Che cos’è la conversione?

 

La parola conversione si può usare in almeno una quindicina di contesti diversi.

 

Convertiamo un file, da un formato ad un altro, come da Pages o Word a PDF.

 

Gli operatori finanziari parlano di conversione delle valute, considerando i tassi di cambio (Euro, Dollaro, Sterlina, Yen ed altre monete utilizzate negli scambi commerciali internazionali).

 

Esiste anche la conversione di un’azienda, quando è avvenuta la trasformazione di un’impresa o di un suo settore o più semplicemente dei suoi macchinari, con destinazione a una produzione diversa da quella realizzata fino a quel momento. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, molte fabbriche europee e statunitensi passarono dalla produzione di auto a quella di carri armati, di camion militari e di componenti ad uso bellico.

 

La trasformazione di un prodotto metallurgico in un altro, mediante apparecchi detti convertitori, è detta appunto conversione: pensiamo a quella della ghisa in acciaio.

 

Ultimo esempio: in diritto, per conversione della pena si intende, per esempio, la trasformazione di una sanzione pecuniaria (in denaro, come una multa) in pene che limitano la libertà, come la libertà controllata o il lavoro sostitutivo.

 

Come possiamo notare, in tutti questi casi c’è sempre l’idea di trasformazione, di mutamento radicale, profondo. In quest’articolo facciamo alcune riflessioni sulla conversione spirituale di una persona, prendendo spunto dalla storia di Saulo, che diventerà Paolo.

 

Quella dell’apostolo Paolo è, senza dubbio, la più determinante conversione del I secolo. Stiamo per vedere insieme cosa accade a un ex lupo di nome Saulo, che diventerà una pecora del gregge di Cristo.

 

Charles H. Spurgeon, predicatore britannico dell’’800, definiva la conversione “un cambio di padrone” e aggiungeva: “Non faremo per il nostro nuovo Padrone, il Signore Gesù, quello che facevamo per i nostri tirannici desideri peccaminosi?”.

 

Il testo che stiamo per leggere nella Lettera dell’apostolo Paolo ai Galati ci offre un’idea chiara su quello che è un’autentica conversione, con tre considerazioni sempre attuali.

 

Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia; ma ero sconosciuto personalmente alle chiese di Giudea, che sono in Cristo; esse sentivano soltanto dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede che nel passato cercava di distruggere». E per causa mia glorificavano Dio.” (Galati 1:21-24)

 

Non ci convertiamo a una chiesa, ma al Signore

 

Biblicamente, la conversione è sempre al Signore, non ad una chiesa. Non è la transizione da una religione a un’altra. Nella Bibbia, in relazione alla predicazione cristiana in località come Lidda e Saron (Atti 9:35) o nella metropoli di Antiochia di Siria (Atti 11:21), leggiamo che molti “si convertirono al Signore”, cioè: tornarono al Signore, andarono a Lui, pentiti, abbandonando l’idolatria. La conversione biblica, infatti, comporta due componenti: il ravvedimento dei propri peccati (un sincero pentimento) e il conseguente cambiamento di direzione.

 

Saulo non si era invaghito di una chiesa, non era stato condizionato dalla volontà di qualcuno o suggestionato. Al contrario: inizialmente nelle chiese dovevano esserci perplessità riguardo alla conversione di Saulo (Atti 9:26,27) e molti, a Gerusalemme e dintorni, nemmeno lo conoscevano (“ero sconosciuto personalmente alle chiese di Giudea”). Se di contatto si può parlare, tra Saulo e la prima chiesa, esso si potrebbe definire collisione! La testimonianza di Stefano, il Vangelo che Saulo ascolta, la visione di Gesù mentre era in viaggio per Damasco… che impatto nella sua vita!

 

Ho paura che molte di quelle che oggi chiamiamo conversioni a Dio siano in realtà adesioni (cioè pensare: “Sono d’accordo, per me è giusto così, partecipo”) ad una comunità cristiana. L’adesione a una chiesa esprime il mio consenso; la conversione esprime, invece, il senso della mia esistenza. L’adesione a una chiesa può indicare dove vado la domenica; la conversione, invece, indica la strada per cui mi sono incamminato per l’eternità.

 

La mia conversione è un taglio netto con il mio passato senza di lui

 

«Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede che nel passato cercava di distruggere». Saulo, infatti, si opponeva ai discepoli di Gesù, considerandoli degli eretici pseudo-Giudei, come erbaccia da estirpare con ogni mezzo a disposizione.

 

Scriverà: “perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo” (Galati 1:13). Nel libro degli Atti degli Apostoli leggiamo che “Saulo, sempre spirante minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato dei seguaci della Via, uomini e donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme” (Atti 9:1,2). E nello stesso brano leggiamo: “Tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua con lo scopo di condurli incatenati ai capi dei sacerdoti?» (Atti 9:21).

 

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Ricordi il commento, a caldo, di Anania al Signore? «Signore, ho sentito dire da molti, riguardo a quest’uomo, quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha ricevuto autorità dai capi dei sacerdoti per incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome» (Atti 9:13,14).

 

La totale avversione di Saulo verso Gesù Cristo e il messaggio cristiano, il suo accanimento verso i Suoi discepoli e i modi bestiali con cui tentava di farli fuori (Atti 26:9-11) sono l’esatto opposto rispetto a ciò che caratterizza Paolo dopo. L’apostolo, che scriverà alla chiesa di Corinto: “Molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno?” (2 Corinzi 12:15).

 

E rivolgendosi a un’altra chiesa, Filippi, affermerà che tutto quello che per lui prima era prioritario, costituente privilegi e meriti davanti a Dio, è diventato “come tanta spazzatura”, a paragone con la possibilità di conoscere Cristo (Filippesi 3:8)! Il concetto è forte, radicale (“spazzatura” si potrebbe tradurre feccia, rifiuti, escrementi…).

 

La mia conversione esalta Dio, non me stesso

 

Abbiamo letto: “E per causa mia glorificavano Dio”. Scrivendo ai Corinzi, Paolo dichiarerà: “Io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio” (1 Corinzi 15:9). E pensare che Saulo, nome di origine ebraica, significa “richiesto”, “desiderato”, mentre il nome latino Paolo vuol dire “piccolo”, “basso”. Che cambiamento, anche nominativo!

 

Se il peggiore, il più improbabile, il nemico giurato della chiesa aveva confessato Gesù come Signore, allora significava che la grazia di Dio era davvero illimitata, le possibilità di Dio sconfinate. Vuol dire che c’è speranza per tutti!

 

Non perdiamo la speranza che qualcosa, che qualcuno possa cambiare: vogliamo credere e pregare non solo per chi ci sembra semplicemente insensibile verso il Signore, ma anche per chi si oppone aggressivamente alla fede, per gli irriverenti, i bestemmiatori, come Saulo (1 Timoteo 1:13)!

 

Così noi, come Saulo, un ex lupo, vogliamo credere, convertendoci a Dio.

 

Prima di tutto, assicuriamoci di esserci convertiti realmente noi al Signore. Convertiamoci, dal nostro ego alla Sua gloria. Convertiamoci, dal male a cui rinunciamo alla giustizia con cui Dio ci vuole rivestire, “dal potere delle tenebre” per essere “trasportati nel regno del Suo amato Figlio” (Colossesi 1:13).

 

Convertiamocidagli idoli a Dio, per servire il Dio vivente e vero” (1 Tessalonicesi 1:9). Convertiamoci, come Paolo. Il Figlio di Dio è venuto anche per me, per te, per dare una svolta per sempre alla nostra vita.

 

Cito ancora una volta le parole dell’ex Saulo, ex nemico di Gesù, dei cristiani e, in fondo, di sé stesso: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:15,16).

 

Credi anche tu in Lui, per avere la vita eterna.

Gabriele S. Manueli

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