Spirito&Vita

Incoscienza o Fede?

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Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione.
(Ebrei 11:17-19)

 

“Incosciente!” Quante volte ce l’hanno detto. A torto o a ragione, pronunciano questa frase nei nostri confronti o ci raccontano di qualcuno che ha rischiato troppo. Noi ascoltiamo, ma non ci facciamo molto caso, mentre continuiamo a spingere sull’acceleratore che tocca quasi i 200, accettiamo continuamente delle sfide online in cui rischiamo anche la vita o aggiungiamo una nuova rata da pagare ad un elenco già abbastanza lungo.

 

Incoscienza: autentica o razionale?

 

Il concetto di incoscienza viene spesso associato alla non conoscenza: si dice, ad esempio, che i bambini non fanno le cose con cattiveria intenzionale perché non hanno la “coscienza del bene e del male”. Quando Dio creò l’uomo, infatti, egli era puro, tanto che Adamo ed Eva “erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna” (Genesi 2:25). Questo stato di cose sarebbe stato mantenuto a una condizione: Dio aveva raccomandato loro di non mangiare dall’albero “della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2:17).

 

Adamo ed Eva si accorsero della loro nudità proprio quando, disubbidendo a Dio, mangiarono il frutto che era stato loro proibito: “Dio disse: Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dellalbero?” (Genesi 3:11). Subentrarono, allora, il senso del pudore e la cosiddetta “malizia”.

 

A volte, quindi, si è incoscienti perché inconsapevoli. In altre circostanze, invece, si è incoscienti perché privi – in alcuni casi temporaneamente – dei sensi: se qualcuno si trova in circostanze simili, si dice che vive uno “stato di incoscienza”. Diventa rischioso, però, quando, pur conoscendo le conseguenze di ciò che stiamo facendo, proseguiamo per la strada di una scelta che può portarci ad un pericolo, addirittura alla morte… Questa è incoscienza autentica!

 

Incoscienza “reale”

 

Ad esempio, quale iniziativa è più incosciente che quella di ribellarsi ad un re? Un monarca con cui, tra l’altro, non si può ragionare più di tanto. Eppure, è successo! “Il re Nabucodonosor fece una statua d’oro”, alta circa trenta metri e larga tre, aggiungendo un perentorio ordine: “Chi non si inchina per adorare, sarà immediatamente gettato in una fornace ardente” (Daniele 3:1,6).

 

Tre giovani ebrei, oseremmo dire, incoscienti decisero, in maniera sorprendente, di non rispettare il decreto. La reazione del re, ovviamente, non si fece attendere. Chiamò quei giovani e li mise davanti ad una scelta: o in ginocchio davanti alla statua o distesi – e legati – in una fornace.

 

Sempre più a sorpresa, però, questi ragazzi “risposero al re: «O Nabucodonosor … il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re. Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non adoreremo la statua d’oro che tu hai fatto erigere»” (Daniele 3:16-18).

 

Possiamo immaginare lo sdegno di questo re, che mantenne fede alla sua parola, prese “i rivoluzionari” e li fece gettare nella fornace; quei tre giovani, nella piega più disperata della loro situazione, trovarono un miracoloso aiuto, visibile a tutti: “Eppure», disse ancora il re, «io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio degli dèi. Nabucodonosor si avvicinò alla bocca della fornace ardente e disse: «Sadrac, Mesac, Abed-Nego, servi del Dio altissimo, venite fuori!». E Sadrac, Mesac e Abed-Nego uscirono dal fuoco” (Daniele 3:24-26).

 

La fede incrollabile di questi tre uomini portò Dio non solo ad operare una liberazione miracolosa ma a farlo addirittura di persona, visto che scese nel fuoco insieme a loro. Questo gesto così apparentemente incosciente spinse il re a glorificare Dio e a premiare questi giovani.

 

Incoscienza ubbidiente

 

Se ribellarsi ad un sovrano può essere un’incoscienza tollerabile, come si può essere così incoscienti da uccidere il proprio figlio?

 

Abraamo è stato un padre “incosciente” perché ha, in un certo senso, ucciso suo figlio. Non lo ha fatto in senso letterale, ma comunque è stato visto su un altare con un coltello in mano, pronto a fare della sua discendenza un olocausto. Dopo aver aspettato venticinque anni, la famiglia del patriarca aveva accolto Isacco, il figlio della promessa, il quale, però, dopo qualche anno, fu richiesto da Dio come sacrificio: “Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo! Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto” (Genesi 22:1,2).

 

In maniera quasi meccanica, silenziosa ed ubbidiente, Abraamo si adoperò per compiere quello che Dio gli aveva chiesto.

 

Partì con i suoi servi e, dopo aver preparato tutto l’occorrente per il sacrificio, “Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo».” (Genesi 22:9-14).

 

Abraamo col coltello in mano ha agito da vero incosciente. O forse no. Perché nella storia c’è un dettaglio che non va trascurato: “Il terzo giorno Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi»” (Genesi 22:4,5). Notato niente di strano? Il patriarca si esprime al plurale, includendo anche suo figlio nel ritorno; quindi, più che incoscienza, in queste parole possiamo scorgere la fede silenziosa ma stabile di questuomo che non vacillò neanche davanti ad una richiesta così strana di un gesto così estremo, perché sapeva che Colui che gli aveva promesso una discendenza è fedele!

 

Un pastore, a proposito di questo episodio, una volta disse: “Abraamo non ha sacrificato suo figlio, ma l’ha offerto”, e Isacco non è risuscitato fisicamente, ma leggiamo che suo padre l’ha riavuto “come per una specie di risurrezione” (Ebrei 11:19).

 

L’Amore che supera ogni incoscienza!

 

Se Abraamo fu pronto ad offrire suo figlio Isacco, ancor di più ha fatto Dio che ci ha donato Suo Figlio, Gesù, per darci una possibilità di salvezza: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

 

 

Come si è detto, l’azione dei tre amici di Daniele o quella di Abraamo a prima vista potrebbe essere giudicata come incoscienza: in realtà era espressione di autentica fede.

 

Può essere incoscienza anche quella di chi non è in grado di prevedere ciò a cui andrà incontro, o un’azione dovuta ad una temporanea perdita dei sensi. Ma non è questo il caso di Dio.

Egli, infatti, è l’Onnisciente, ed il sacrificio di Cristo era stato predisposto addirittura “prima della fondazione del mondo” (1 Pietro 1:20). E non c’è stata alcuna perdita temporanea di sensi, perché Dio è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8). La straordinaria azione, consapevole e – soprattutto – gloriosa del Signore si manifesta nel fatto che proprio “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8).

 

LAmore di Dio supera ogni barriera, ogni limite, ogni tipo di coscienza e conoscenza, ogni razionalità! Questo amore ci rende coraggiosi nell’essere talvolta incoscienti, come quei giovani contro il loro re, come Abraamo con suo figlio, e come tanti altri uomini e donne, protagonisti di episodi in cui possiamo vedere unapparente incoscienza che mostra invece una fede radicata ed incrollabile nel Dio eterno!

 

Il sacrificio di Gesù è stato il dono più grande che il Padre ha fatto all’umanità per salvarla. A conti fatti, non credi che la vera incoscienza sia conoscere Dio e, nonostante ciò, non fare nulla per farLo entrare nel proprio cuore?

Emilio Sabatelli

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