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La liberazione più importante

 

Il 25 aprile costituisce una festa nazionale della Repubblica Italiana in cui si ricorda la liberazione dell’Italia dal regime nazifascista; proprio per questo, è conosciuta come “Festa della Liberazione”. Il 25 aprile del 1945 iniziò quella fase di insurrezione generale che portò il 3 maggio alla resa finale di tutti i residui presidi fascisti e/o nazisti ancora presenti in Italia.

 

La liberazione costituisce un momento simbolico importante nella storia del nostro paese, perché fine a cinque anni di guerra e a vent’anni di dittatura fascista; costituisce l’apice dell’azione militare comunemente nota come “resistenza” da parte dei partigiani ma allo stesso tempo sancisce l’inizio di un’azione di governo che si concretizzerà piano piano nella Repubblica, attraverso il referendum del 2 giugno 1946 che portarono gli italiani a scegliere tra monarchia e repubblica e della successiva affermazione della Repubblica Italiana certificata poco dopo per mezzo della Costituzione.

 

La persecuzione dei pentecostali durante (e dopo) il fascismo

 

Soprattutto le generazioni più giovani spesso non sanno che durante il fascismo, oltre agli oppositori politici e agli ebrei presenti in Italia, altre minoranze subirono la persecuzione, tra cui i credenti cristiani di fede pentecostale.

 

Si trattava dei nostri “nonni” spirituali; alcune migliaia di credenti, presenti in particolare al Centro e al Sud, che erano stati raggiunti dal messaggio evangelico pentecostale trasmesso dagli emigranti ritornati nei loro paesi d’origine, dopo la significativa esperienza del “risveglio” realizzata negli Stati Uniti nei primissimi anni del ‘900, e successivamente anche in America Latina, in cui i credenti avevano sperimentato personalmente la promessa del battesimo nello Spirito Santo descritta in Atti 2 e preannunciata dal profeta Gioele:

 

“Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.”  (Atti 2:4)

 

Quanto era stato sperimentato da questi credenti era stato talmente sorprendente e travolgente da spingerli a tornare in patria per condividerlo con i propri compaesani, iniziando proprio dai familiari più stretti (anche nella famiglia di mio padre la testimonianza pentecostale giunse in questa maniera).

 

L’entusiasmo di questi uomini e di queste donne fu tale che il movimento pentecostale iniziò ad espandersi in maniera esponenziale nel nostro paese e ciò mise in allarme i vertici della Chiesa Cattolica di allora. Il governo fascista (forse anche su sollecitazione della stessa Chiesa cattolica), in data  9 aprile 1935 emanò la Circolare “Buffarini Guidi” (dall’omonimo sottosegretario agli Interni), che di fatto vietava le riunioni di culto, che vennero definite “pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza”.

 

Tale circolare, come giustamente sottolinea lo storico Giorgio Rochat, costituisce un importante documento anche dal punto di vista storico, in quanto per la prima volta un documento ufficiale dello Stato fascista parlava esplicitamente del concetto di “razza”; essa costituisce quindi il primo passo verso la promulgazione delle leggi razziali del 1938, destinate principalmente agli Ebrei.

 

La Circolare Buffarini Guidi in realtà non vietava espressamente di professare la fede pentecostale ma andava a reprimere i modi in cui si manifestava il culto. Di certo però causò non pochi problemi ai credenti dell’epoca, che subirono una vera e propria discriminazione, tanto da essere definiti in tono dispregiativo “tremolanti” (anche alcuni esponenti del mondo scientifico di allora arrivarono a definire i culti pentecostali, a cui parteciparono di nascosto, una minaccia per la salute psicofisica dei partecipanti); vi furono infatti locali di culto che vennero chiusi, denunce, arresti e condanne, molti credenti finirono al confino e, in alcuni casi, deportati nei campi di concentramento.

 

Ma tutto questo non fermò l’avanzata della testimonianza pentecostale, i credenti perseguitati rividero nella propria condizione quanto vissuto dai cristiani durante le persecuzioni dell’era apostolica e, nonostante tutto, trassero nuova forza e nuova linfa per raggiungere tantissime nuove località.

 

Neppure lo sbarco degli alleati avvenuto il 10 luglio del 1943 pose fine a questa condizione, la Circolare Buffarini Guidi rimase infatti in vigore anche dopo la proclamazione della Repubblica. I credenti di fede pentecostale continuarono a lottare per salvaguardare la loro fede e gradualmente anche la magistratura iniziò a rendersi conto del problema, assolvendo nella maggior parte dei casi i credenti denunciati. Occorrerà attendere il 16 aprile 1955 affinchè il Ministero degli Interni possa dichiarare definitivamente revocata la Circolare Buffarini Guidi.

 

Interessante osservare cosa afferma il giurista e storico Giorgio Peyrot al riguardo:

 

La causa prima che determinò, in linea di fatto, la caduta delle intolleranti disposizioni contro i pentecostali va ricercata nella tenacia con cui essi stessi resistettero ad ogni atto di violenza compiuto nei loro riguardi, continuando a svolgere anche in forma associata la loro normale attività religiosa. Fu questo atteggiamento che consentì alla magistratura di riconoscere la legittimità delle loro attività religiose e la illegalità dei provvedimenti che le autorità locali prendevano contro di essi.

 

Questa constatazione dello storico mi fa pensare alle parole di quello che è definito l’inno di vittoria dei credenti che troviamo in Romani 8:

 

“Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (Romani 8:31-35)

 

Grazie alla fede, al coraggio e alla perseveranza di questi nonni spirituali, oggi noi possiamo godere la piena libertà di culto tenendo riunioni nei nostri locali, andando nelle piazze ad evangelizzare, raggiungendo ospedali e luoghi di detenzione per distribuire centinaia di copie delle Sacre Scritture e della letteratura cristiana.

 

Ma ho una domanda per me e per te quest’oggi: stiamo sfruttando al meglio la libertà di cui oggi godiamo? Stiamo facendo tutto il possibile affinché i sacrifici sopportati da coloro che ci hanno anticipato nel cammino di fede possano trasformarsi oggi in frutti?

 

Credo che tutti noi possiamo e dobbiamo fare di più, considerando anche che la libertà di culto che abbiamo conquistato nel nostro Paese oggi ancora non è una realtà in tanti paesi del mondo, e anche in questo momento in cui vi scrivo tanti credenti soffrono la persecuzione, si riuniscono di nascosto, vengono arrestati e uccisi. Dio ci aiuti a sapere apprezzare quanto Dio ci ha donato generosamente nel corso degli anni.

 

La liberazione dalla tirannia del peccato

 

Alla luce di quanto detto fin qui, tutti noi dovremmo avvertire in maniera pressante la responsabilità di condividere il Vangelo con tutti quelli che non lo conoscono.

 

Nella nostra nazione stiamo vivendo un periodo molto complesso ma comunque propizio all’annuncio del messaggio di Gesù; sappiamo per esperienza che a volte le difficoltà spingono anche i cuori più refrattari ad avvicinarsi al messaggio di Cristo nella ricerca di speranza e di dare finalmente un senso a questa esistenza terrena così martoriata.

 

La pandemia che ci accompagna da oltre due anni, e la guerra che si sta consumando a pochi chilometri dai nostri confini hanno contribuito a diffondere paura e incertezza nel futuro.

 

Siamo noi che abbiamo a disposizione il messaggio adatto a colmare quel vuoto, quella Parola in grado di rompere ogni catena e liberare dalla tirannia del peccato e dall’oppressione del nemico, perché solo chi accetta Gesù Cristo come personale Salvatore può sentirsi veramente libero:

 

“Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù”  (Romani 8:1)

 

Per la Chiesa del Signore si prospetta sicuramente un futuro non semplice e impegnativo, ma che allo stesso tempo rappresenta una grande opportunità per raggiungere i cuori di tante persone che Dio vuole salvare.

 

Gesù ha già vinto, e anche tu, se ancora non ti senti libero, puoi vincere insieme a Lui se Gli affidi la tua vita con fiducia e riconosci che hai bisogno di Lui. Dio ti benedica!

 

“Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:37-39).

Marco Arata

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