information-Overload: la ricerca compulsiva di informazioni on-line;

– Cybersexual-Addiction: l’uso compulsivo di siti pornografici e il conseguente rischio di alterazione della percezione della sessualità e della sfera relazionale, soprattutto in un’età fragile come quella adolescenziale;

Computer-Addiction: l’utilizzo patologico del computer in cui il soggetto può costruirsi un’identità fittizia, indossando la maschera che desidera. Alla base di questo profilo possono esserci disturbi dissociativi o profili di personalità caratterizzati da difficoltà nella relazione.

 

Interessante notare che nelle recenti statistiche, un terzo dei soggetti affetti da gioco d’azzardo patologico siano donne con importanti conseguenze, tra cui la scarsa affluenza ai centri di cura e ai gruppi di aiuto per il pregiudizio sociale, come avveniva in passato per l’alcolismo. Infine, degno di nota l’Hikikomori, un termine giapponese che significa “stare in disparte” e si riferisce a persone, spesso giovani, che stanno chiusi nella loro camera da letto, non escono mai, evitando il contatto con la realtà esterna. Spesso arrivano ad abbandonare la scuola e gli amici, avendo la Rete come unico mezzo di relazione. Tale fenomeno coinvolge l’1% della popolazione nipponica, con stime intorno a 100.000 persone affette in Italia

 

Cosa ne pensa la Bibbia?

La Parola di Dio ci ricorda innanzitutto che Gesù è la Via per ottenere il perdono dei peccati e per essere liberati da tutte le situazioni che opprimono la nostra vita. Nel Vangelo di Matteo Egli invita chi è affaticato e oppresso ad andare a Lui, lasciando ai Suoi piedi ogni peso; questa è la chiave per ottenere il vero riposo e una pace davvero completa (Matteo 11:28-30).

 

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” (Giovanni 8:32)

 

Dio ha un piano perfetto per le nostre esistenze e vuole liberarci da ogni forma di insoddisfazione e infelicità, condizioni che, oltre a fornire il terreno ideale per sviluppare alcune dipendenze, non ci permettono di realizzare pienamente quello che Lui vuole per noi.

 

“Trova la tua gioia nel Signore ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore.” (Salmo 37:4)

 

Dio è colui che, grazie al sacrificio di Gesù, ci libera da qualsiasi tipo di schiavitù, ci consola, ricolma il vuoto del nostro cuore.

 

“Tuttavia erano le nostre malattie che Egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato…” (Isaia 53:4)

 

La Bibbia ci ricorda che siamo stati riscattati a caro prezzo e che la libertà che ci viene donata alla salvezza deve essere conservata come dono prezioso (I Corinzi 7:23). La Parola di Dio, infatti, ci invita a fare attenzione a tutto quello che può minare la nostra salute fisica, psicologica e spirituale.

 

“Non ti stimare saggio da te stesso; temi il Signore e allontanati dal male; questo sarà la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa.” (Proverbi 3:7-8)

 

Infine, il denominatore comune di tutti questi disturbi è spesso l’isolamento sociale che può portare l’individuo a ritrovarsi in un abisso dal quale, spesso, risulta impossibile uscire; la buona notizia è che la volontà di Dio per le nostre vite è completamente diversa! La Bibbia infatti ci invita a fondare la nostra vita proprio sulla relazione diretta, reale e personale, innanzitutto con Lui e poi con il nostro prossimo (Matteo 22:37-38; Romani 12:15-16).

 

 “Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù.” (Galati 5:1)

 

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Categorie: CambiareCapirePrimo Piano
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Redazione Svolta :