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Delusioni e fallimenti (anche nella vita cristiana!)

 

Azioni e reazioni che fanno la differenza

 

Questo è uno degli argomenti che ci sono stati suggeriti attraverso il form dei contatti del sito (che ti invitiamo ad usare!) e che trattiamo volentieri , consapevoli di quanto queste riflessioni potranno aiutare qualcuno che ha bisogno di superare una delusione o un fallimento.

 

Partiamo da una prima distinzione: che differenza c’è tra delusione e fallimento?

 

Le delusioni derivano essenzialmente dal modo in cui reagiamo agli errori degli altri mentre i fallimenti, in genere, hanno a che fare con i nostri errori. Essere delusi significa essere ingannati nelle aspettative, nella speranza, nella fiducia . La delusione risulta, in qualche modo, come una beffa, una presa in giro.

 

Anche i fallimenti, hanno a che fare con l’inganno; questa volta però non subiamo un inganno da altri, ma siamo ingannati da noi stessi.

 

Delusioni: cosa ci dice la Bibbia?

 

Proviamo l’amarezza della delusione quando ci fidiamo di qualcuno, quando coltiviamo una certa aspettativa. Più elevata è l’aspettativa, più grande è la delusione. Ci deludono le persone a cui siamo legati, che stimiamo, sulle quali ci appoggiamo. Quella della delusione è un’esperienza a cui, purtroppo, dobbiamo abituarci.

 

Nella Bibbia ci sono diversi esempi di persone deluse: Giuseppe è stato deluso dalla cattiveria dei fratelli; Davide dal tradimento del figlio Absalom; Abraamo dall’opportunismo del nipote Lot; Giacobbe dall’inganno del suocero; Mosè è stato deluso dal pettegolezzo della sorella Miriam, del fratello Aaronne e dalle accuse degli Israeliti, proprio le persone a cui stava dedicando la propria vita! Anche Paolo è stato deluso da tante persone, dall’egoismo dei Romani, dall’incoerenza di Pietro, dall’incostanza dei Galati, dalla complicità e dall’infantilismo dei Corinzi e potremmo continuare con tanti altri esempi.

 

Notiamo purtroppo come questi personaggi biblici (insieme con tanti altri) siano stati “traditi” proprio da persone di cui si fidavano, su cui contavano, e alle quali erano legati a livello affettivo.

 

Come reagire quando si resta delusi?

 

1. Lascia che Dio ti consoli.
Nessuno può consolare il nostro cuore come fa il Signore (2 Tessalonicesi 2:16, 17). Aprirsi a Lui ci aiuterà a non diventare chiusi e diffidenti, a seguito di una delusione.

 

2. Perdona chi ti ha deluso e sii disposto a dargli un’altra opportunità
Accetta il fatto che “manchiamo tutti in molte cose” (Giacomo 3:2). Nessuno è perfetto, come leggiamo in quest’ultimo versetto: non dimentichiamolo, non tanto per giustificare noi stessi quando sbagliamo, ma per superare la delusione. I credenti della chiesa di Corinto, dopo aver profondamente deluso Paolo, lo hanno reso fiero di loro (2 Corinzi 7:14) e l’apostolo è stato disposto, anzi felice di riconoscerlo.

 

3. Considera che soltanto Dio non ti deluderà!
Questa è la cosa in assoluto più importante da ricordare: tutti possono deludere, solo il Signore non ci deluderà mai (Romani 9:33; 10:11; Salmo 34:5).

 

Fallimenti: cosa ci dice la Bibbia?

 

Dice tanto, anche in questo caso. Consideriamo insieme alcuni uomini nella Parola di Dio che falliscono e il motivo per cui questo accade. Mosè fallisce perché, messo sotto pressione dal popolo d’Israele, cede e rovina tutto.

 

Davide si fa prendere dalla pigrizia e preferisce lucidare i propri trofei anziché andare a fare il suo dovere di re. Saul fallisce perché comincia a fare la volontà di Dio ma poi si ferma (il che equivale a disubbidire). Pietro fallisce perché dà troppa importanza all’opinione pubblica. Giovanni Marco fallisce probabilmente per paura di non essere all’altezza del compito che il Signore gli ha affidato. Dietro al fallimento di Giona, invece, c’è un problema: Dio non è d’accordo con lui(!). La chiesa di Efeso fallisce perché mette in secondo piano lo scopo stesso della vita dei propri membri: amare Dio!

 

Come reagire quando ti rendi conto di aver fallito?

 

1. Rifletti sul tuo fallimento.
Quando sbagliamo abbiamo un’occasione unica di esaminare noi stessi. Possiamo riflettere sulla nostra conversione, forse, sul nostro carattere sicuramente, sulla nostra maturità spirituale, sui nostri obiettivi e sui mezzi che usiamo per raggiungerli (Salmo 139:23, 24)

 

2. Impara dal tuo fallimento.
Impara dagli errori degli altri, ma soprattutto rifletti sui tuoi, per non deludere a tua volta (quante volte ci soffermiamo su quanto siamo delusi, e non su quanto siamo deludenti!). Non finire, però, nella trappola della paura di non riprovarci, per non sbagliare, come fece il servitore nella parabola (Matteo 25:25). Wayne Gretzky, il campione canadese di hockey su ghiaccio, ha osservato che sbagliamo il 100% dei tiri che non facciamo! Famosa la risposta di Thomas Edison che perfezionò la lampadina ad un giornalista che gli faceva notare che ha dovuto fare duemila tentativi per inventare la lampadina: “Ho trovato semplicemente millenovecentonovantanove modi su come non va fatta una lampadina!”.

 

3. Non fare del tuo fallimento il tuo capolinea.
Fallire significa deludere qualcuno. Possiamo deludere Dio (il peggior fallimento!), chi si fida di noi e crede nelle nostre potenzialità, oppure noi stessi, dimostrando ad esempio di non essere all’altezza di una certa situazione. Alcune volte deludiamo contemporaneamente Dio, gli altri e noi stessi! Quando accade, non chiudiamoci nel ripostiglio della frustrazione.
Nessun fallimento è irrimediabile, se c’è ravvedimento. Se sei caduto, rialzati: il Signore ti tende la mano! (Michea 7:8; Salmi 145:14). Reagisci, ricevi il perdono di Dio per mezzo di Cristo, e vai avanti!

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