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Pericolo Disconnessione: La Prova del Trovarsi da Soli

 

Come equipaggiare i giovani ad affrontare le sfide più grandi, quelle che hanno davanti nel quotidiano, quando sono da soli al di fuori delle quattro mura della chiesa?

 

IMMUTABILI RICHIAMI

 

La rigenerazione prodotta dalla grazia di Cristo è il miracolo straordinario con cui Dio ha avuto pietà di noi. Continuiamo ad affermare che il salvare appartiene al Signore e che senza di Lui non avremmo potuto accedere al perdono dei peccati e alla vita eterna.

 

Tuttavia, il nostro Padre celeste ha provveduto i mezzi necessari perché il cammino di fede nel quale ci ha introdotto prosegua speditamente e ci sia “ampiamente concesso l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”, sapendo che non è sufficiente l’accettazione iniziale dell’opera della croce, ma è necessaria la perseveranza e lo sviluppo spirituale, vivendo in un contesto senza Dio dove tutto tenta di attaccare la nostra confessione di fede.

 

Le Sacre Scritture, allora, consigliano direttamente e ripetutamente alcune “attività spirituali” che sono indispensabili per rimanere saldi. Tra le principali ci sono:

a. La meditazione personale della Parola di Dio (Giosuè 1:8), fatta con continuità e sistematicità, con l’obiettivo di conoscere le Scritture profondamente e in modo spiritualmente utile;

b. La preghiera personale (Matteo 6:6), come santa esigenza personale di riservare del tempo esclusivo a Colui che dichiariamo essere il più importante per noi;

c. La condivisione della testimonianza (Atti 15:3), quel bagaglio di esperienze spirituali vissute quotidianamente con Dio, che suscita gioia in coloro che le ascoltano e incoraggia a servire il Signore.

 

Gli esempi di fede che presentiamo nelle predicazioni e che ispirano il popolo di Dio a consacrarsi, furono tutti uomini che si versarono su tali attività: Daniele (Daniele 6:10,11), l’indemoniato liberato (Luca 8:39), Cornelio (Atti 10:30). Gesù stesso non si esentò dal coltivare la propria devozione personale (Luca 6:12).

 

SEGNALI D’ALLARME DIFFUSI

 

La vita nelle comunità locali ci sta mostrando lacune spirituali che sono indice di assenza delle “attività” descritte sopra. Assenza di lettura sistematica e profonda della Parola, di preghiera personale e di condivisione spirituale nelle vite personali dei credenti, si riflettono in considerazioni superficiali riguardo alla volontà di Dio, in crisi improvvise e ricerca di cose profane e poco edificanti.

 

Prende piede l’idea che il momento del culto sia il vero momento della spiritualità e dell’incontro con Dio, pertanto si relega alle sole riunioni pubbliche la ricerca delle realtà celesti, facendo salire l’aspettativa e di conseguenza la delusione quando un culto non dà quanto ci si attendeva.

 

Possiamo attribuire questa tendenza all’epoca vorticosa nella quale viviamo, oppure alla vita frammentata nella quale non ci sono più orari rispettati, oppure al bombardamento di sollecitazioni emotive che appiattiscono le esperienze.

 

Comprendere le cause non deve però giustificare le nostre lacune, perché il Signore ci ha chiamati in questo tempo ed Egli è potente a sostenerci e condurci proprio in questo tempo, se facciamo quel che ci consiglia. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che la vita cristiana non è confinata alle mura dei locali di culto.

 

Questo è il grande equivoco della cristianità moderna. Quel che avviene nel locale di culto serve ai credenti per trovare le risorse utili ad affrontare un mondo senza fede e splendere come luce nelle tenebre. Le vere battaglie non sono contro i fratelli prolissi nel testimoniare oppure contro stili musicali non attuali, ma contro le difficoltà della vita quotidiana, che l’avversario usa per demolire la nostra fiducia in Cristo (Matteo 26:38 riguardo al comportamento dei discepoli).

 

Tutto sembra facile all’interno di un’assemblea che loda Dio, ma la prova della “fibra” spirituale della nostra anima si ha fuori, quando ci si trova da soli a fronteggiare gli ostacoli della quotidianità. Il pericolo è maggiore per i giovani, i quali si affacciano a nuove esperienze di vita, essendo spesso impreparati spiritualmente.

 

Le prime esperienze di lavoro, il passaggio dalle scuole superiori all’università, l’inizio di relazioni affettive più profonde, richiedono di riorganizzare la propria esistenza, di investire risorse personali maggiori, di prendere delle decisioni di responsabilità (forse per la prima volta da soli).

 

Non di rado ci si trova davanti a cambiamenti così grandi che spingono a dedicarsi molto di più di quanto si immaginasse, lasciando indietro cose “più piccole”, considerate tralasciabili temporaneamente.

 

I richiami delle Scritture ci fanno intendere che proprio ciò che si considera trascurabile è invece di fondamentale importanza per rimanere saldi nella fede. Qui il “pericolo di disconnessione” dal Signore, dalla fede e poi dalla comunità cristiana. (Marco 4:18,19).

 

Se i nostri giovani non hanno sviluppato una devozione personale stabile, potrebbero essere travolti dalle richieste della vita, scivolando in situazioni di compromesso e infine di sviamento o raffreddamento spirituale (consideriamo il senso di timore nelle parole di Naaman in II Re 5:18).

 

Spesso ci troviamo ad affrontare problemi matrimoniali, o guai personali derivanti da lavori non edificanti, proprio tra i giovani. Purtroppo si arriva quando umanamente è troppo tardi. Ma siamo convinti dalla Parola che se ci fossero state quelle “piccole” basi spirituali, le scelte “a monte” e le reazioni successive sarebbero state differenti. La chiesa locale deve preparare i credenti ad affrontare il mondo circostante con mezzi che garantiscano di rimanere saldi nella fede (I Timoteo 4:13-16).

 

APPELLO AI RESPONSABILI DEI GIOVANI

 

I responsabili dei gruppi giovanili hanno una posizione di vantaggio rispetto ad altre figure nella chiesa locale, perché sono percepiti dai giovani come più vicini a loro. Tuttavia, come tutti gli incaricati di attività nella comunità, la loro attenzione si può concentrare quasi esclusivamente sul buon andamento della riunione settimanale, sul riuscire a farla frequentare assiduamente o da un buon numero di partecipanti.

 

Ma dobbiamo ricordarci che non siamo responsabili dell’incontro giovanile ma del gruppo giovanile, di individui e non di eventi.

 

La disconnessione non avviene in chiesa, ma fuori. E se c’è disconnessione spirituale da Dio, quella durante le riunioni di culto sarà solo una connessione illusoria. Come responsabili della cura di anime, dobbiamo porci la domanda: “Cosa faranno quando saranno soli?”.

 

Che la conoscenza della Parola non si limiti ai versetti che arrivano nella notifica quotidiana dall’app della Bibbia! Che la preghiera a Dio non sia solo quando sorge un problema che spaventa! Che le conversazioni durante le uscite giovanili riguardino anche le cose belle che il Signore fa per noi!

 

Probabilmente siamo nel tempo in cui è necessario “invertire la rotta” e impegnarci a lavorare per far stare “sulle proprie gambe” i nostri giovani quando sono lontani dalle riunioni, piuttosto che spendere troppe energie alla ricerca di soluzioni creative che invoglino a partecipare a eventi coinvolgenti.

 

Alcune iniziative si possono aggiungere, ma non possono sostituire i fondamenti della vita cristiana. Non possiamo illuderci che basterà vedere i giovani divertirsi o motivarsi insieme a noi per essere certi che rimarranno ancorati a Cristo. Chi ha a cuore la gioventù del Signore deve chiedersi in che condizione affronteranno le battaglie spirituali quando saranno da soli. Noi vogliamo che assomiglino a Giacobbe (Genesi 32:24), Daniele (Daniele 10:8) e Cristo stesso (Matteo 14:23).

 

È necessario un lavoro paziente alla riscoperta della devozione personale. Come?

 

a. Chiariamo su cosa si poggia una devozione efficace. Abbiamo visto troppi giovani intraprendere, sull’onda di un culto di risveglio, iniziative di consacrazione personale che poi sono franate rovinosamente al primo impegno imprevisto.

“Sveliamo” loro che stare sulla Parola, prendere un tempo di preghiera, scorgere la mano di Dio nella vita quotidiana richiede:

• amore profondo per Dio e per le Sue cose;

• autodisciplina;

• senso di priorità.

 

b. Dimostriamo l’efficacia della devozione nella nostra vita personale. I benefici spirituali di una devozione personale si vedono sul lungo periodo, nella stabilità dei sentimenti, nella saggezza pacifica prodotta dallo Spirito Santo. Si tratta di effetti non “scoppiettanti” e che possono scoraggiare in un’epoca che ci sta educando ad aspettarci rivoluzioni e forti emozioni. Ma l’osservazione di una vita (la nostra) nella quale Dio guida nelle scelte importanti, dà serenità nelle prove e certezza che Egli ci accompagna sempre, sarà la risposta migliore alla domanda “Perché dovrei farlo?”.

 

c. Provvediamo un aiuto iniziale, attraverso “tutori spirituali”. L’età giovanile è l’età dell’instabilità emotiva, pertanto può risultare utile porre accanto a chi sta crescendo spiritualmente qualche giovane più grande, che sia maturo ed equilibrato, che possa consigliare e incoraggiare a cercare il Signore sulla strada della fedeltà e della perseveranza.

 

La presenza di Ieoiada fu fondamentale per il giovane Ioas (II Cronache 24:2), quella di Barnaba per Marco (Atti 15:39), quella di Epafra per i colossesi (Colossesi 1:7) e quella di Paolo per Timoteo (II Timoteo 1:13). Nelle nostre chiese ci sono giovani che amano il Signore, pronti ad aiutare con un lavoro di “amicizia spirituale”, perché “il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore” (Efesini 4:16).

 

Quando sapremo che il lavoro sulla devozione personale starà funzionando? Quando la vita spirituale dei nostri giovani non sarà più “a stagioni” emotive e non rimarranno più confusi davanti alle difficoltà della vita, ma piuttosto si appoggeranno fedelmente a Dio e diventeranno un sostegno per gli altri, dando il loro contributo nel corpo di Cristo, partecipando attivamente alla vita della Chiesa e splendendo nel mondo come un faro nella notte. Quando scopriranno che essere soli nel mondo con il Signore significa non essere affatto soli!

Corrado Siciliano

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