“[…] sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” 1 Re 19:10b
La parola “solitudine” ha un duplice significato: da un lato esprime la condizione, oggettiva e ben visibile a chiunque, di chi è solo dal punto di vista materiale e/o affettivo; dall’altro, però, è un termine che può essere utilizzato anche per esprimere una condizione interna per nulla visibile agli occhi esterni. Non sempre chi è solo si sente solo e non è detto che chi è sempre circondato da persone si senta in compagnia. La solitudine non sempre è un male ma può diventare una fonte di sofferenza quando si viene esclusi o gli altri si allontanano.
Una ricerca condotta Meta-Gallup in 140 paesi ha rilevato che quasi 1 adulto su 4 si sente solo e che i più alti tassi di solitudine si riscontrano tra i giovani adulti in età compresa tra i 19 e i 29 anni; gli over 65, invece, sembrano stare meglio, con una percentuale di vissuti di solitudine che si assesta al 17%. Questo dimostra – diversamente da quanto spesso si crede – che sentirsi soli non è qualcosa che appartiene necessariamente alla fase dell’invecchiamento, ma è un’esperienza che può colpire chiunque.
La psicologia insegna che tutto inizia con una serie di sensazioni quali il distacco dagli altri, il non sentirsi compresi, l’idea di essere diversi e incompatibili con il resto del mondo da cui conseguono azioni come la disconnessione e il ritiro sociale. Alcuni tratti caratteriali come la timidezza, l’introversione o una tendenza a sentirsi tristi possono portare a isolarsi in modo volontario, percependo la solitudine come luogo di protezione e rifugio. Il processo di isolamento può essere determinato da vari fattori: traumi passati, lutti significativi, rifiuti o abbandoni subìti, oppure disturbi d’ansia sociale o di depressione. In ogni caso, tutti questi fattori rendono difficile interagire con gli altri o intraprendere relazioni di valore.
È importante sottolineare che la solitudine non è necessariamente legata alla presenza o all’assenza fisica delle persone, ma riguarda piuttosto la qualità delle relazioni e delle connessioni che si hanno con gli altri. I sintomi possono inoltre variare da persona a persona, ma esistono comunque alcuni segnali comuni che possono indicare la presenza di questa condizione emotiva:
Sempre secondo la psicologia, è possibile uscire da questa condizione ricercando connessioni sociali significative e costruendo relazioni positive. Esistono, in questo senso, molte risorse e professionisti disponibili ma anche attività di gruppo, hobby condivisi, supporto sociale e consulenze professionali in grado di aiutare le persone a superare la solitudine e a stabilire connessioni più significative con gli altri.
La solitudine non è un sentimento fuori dal comune nella Bibbia. Elia si sentiva solo dopo aver dato prova della potenza del suo Dio e aver compiuto un miracolo (1 Re 19:1-10), Davide parla di questo sentimento in uno dei suoi Salmi (Salmo 25:16) e perfino Paolo, dopo aver passato una vita intera al servizio di Dio e degli altri, si è sentito solo (2 lettera a Timoteo 4:9-11). Questo sentimento è molto comune anche tra i servi di Dio e spesso non è solo una sensazione, ma una realtà oggettiva.
Durante la vita può succedere di ritrovarsi da soli ed è reale anche la possibilità che questa solitudine sia causata da ciò in cui crediamo: gli altri possono escluderci e lasciarci soli, purtroppo non c’è niente di strano in questo. Molti ragazzi giovani che hanno deciso di seguire Gesù riscontrano questo problema e soffrono di questa condizione su cui non hanno potere. Se sei un ragazzo credente, sappi che non sei solo: se decidi di seguire Dio certamente non incontrerai il favore di tutti e potrebbe capitarti di essere messo da parte a causa della tua fede e delle scelte che essa comporta.
Anche Gesù ha provato la solitudine: quando è stato colto da “angoscia mortale” nel giardino del Getsemani e ha chiesto ai suoi discepoli, i suoi amici più intimi, di pregare con lui e per lui, essi si sono addormentati e lo hanno abbandonato alla sua angoscia. Non una volta sola, ma tre. Quindi la solitudine è un sentimento che Gesù conosce bene e sul quale può comprenderti.
Non è esattamente questo il punto; infatti, è possibile che, nonostante le tue preghiere sincere sulla tua sofferenza a causa della solitudine, tu non veda miglioramenti. Questo accade perché nel momento in cui Dio rigenera completamente la tua natura umana dal peccato e ti dona una nuova vita in Lui completamente posta al Suo servizio, è plausibile che le persone intorno a te che non conoscono questa realtà possano sentirti distante, diverso da loro. E, in effetti, non è una sensazione sbagliata: tu sei diverso nei tuoi atteggiamenti e nelle tue scelte, anche i tuoi interessi cambiano e non rispecchiano più quelli dei tuoi coetanei. Questo non significa che sei assolutamente incompatibile con i tuoi amici o con i tuoi compagni di classe (quasi come se ti fossi trasformato in un alieno!), ma è innegabile constatare che ciò che interessa a loro non interessa più te perché Gesù ha iniziato a cambiare il tuo cuore.
Assolutamente no. È vero che molti non capiranno il tuo comportamento e te lo faranno comprendere allontanandosi o escludendoti, ma è altrettanto vero che la tua decisione potrebbe incuriosire qualcun’altro e indurlo a farti delle domande. In questo caso ti ritroveresti a parlare di Gesù ai tuoi amici e ai tuoi compagni di classe e mostreresti loro una via che fino a quel momento non avevano mai considerato. Potresti farti portavoce di Gesù fra i ragazzi come te che stanno cercando risposte alle loro necessità, materiali e spirituali.
Quindi, per concludere, è importante che tu non ti sconvolga se la maggioranza delle persone che conosci si allontaneranno da te per la scelta di fede che hai fatto, ed è anche importante che tu stesso non decida di isolarti per questo motivo. Resta saldo nella promessa che Gesù si prenderà cura di te e della tua vita e ricorda che puoi essere uno stimolo per chi ti sta intorno: l’età non conta quando si tratta di fede e tu, con la tua scelta per Cristo, puoi essere un meraviglioso esempio. Chiunque ti guarderà non vedrà più un ragazzo o una ragazza qualunque, ma nei tuoi occhi risplenderà la luce di Dio che vive in te!
“Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?”
Lettera ai Romani 8:31
Lucrezia Patruno
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