Una domanda impegnativa, vero? E anche un po’ imbarazzante. Forse la stai custodendo dentro di te senza esporti con nessuno – in particolare con gli adulti – per il timore di non essere compreso o, peggio, di essere giudicato. Rispondere a quest’interrogativo, però, è di vitale importanza, in quanto c’è di mezzo non solo il tuo presente, il che non è poco, ma anche e soprattutto il tuo futuro eterno. Ecco perché vogliamo parlarne, confidandoti a cuore aperto che non sei l’unico a esserti posto questo problema: è successo anche a noi, ma quando abbiamo ricevuto dal Signore la certezza della salvezza, la nostra intera esistenza ha preso una svolta meravigliosa! Ti invitiamo, perciò, a riflettere con noi su tre aspetti fondamentali…
Può essere salvato soltanto chi ha riconosciuto di essere, per dirla con un termine biblico, ‘perduto’ (Luca 15:32). Sembra ovvio, giusto? Non andrai dal medico, ad esempio, se non avrai il sentore che c’è qualcosa che non va nella tua salute. E non cercherai qualcuno che ti dia lezioni di Matematica se non avrai ammesso con onestà che da solo non ce la puoi fare. Con la salvezza funziona esattamente così: per riceverla, devi realizzare che ne hai bisogno, e con estrema urgenza. E per sapere che ne hai bisogno, devi scoprire, alla luce della Parola di Dio, come Lui vede la questione.
Sull’argomento la Bibbia è molto chiara: «(…) non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Romani 3:22-23). Il problema, dunque, è il peccato, di cui troviamo una definizione che non lascia spazio a equivoci in 1 Giovanni 3:4: «Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge».
Nel sentir parlare di violazione della legge, probabilmente starai pensando a chi ruba o uccide o a chi guida un’auto a folle velocità dopo aver assunto sostanze stupefacenti… E magari starai considerando che tu non sei così e non fai cose del genere, e che quindi il peccato non è affare tuo.
Non intendiamo in alcun modo offenderti, ma abbiamo il dovere di annunciarti la verità come la Parola di Dio ce la insegna: «Non c’è nessun giusto, neppure uno» (Romani 3:10). E sai perché agli occhi di Dio nessuno può essere giusto? Perché i Suoi parametri di giustizia sono infinitamente più alti dei nostri! Di Lui lo scrittore del Salmo 92 poteva dire: «(…) il Signore è giusto; egli è la mia ròcca, e non v’è ingiustizia in lui» (Salmo 92:15).
Se siamo sinceri, dovremo confessare che riguardo a noi non ci si può certo esprimere così. Basta leggere i dieci comandamenti (Esodo 20:2-17), che fanno parte della legge di Dio, per concludere che gli standard del Signore sono inarrivabili per noi: anche chi non ruba né uccide né commette adulterio, infatti, almeno qualche volta può essersi comportato in maniera poco rispettosa verso i genitori, trasgredendo il quinto comandamento, «Onora tuo padre e tua madre» (Esodo 20:12), o aver desiderato i beni altrui, contravvenendo all’ultimo comandamento, «Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo» (Esodo 20:17).
Insomma, c’è poco da girarci attorno: nessuno di noi è immune dal peccato, anzi tutti, ma proprio tutti, «siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco» (Isaia 64:6). E non importa se le nostre mancanze sono classificate dagli altri come gravi o lievi: tutte, infatti, offendono la santità di Dio e ci fanno fallire il bersaglio. In fondo, anche a scuola è così: in una materia, a fine anno, puoi avere la media del 3 o quella, meno catastrofica, del 5, ma in entrambi i casi l’esito sarà insufficiente. Se, però, a scuola la conseguenza delle lacune non colmate è un debito o una bocciatura, a cui comunque, con il dovuto impegno, si può rimediare, ben più grave è l’effetto del peccato: «(…) il salario del peccato è la morte» (Romani 6:23). Il salario del peccato, ovvero ciò che si guadagna peccando, è la morte, intesa come separazione eterna da Dio, il Quale, nella Sua santità, non può tollerare il peccato.
Se il tuo cuore, per l’opera dello Spirito Santo, è stato convinto di tale realtà (Giovanni 16:8-11), senz’altro ti senti in crisi… Ma sappi che la consapevolezza profonda di questa verità così amara è il primo, irrinunciabile passo verso la salvezza.
Conosci il proverbio «A mali estremi, estremi rimedi»? Beh, lo potremmo applicare anche al disegno divino della salvezza. Per rimediare al male estremo prodotto dal peccato – la morte eterna del peccatore –, Dio ha infatti procurato un rimedio, l’unico possibile, altrettanto estremo: la morte di Suo Figlio Gesù, il Quale, pur essendo perfettamente giusto, si è caricato del peccato di tutti noi e si è sostituito a noi morendo sulla croce. E non soltanto Gesù è morto, ma, per donarci una vita di eterna comunione con il Padre, è risuscitato, vincendo la morte: «Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito» (1 Pietro 3:18). È solo grazie al sacrificio di Gesù che il versetto citato prima, «(…) il salario del peccato è la morte», può continuare così: «ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore»!
A questo punto potresti affermare che quello che ti abbiamo appena ricordato lo sai già, che hai sentito raccontare la storia di Gesù fin da quando eri bambino. Ma in che modo la storia di Gesù può cambiare la tua storia, oggi e per l’eternità? È una questione di… cuore. Ed è anche una questione di… bocca. Cuore e bocca, infatti, sono entrambi coinvolti nel glorioso piano di Dio per la tua salvezza. Gesù ha fatto tutto il necessario per salvarti, ma c’è qualcosa che devi fare tu per appropriarti della salvezza: «(…) se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati» (Romani 10:9,10).
Credere con il cuore nell’opera di Cristo è ben diverso dall’essere mentalmente convinti che Lui è storicamente esistito o che i Suoi insegnamenti e le Sue azioni sono meritevoli di stima e di considerazione. Credere con il cuore significa che la parte più profonda di te ha realizzato, in virtù del lavoro prezioso dello Spirito Santo, che Cristo ha pagato il prezzo che tu avresti dovuto pagare, e che grazie a Lui, dopo averGli confessato i tuoi peccati, sei perdonato e finalmente libero dal dominio del peccato. Questa certezza, che niente e nessuno potranno scalfire, ti porterà a proclamare senza vergogna con la tua bocca che Gesù ti ha salvato e che Lui è il tuo Signore.
Potresti anche essere per natura piuttosto timido e introverso, ma confessare Gesù come tuo Salvatore e Signore sarà la conseguenza, per così dire, naturale dell’opera soprannaturale che Lui ha compiuto in te. La domanda che adesso devi porti è dunque questa: «Ho accettato il rimedio provveduto da Dio per la mia salvezza, credendo con il cuore in Cristo e confessandoLo come mio Salvatore e Signore anche con la mia bocca?». Se la risposta è no, non lasciar passare altro tempo: chiedi oggi stesso a Dio di farti sperimentare la salvezza in Gesù!
La salvezza non ha nulla a che vedere con l’emozione di un momento, destinata a svanire a contatto con la realtà, né con uno stato di estasi mistica che ci fa ‘camminare sulle nuvole’. Al contrario, la salvezza rivoluziona la nostra quotidianità!
Un cuore che ha gustato il perdono di Dio e che ha accolto Gesù come Salvatore è un cuore pieno di una pace umanamente inspiegabile: «Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore» (Romani 5:1). Non si tratta della pace che puoi provare, ad esempio, al pensiero delle vacanze estive o quando tutto sembra filare liscio. È la pace di chi sa di essere stato reso giusto dal sacrificio dell’unico Giusto e di poter riposare nell’amore del Padre anche in mezzo alle difficoltà della vita.
Un cuore salvato è pervaso da una gioia speciale: la gioia della salvezza. Come la pace divina, anche la gioia della salvezza trova le sue radici non nelle circostanze favorevoli – quali un successo scolastico, una promozione lavorativa o un sentimento d’amore corrisposto –, bensì nella gratitudine verso Colui che non ci ha condannato come meritavamo, ma ha cancellato i nostri peccati: «Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno!» (Salmo 32:1,2).
E, anche se cadiamo nel peccato, possiamo correre ai piedi del Signore per implorare il Suo perdono e chiederGli, come ha fatto il re Davide: «Rendimi la gioia della tua salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga» (Salmo 51:12).
Un cuore trasformato dalla grazia divina… si vede! Come? Attraverso i ‘frutti’ pratici che manifestano il suo cambiamento. Ricordi Zaccheo? Faceva l’esattore delle tasse per conto dei Romani e già per questo non doveva essere molto amato dai propri concittadini; in più, abbiamo ragione di pensare che approfittasse della propria posizione per ottenere dei guadagni illeciti. Quando Gesù entrò in casa sua, portandovi salvezza, Zaccheo «si fece avanti e disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo”» (Luca 19:8).
Se la salvezza è ‘entrata’ nella tua vita, te ne accorgerai tu, ma se ne accorgeranno anche gli altri, a partire da quelli che ti sono più vicini: la tua famiglia, i tuoi compagni di scuola o colleghi di lavoro, i tuoi amici… In te sarà evidente il frutto dello Spirito, che è «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo» (Galati 5:22) e che avrai la responsabilità di custodire e far crescere ogni giorno attraverso la tua comunione con Dio. Questo frutto parlerà non meno delle tue parole!
Ti lasciamo, dunque, suggerendoti due domande: «Sto vivendo la pace e la gioia della salvezza?»; «I frutti della salvezza si vedono nella mia vita?». Mentre ti interroghi, prega il Signore di aiutarti a fare luce sulla reale condizione del tuo cuore. Lui è accanto a te non per giudicarti, ma per condurti alla salvezza, perché questo è il Suo progetto d’amore per la tua vita. Dio ti benedica!
Valeria Mangraviti
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