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La giornata della memoria

 

La giornata della memoria è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio per ricordare le vittime dell’Olocausto (in ebraico si preferisce utilizzare il termine Shoah che letteralmente significa “tempesta devastante”). Con questi termini si descrive “la soluzione finale” operata dal regime nazista, un’operazione iniziata con la discriminazione, l’emarginazione sociale (anche grazie al sapiente utilizzo di teorie del complotto antisemite) e conclusa con il tentativo di sterminio degli ebrei nei campi di concentramento.

 

La ricorrenza è stata ufficializzata dalle Nazioni Unite che nel 2005 commemorò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto: il 27 gennaio del 1945 infatti fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz dalle truppe russe.

 

La memoria della vittoria di Dio sulla follia umana

 

Una delle cose che di certo possiamo affermare ricordando questa orribile pagina di storia è che il piano di sterminio nazista, per quanto metodicamente organizzato e maniacalmente pianificato nei minimi dettagli, è fallito miseramente! Il proposito di quelle folli menti umane, intente ad annientare il popolo ebreo, non si riuscì a concretizzare. Chi conosce la Bibbia ne capisce il motivo più profondo: quel popolo è stato benedetto fin dal principio una volta e per sempre da Dio.

 

Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.” (Deuteronomio 7:6)

 

La benedizione di Dio verso il Suo popolo si è manifestata nei secoli fino ad oggi, questo popolo è stato da sempre perseguitato da svariati nemici, disperso, ridotto all’estremo ma mai distrutto. Sappiamo che Israele avrà un ruolo cruciale nello scacchiere geopolitico mondiale e allo stesso tempo sarà odiato e perseguitato fino alla seconda venuta di Gesù sulla terra.

 

Così parla il Signore, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte […] “Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me” dice il Signore” allora anche la discendenza d’Israele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza” (Geremia 31:35,36)

 

Nonostante il popolo ebreo non abbia riconosciuto Gesù come il Messia, sappiamo dalla Parola di Dio che alla fine anche questa profezia si adempirà e il popolo di Israele verrà purificato, ristabilito e raccolto per un’ultima volta intorno alla figura di Cristo.

 

Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.” (Zaccaria 12:10)

 

”I Giusti tra le nazioni” e l’Unico Giusto

 

In quel quadro fatto di toni oscuri e angoscianti che è stato l’Olocausto emersero delle pennellate di luce costituite da alcuni uomini che, senza alcuna forma di interesse personale, si distinsero per avere messo a rischio la propria vita per salvare il maggior numero possibile di ebrei.

 

L’ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele, denominato Yad Vashem, a partire dal 1962, istituì un’onorificenza per tutti questi uomini che dimostrarono grande coraggio per liberare gli ebrei dal rischio di morte immediato o nell’evitare loro la deportazione nei campi di concentramento. Fino al primo gennaio 2020 sono stati certificati dallo Yad Vashem 27.712 “Giusti fra le nazioni” di cui ben 734 di nazionalità italiana.

 

È bello poter ricordare come in mezzo a tanta cattiveria e odio verso il popolo ebraico, ci furono donne e uomini che non si lasciarono fermare dalla paura di perdere la propria vita, e si disposero con coraggio ad aiutare tanti altri a sopravvivere.

 

La mente va subito a Gesù, che di certo è stato un modello ispiratore per tante di queste persone ma che è l’unico che può veramente essere definito Giusto, in quanto l’unico uomo a non commettere mai alcun peccato, e depose spontaneamente la Sua vita sulla croce affinché tutta l’umanità potesse ricevere la salvezza eterna una volta e per sempre, accettando il Suo sacrificio e ricevendo in questo modo la giustificazione per fede in Lui:

 

Non c’è nessun giusto, neppure uno. […] tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” (Romani 3:10, 23, 24)

 

Gesù è l’unico Giusto che è morto sulla croce per me e per te quando eravamo ancora sotto la condanna del peccato.

 

 “[..] forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (Romani 5:7-8)

 

L’offesa della memoria e la testimonianza cristiana

 

In quest’ultimo periodo sono stati fatti tanti accostamenti, fuori luogo e offensivi nei confronti della memoria delle vittime, tra le recenti disposizioni governative in materia sanitaria legate all’emergenza pandemica e la persecuzione nazista.

 

In una città italiana a Ottobre dello scorso anno centinaia di manifestanti hanno sfilato legati con corde ricordando il filo spinato e con le divise a righe tipiche dei campi di concentramento, simulando la marcia forzata dei deportati nei campi di concentramento; perfino personaggi pubblici hanno paragonato il Green Pass ai cancelli di Auschwitz. Sami Modiano, un sopravvissuto ai campi di concentramento, ha definito questi paragoni “inaccettabili”.

 

Ognuno di noi potrebbe esprimersi mostrando le proprie convinzioni o il proprio scetticismo su determinate scelte politiche e governative ed ogni opinione, se espressa nei modi e nelle forme che dovrebbero contraddistinguere il dialogo civile, merita rispetto e considerazione.

 

Come cristiani siamo i primi ad avere la responsabilità di condurre ragionamenti senza scadere in queste forme assurde e offensive, che demoliscono la nostra testimonianza.

 

Nessuno di noi occidentali oggi rischia di essere ridotto alla fame, deportato su carri bestiame, detenuto in condizioni disumane, costretto ai lavori forzati e infine ucciso col gas o fucilato a motivo della fede professata, dell’etnia di origine o delle proprie convinzioni politiche o ideologiche. Soltanto questo dovrebbe farci capire l’assurdità di certi paragoni, che sono offensivi anche per i cristiani che soffrono perché rischiano la vita e vivono in veri regimi dittatoriali ed oppressivi, come la Corea del Nord o la Cina.

 

L’importanza di preservare la memoria

 

È fondamentale preservare la memoria storica di quanto accaduto durante la Shoah,  tramandando le testimonianze dei sopravvissuti alle nuove generazioni che rischiano di dimenticare o addirittura ignorare quanto accaduto.

 

Nel corso dei decenni hanno preso campo diverse correnti di pensiero antiscientifiche e antistoriche che sono arrivate, attraverso lo scetticisimo ideologizzato ed esasperato all’estremo, a negare il genocidio degli ebrei (negazionismo dell’Olocausto) il quale costituirebbe una colossale finzione a favore di presunti circoli ebraici mondiali e a supporto della creazione dello Stato d’Israele, che invece sappiamo bene essere anche segno dell’adempimento di profezie bibliche.

 

Purtroppo l’Olocausto è realmente accaduto, si stima che circa sei milioni di Ebrei siano stati uccisi in maniera sistematica dai nazisti tra il 1939 e il 1945, che si erano proposti di ottenere un mondo “puro”, liberato da tutto quello che non appartenesse alla razza “ariana”.

 

La vera soluzione allodio

 

Il ricordo di quella brutale violenza deve essere un monito per tutti quanti noi e un invito a combattere ogni genere di odio presente e futuro (oltre agli Ebrei furono perseguitati e sterminati anche disabili, oppositori politici, zingari, testimoni di Geova, omosessuali, credenti pentecostali etc..). Il modo migliore per farlo è evangelizzando perché: Gesù è venuto sulla terra per portare il Suo amore e la salvezza eterna a chiunque.

 

Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore; perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù. Se siete di Cristo, siete dunque discendenza di Abraamo, eredi secondo la promessa.”  (Galati 3:25-29)

 

L’Olocausto è una delle prove più tragiche e lampanti di come il cuore degli uomini senza Dio possa produrre un male estremo e indescrivibile (Geremia 17:9). Finché il cuore dell’uomo non si rivolgerà a Dio, il mondo continuerà ad assistere anche a pulizie etniche, genocidi e atrocità simili a quelle della Shoah.

 

Quando, invece, il cuore dell’uomo incontrerà (in senso spirituale) l’amore di Dio (che l’ha tanto amato da aver donato Gesù a morire sulla croce) verrà trasformato completamente. La vera soluzione all’odio è in un cuore che ha creduto nell’opera di redenzione di Cristo. Un cuore salvato dalla grazia di Dio nutrirà sentimenti d’amore per gli altri e potrà dare una nuova impronta alla sua vita e al suo comportamento verso tutti coloro che lo circondano.

Marco Arata

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