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Genitori Non Credenti: Cosa Posso Fare?

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Un lettore ci ha chiesto di dedicare un articolo alla gestione del rapporto con un genitore non credente.

Accogliamo con piacere questa richiesta anche perché siamo convinti, come chi ci ha scritto, che l’argomento possa suscitare l’interesse di molti giovani che vivono questo tipo di situazione, essendo la mamma o il papà, o entrambi, inconvertiti (o spiritualmente immaturi o sviati…).

Nella Bibbia troviamo almeno tre consigli (o imperativi) utili per fare la propria parte nel vivere il rapporto con i propri genitori ,soprattutto se non hanno ancora conosciuto Cristo.

1. RISPETTALI

L’apostolo Paolo insegna ai figli, membri della chiesa di Efeso, di ubbidire nel Signore ai loro genitori perché é giusto”. Dio, in altre parole, ti dice: bisogna dare considerazione ai genitori, sono Io che te lo dico!

Paolo ricorda, inoltre, agli Efesini il primo comandamento con promessa nella Scrittura: «Onora tuo padre e tua madre… affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra» (Efesini 6:1-3).

Se i tuoi genitori, o uno dei due, non ha ancora creduto nel Signore Gesù Cristo, non saranno certo per te un esempio di fede e di fedeltà a Dio, ma sono comunque papà e mamma e, dal punto di vista di Dio, devi loro rispetto. Una forma di rispetto, questa, senza “se” e senza “ma”. Il Signore chiede, cioè, che i nostri genitori siano rispettati, anche se non sono rispettabili sotto il profilo spirituale, cioè non sono moralmente autorevoli. I nostri genitori vanno onorati anche se il loro comportamento e le loro scelte non sono onorevoli: così il Signore, Padre celeste, ha stabilito. E se desideriamo fare la volontà di Dio, Egli ci darà la forza per attuarla. Il profeta Isaia ha detto che il nostro Dio ci rassicura, prendendoci per la mano destra, e ci dice: “Non temere, io ti aiuto!” (Isaia 41:13 Versione Riveduta).

Di Timoteo, giovane servitore di Dio, la Bibbia precisa che la mamma era credente (Atti 16:1) e che, sia la mamma, sia la nonna, avevano una “fede sincera” in Cristo (2 Timoteo 1:5). Del padre di Timoteo leggiamo soltanto che era “greco” (probabilmente nel senso di “non Giudeo”, Romani 1:16; 2:9,10). Timoteo segue l’esempio della madre convertita, rispettando senz’altro anche il padre in virtù del suo ruolo, sebbene abbiamo motivo di credere che non fosse convertito a Cristo.

2. ASPETTALI

Ricorda per quanto tempo Dio ti ha aspettato prima che tu ti rivolgessi, o che ritornassi, a Lui! Quando pensiamo alla parabola del figlio prodigo (la storia narrata da Gesù sul giovane che va via di casa e, irriconoscibile e indegno, vi fa ritorno e viene accolto dal padre) solitamente pensiamo alla conversione di un figlio, possibilmente di un ragazzo. Ma facciamo attenzione: il figlio prodigo rappresenta ogni peccatore, genitori compresi! Noi tutti, in qualche modo, siamo il figlio prodigo fino a quando non ripercorriamo la via di casa, ravvedendoci dai nostri peccati e affidandoci all’amore di Dio!

Come figli, vogliamo imitare “quelli che per fede e pazienza ereditano le promesse” (Ebrei 6:12).

Ci sono situazioni, come quella di chi vive in casa o si deve comunque relazionare con genitori non credenti, in cui Dio ci chiede massima comprensione. Non confondiamo, però, la comprensione (immedesimandoci nella loro condizione spirituale) con il condizionamento (lasciandoci “trascinare nell’errore”).

Attendiamo la conversione dei nostri genitori in preghiera. Il Signore li sta aspettando ancor più di noi, e desidera con più forza di noi che la salvezza “prenda la residenza” in casa nostra (ricordando le parole di Gesù a Zaccheo – cfr. Luca 19:9)!

3. AIUTALI

Spesso sono i genitori che conducono a Cristo i propri figli, ma in qualche caso è successo il contrario. Conosciamo, infatti, diverse testimonianze di giovani credenti che sono stati, un po’ come Andrea per suo fratello Simone, il postino di Dio, cioè il tramite del Signore per recapitare a casa la più importante comunicazione: ho trovato il Messia! (cfr. Giovanni 1:40,41).

L’apostolo Paolo pone una domanda che al tempo stesso offre speranza e responsabilizza i coniugi: “… moglie, che sai se salverai tuo marito? E tu, marito, che sai se salverai tua moglie?” (1 Corinzi 7:16). Possiamo seguire lo stesso principio in relazione ai nostri genitori? Che ne sappiamo se Dio vuole che proprio tu sia la persona che porterà al Signore mamma o papà?

Forse i tuoi sono credenti, ma ancora immaturi oppure hanno creduto, ma non sono spiritualmente affidabili o, addirittura, hanno abbandonato Dio dopo essere stati salvati. I casi possono essere diversi, ma resta il fatto che un figlio può rappresentare un grande aiuto spirituale per i propri genitori!

Puoi essere d’aiuto in famiglia con l’esempio, con la determinazione a mettere in pratica la Parola di Dio. Aiuta i tuoi pregando per loro e, se accettano, con loro. Aiutali mostrando loro l’infinito ed incondizionato amore di Colui che ha dato sé stesso anche per loro!

Gabriele S. Manueli

Categorie: CambiareCapirePrimo Piano
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