Ti è mai capitato di guardarti attorno e pensare: “sono tutti più bravi di me”? Sembra che tutti abbiano qualcosa in più di te: chi è più bello, chi è più alto, chi è più spigliato, tutti sembrano migliori di te. La sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto agli altri è qualcosa che ti suona familiare? Tutto ciò ha un nome: senso di inadeguatezza. Non è una cosa strana, è molto comune, soprattutto quando si cresce, si inizia a confrontarsi con gli altri e si è in cerca del proprio posto nel mondo.
La Bibbia ci ricorda che Dio non sceglie persone perfette, ma disponibili e con un cuore aperto. Possiamo sentirci poco adatti, meno bravi degli altri ma Gesù va oltre questo, guarda il nostro cuore: “L’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore.” (1 Samuele 16:7)
Da dove nasce questo senso di “non abbastanza”?
Questa sensazione di non essere all’altezza deriva in parte dal confronto continuo con gli altri. Oggi ci paragoniamo non solo ai vicini, compagni di scuola ma anche a centinaia di persone online. Raramente ci fanno vedere i loro fallimenti, più facilmente i risultati raggiunti. Così il nostro cervello sintetizza il tutto con il pensiero “loro brillano, io no”.
C’è poi una voce interna che giudica tutto. Se è molto severa, tende a trasformare gli errori nella prova del fatto che non sei capace. Questa voce cresce negli anni, frutto di aspettative alte (proprie o altrui) o di esperienze in cui ci si sente messi a confronto.
La buona notizia è che sentirsi inadeguati non è un’identità ma uno stato. Cambia nel tempo, con l’esperienza e con il modo in cui interpreti ciò che ti succede. La competenza non è fissa: si costruisce. E possiamo confidare principalmente in Colui che può ogni cosa, noi siamo fragili, non ci sentiamo pronti spesso, o abbastanza bravi, ma Dio ci dà forza e fiducia. Geremia, quando fu chiamato dal Signore, si sentiva troppo piccolo, rispose di non sapere parlare. Ma il Signore lo rassicurò: «Non dire “sono un fanciullo”…non li temere, perché io sono con te.» (Geremia 1:7-8).
Allenare la fiducia (davvero!)
La fiducia cresce quando fai esperienza diretta di “ce la posso fare”. E con Gesù ce la facciamo. Parla con qualcuno di fiducia: spesso un punto di vista esterno ridimensiona ciò che sembra enorme. E soprattutto parla con Dio, porta a Lui le tue debolezze, le tue paure, le tue preoccupazioni ed Egli ti aiuterà. Dialoga con Gesù, chiediGli di aiutarti a migliorare (“Come posso migliorare questa parte?”), non un giudizio (“Sono bravo?”).
Non devi diventare “come gli altri”
Il paradosso è questo: più cerchi di essere all’altezza di un modello, più perdi contatto con ciò che ti rende davvero forte. La fiducia cresce quando allinei quello che fai con ciò che conta per te: interessi, valori, curiosità, non quando insegui un confronto infinito. Paolo, nella lettera ai Galati, ci ricorda che non ci serve vivere nel confronto costante: “ciascuno esamini l’opera propria, allora avrà modo di gloriarsi rispetto a sé stesso e non rispetto ad altri.” (Galati 6:4).

Sentirsi “non abbastanza” è un’esperienza piuttosto comune, soprattutto nella nostra epoca. Ma puoi trasformarla in carburante per migliorare, invece che in un freno. Passo dopo passo, prova dopo prova, la fiducia si costruisce. Soprattutto se riconosciamo che siamo limitati e non siamo bravi in tutto, ma Gesù è il nostro sostegno, la nostra forza e se ci conduce Lui non vacilleremo.
“Perché siamo opera sua…poiché è Lui ch’è la nostra pace.” (Efesini 2:10,14).
Ester Bilello



