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Ricostruire l’Autostima

 

Mefiboset s’inchinò profondamente e disse:
«Che cos’è il tuo servo, perché tu ti degni di guardare un cane morto come sono io?»
(2 Samuele 9:8)

 

Mefiboset: un nome complicato per un personaggio unico!

 

In questo versetto egli si trova di fronte al Re Davide in un momento molto delicato, che sicuramente non aiutava la sua autostima. Mefiboset era nipote di Saul, il precedente re che aveva cercato di uccidere Davide diverse volte, in un’epoca in cui sbarazzarsi fisicamente degli avversari politici era la norma. Suo padre Gionatan, un uomo giusto e leale, era morto per la follia del nonno, la sua famiglia era decaduta e distrutta.

 

Mefiboset era storpio dei piedi, ed era rimasto zoppo all’età di cinque anni per un incidente, quando la balia lo fece cadere durante la fuga in seguito alla morte del padre. Ora, dopo anni, Davide lo ha ritrovato, e lui non sa minimamente cosa passi per la testa del nuovo re, famoso per aver sconfitto tutti i suoi nemici.

 

Non ci deve sorprendere quindi se il pensiero personale pronunciato da quest’uomo non sia molto diverso dal concetto che molti hanno di sé stessi. Ciò che alcuni chiamano “autostima” a volte sembra solo un’illusione. Ci impegniamo a costruire un’immagine positiva di noi stessi rispetto al mondo che ci circonda e il confronto con gli altri a volte riesce ad aiutarci, ma altre volte distrugge l’idea che abbiamo. La continua ricerca di un equilibrio nella valutazione del proprio “io” oscilla tra quello che siamo, quello che vorremmo essere e quello che gli altri pensano di noi.

 

Il compito di trovare ed avere una sana autostima non è quindi semplice e Mefiboset lo sapeva bene.

 

A volte, nel difficile percorso di riuscire a trovare una buona autostima personale, piccole minacce possono minare le nostre certezze, i fallimenti di ogni genere mettono in dubbio le nostre competenze e il nostro valore, gli eventi riescono a farci dubitare di noi stessi e se viviamo momenti stressanti l’impotenza potrebbe risultare un grande pericolo. Nel brano che stiamo considerando notiamo che Mefiboset dovrà affrontare alcuni importanti gradini prima di arrivare a una guarigione del cuore e a una rivalutazione della sua personalità.

 

L’opinione degli altri

 

In 2 Samuele 9:3 leggiamo il rapporto fatto a Davide: «C’è ancora un figlio di Gionatan, storpio dei piedi».  Il giudizio degli altri si focalizza su quelli che sono i nostri difetti e problemi, il confronto non sempre ci vede vincitori e spesso riesce a destabilizzare la nostra autostima. Le parole possono ferire e determinare una crisi della nostra persona ma la differenza nel nostro atteggiamento si realizza quando riponiamo la nostra fiducia nella Persona giusta.

 

“…[Tende lacci] chi desidera la mia morte, dice cose cattive chi mi augura del male, e medita inganni tutto il giorno. Ma io mi comporto come un sordo che non ode, come un muto che non apre bocca. Sono come un uomo che non ascolta, nella cui bocca non ci sono parole per replicare. In te spero, o SIGNORE tu risponderai, o Signore, Dio mio”.

(Salmo 38:12-15)

 

Il nostro passato

 

Sempre nel rapporto di II Samuele 9:3 è scritto «C’è ancora un figlio di Gionatan, storpio dei piedi.». Essere nipote di Saul in quel periodo storico non era conveniente, il nostro passato non sempre ci permette di camminare a testa alta, gli eventi che hanno costruito noi stessi sono spesso complessi e a volte basta rievocarli per oscurare il nostro volto e frantumare l’autostima che nel corso degli anni abbiamo provato a costruire. Come Giobbe ci troviamo a gridare “Voglio dimenticare il mio lamento, abbandonare questa faccia triste, e stare allegro” (Giobbe 9:27). Ma una delle lezioni più grandi della Bibbia è che il nostro passato non è tutta la nostra storia, e Mefiboset lo scoprirà molto bene.

 

Le nostre ferite

 

In 2 Samuele 4:4 vediamo che «in questa sua fuga precipitosa il bambino cadde e rimase zoppo». Come Mefiboset ci troviamo a subire traumi che vanno perfino al di là della nostra volontà e delle nostre scelte. Non sempre gli eventi che ci troviamo a vivere sono di facile accettazione: malattie, lutti e altre situazioni difficili possono portarci ad una bassa autostima e quindi si rende necessario comprendere e accettare con fiducia il piano di Dio per la nostra vita, 

 

«Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto. Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.» (Genesi 45:4b-5).

 

La nostra valutazione distorta

 

Mefiboset è chiaro in 2 Samuele 9:8 «Che cos’è il tuo servo, perché tu ti degni di guardare un cane morto come sono io?». Sono diversi i motivi che hanno determinato la nostra autovalutazione, descriverci così può diventare un’arma pericolosa, e tale descrizione denota una scarsa autostima e un’eccessiva crudeltà verso noi stessi. La consapevolezza “che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene;” (Romani 7:18) non deve confondersi con il nostro valore come individui “Nel giorno che t’invocherò i miei nemici indietreggeranno. So che Dio è per me.” (Salmo 56:9).

 

La volontà di Dio

 

L’intento di Davide è chiaro in 2 Samuele 9:3 «C’è ancora qualcuno della casa di Saul al quale io possa far del bene per amore di Dio?».  Escludere il pensiero di Dio rischia di determinare uno squilibrio importante nel riconoscimento di sé stessi e nel valore che ci attribuiamo. L’autostima, infatti, può trovare il suo perfetto equilibrio quando è confrontata con la Parola di Dio. Dunque non riflettere sul pensiero che il Creatore ha di ognuno di noi ostacolerà una corretta autostima, “Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo, io do degli uomini al tuo posto, e dei popoli in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te” (Isaia 43:4).

 

Nella Bibbia vediamo come Dio abbia avuto a che fare sia con palloni gonfiati di un ego smisurato sia con personalità distrutte, riallineando la loro visione di sé stessi. Siamo stati creati a Sua immagine, siamo l’apice della Sua creazione e siamo oggetto del Suo amore … ma al tempo stesso siamo stati sfigurati dal peccato, riusciamo a toccare il fondo e disprezziamo il Suo amore. Gesù, come Davide, riesce a prendere delle esistenze in bancarotta e riabilitarle: Mefiboset passerà dall’oscurità della sua disperazione ad ospite d’onore alla tavola del Re. Gesù ti accetta così come sei e ti invita a scoprire la tua vera identità in Lui, trasformandoti radicalmente e dandoti un posto accanto a Lui per l’eternità.

 

Non importa quello che gli altri dicono di te, non importa il passato che hai avuto e le ferite che hai ricevuto, non importa neanche quello che tu pensi di te, ma ti incoraggiamo a cercare Colui che ci conosce più noi stessi e vuole il nostro bene, quello che Davide stesso esalta cantando: “La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci.” (Salmo 139:6).

 

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