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Un evangelico legge il blog di Bill Gates

Ecco che cosa ha scritto pochi giorni fa l’uomo “più ricco e ottimista del mondo”…

“Cosa accadrebbe se risolvessimo tutti i grandi problemi come la fame e la malattia, e il mondo continuasse a diventare sempre più pacifico? quale scopo avrebbero a quel punto gli esseri umani? quali sfide sarebbero ispirati a superare? In questa versione del futuro, la nostra preoccupazione più grande non è l’attacco da parte di robot ribelli, ma una mancanza di scopo. Harari (uno scrittore, NdR) riesce meglio di chiunque altro io conosca a spiegare il problema dello scopo. E merita rispetto per essersi avventurato a cercare una risposta. Suggerisce che trovare un nuovo scopo richiede da parte nostra lo sviluppo di una nuova religione – intendendo questa parola in un modo molto più ampio di quanto tante persone facciano, per intendere qualcosa come “principi direttivi che orientino le nostre vite”.


Sfortunatamente, non mi ha soddisfatto la sua risposta a questo problema dello scopo. (Ma ad essere onesti, non sono stato soddisfatto neppure dalle risposte date da altri pensatori geniali come Ray Kurzweil e Nick Bostrom, e neppure dalle risposte che io stesso riesco a darmi)”.

Il titolo del nuovo post pubblicato da Bill Gates pochi giorni fa sul suo blog è già un programma: Homo Deus, dal titolo del nuovo libro dello scrittore Y.N. Harari di cui si propone come recensione.

Il post di Bill Gates inizia ricordando che, contrariamente a quanto si possa immaginare guardando il telegiornale tutti i giorni, l’epoca in cui viviamo è una nella quale la guerra, la violenza, la fame e la malattia sono in graduale discesa: questo è un dato di fatto incontrovertibile se si osservano la maggior parte delle statistiche relative alle condizioni dell’umanità (in tempi recenti molti atei stanno scrivendo su questo tema, si potrebbe addirittura parlare di un periodo di “ottimismo ateo”; per esempio tre anni fa Mondadori ha pubblicato il libro di Steve Pinker “Il declino della violenza: perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l’epoca più pacifica della storia”, presentato come “un’opera di suprema importanza” dal New York Time Book Review).

Un futuro radioso: la visione di Bill Gates

Eppure Bill Gates, che non a caso è stato definito dal magazine Rolling Stones come “l’uomo più ottimista del mondo”, è ancora più fiducioso: prende le distanze infatti allo scenario descritto nel libro Homo Deus che presagisce un tempo in cui le malattie, la morte, la fatica sono scomparsi soltanto per una minoranza elitaria più ricca e sofisticata che ha potuto evolvere se stessa attraverso la biotecnologia e l’ingegneria genetica… secondo questa previsione tutti gli altri esseri umani che non avessero accesso a queste risorse risulterebbero alla fine “superflui”, per citare il blog.

Bill Gates si contrappone a questa posizione ripetendo ancora che invece “l’ineguaglianza non è inevitabile” e si spinge a prevedere un accesso diffuso a questa sorta di immortalità e di “divinità”, a cui potranno partecipare fra pochi decenni tutti gli esseri umani.

Anche sull’altro grande scenario catastrofico di cui oggi sono pieni libri, film e articoli, che le intelligenze artificiali – cioè “i robot” – prendano il potere e spodestino gli esseri umani, Bill Gates è di nuovo tutto sommato ottimista, lo liquida come un regolare problema ingegneristico di “controllo” delle macchine create dall’uomo stesso, che quindi non sembra comportare grandi rischi o complicazioni (queste macchine andrebbero ad espandere invece le nostre potenzialità in senso lato, ad integrarsi al nostro corpo stesso, come arti, estensione del cervello, ecc. secondo tantissima letteratura futuristica di oggi: Neil Harbisson è considerato il primo uomo cyborg perché persino nella foto del passaporto mostra una webcam collegata al cervello che lo aiuta trasformando i colori in suoni).

Dunque, per ricapitolare: progresso, vita sana e lunghissima fino ad essere forse infinita e “divina”, questo risultato per tutta l’umanità e senza troppi rischi che le macchine prendano il sopravvento. Questo è il quadro disegnato da Bill Gates.

Un futuro non così radioso: la visione più realistica

Prima di andare avanti, vale la pena fermarsi un attimo a riflettere se questo scenario sia davvero il più plausibile: innanzitutto, ere di grande progresso civile, scientifico e economico si sono già presentate nella storia ma nessuna è durata all’infinito; si pensi alla decadenza del Medioevo che si è succeduta al grande impero romano. Alternanze cicliche di questo tipo si sono osservate ovunque nella storia: in Cina, in India, nei paesi islamici, ecc. Chi meglio di noi, figli dell’ultima crisi economica, sa per certo che ad un lungo periodo di progresso economico può seguire una caduta, da cui poi potrebbe essere difficilissimo risalire?

Un economista dell’università di Yale recentemente ha fatto notare che i tecnologi che presagiscono i grandi scenari futuristici iper-tecnologici non valutano quasi mai le difficoltà economiche relative alla sostenibilità di simili scenari. Per esempio, su sette modelli economici da lui utilizzati per valutarne la plausibilità, soltanto in due casi le “macchine super-intelligenti” sarebbero raggiungibili dall’umanità … e comunque non prima di 100 anni e sacrificando importanti risorse ambientali come cibo, acqua, energia, vitali per l’essere umano.

Già oggi celebriamo tanto la rivoluzione introdotta da internet, ma ci dimentichiamo così facilmente che più del 50% della popolazione al mondo ancora non vi ha accesso. La tecnologia che ci fa (apparentemente) evolvere non è concessa a tutti. Insomma, lo scenario pessimista del futuro, descritto dal libro dell’Apocalisse e in tanti altri libri della Bibbia, è ben plausibile. Ma non soltanto: pare essere addirittura uno scenario più probabile di questi scenari futuristici descritti dagli amanti della tecnologia. È più probabile cioè che sia davvero la povertà, la fame e la guerra (vd. Apocalisse 6) a coprire in futuro la maggior parte dell’umanità. E già qui ci sarebbe poco da essere ottimisti.

Il limite dell’uomo: lo scopo della nostra esistenza

Ma anche ammettendo che invece Bill Gates abbia ragione davvero su tutto – d’altronde è anche uno degli uomini più intelligenti del mondo ? – ecco che arriviamo al limite delle sue capacità umane, come egli stesso afferma con onestà: se anche davvero l’umanità riuscisse a risolvere tutti gli altri problemi che oggi ancora ha (povertà, fatica, malattia, morte, ecc.), ecco che si troverebbe di fronte a un problema ancora più grande, un vuoto gigantesco, un’esigenza ancora più stringente: che scopo abbiamo su questa terra? Ed ecco che il genio, l’innovatore ammette a tal proposito che lui stesso, nonché i pensatori più geniali del pianeta, non hanno saputo dare una risposta convincente, che lo abbia davvero soddisfatto. C’è bisogno forse di una “nuova religione”, scrive, che rappresenti nuovi “principi direttivi che orientino le nostre vite”.

Lasciateci dire piuttosto che forse c’è bisogno di qualcosa di ancora più radicale di una nuova religione: una nuova vita. E di un uomo nuovo, che indichi la strada a tutta l’umanità. Non un homo deus ma un Deus homo: non un uomo che diventa Dio, ma un Dio che diventa uomo.

Ad un certo punto Bill Gates stesso esprime in qualche modo questa intuizione: che lo scopo dell’essere umano debba essere legato al suo bisogno di una relazione… e quale scopo più alto ci può essere allora rispetto alla possibilità di conoscere Dio e avere una relazione personale con Lui?

D’altronde se dopo aver tanto cercato, neppure l’uomo più ricco e più ottimista del mondo riesce a trovare una risposta all’esigenza di scopo dell’essere umano, forse non resta davvero che tornare a rivolgersi a Dio. Noi di SVOLTA lo abbiamo fatto, e siamo diventati più ricchi e più ottimisti dell’uomo più ricco e ottimista del mondo, come puoi leggere in questo sito ?

“Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere… ha parlato a noi per mezzo del Figlio”
(Epistola agli Ebrei, capitolo 1)

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