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Guerra e Pace nella Bibbia

 

In un mondo che continua a essere afflitto dalla guerra, la Bibbia può darci maggiore chiarezza, aiutandoci a capire e riflettere profondamente.

 

La Pace nella Bibbia

 

La parola ebraica per pace è shalom, ma in realtà significa molto di più dell’assenza di conflitto. È un’idea olistica, che si riferisce al benessere del corpo, della mente, dell’anima e della società. Questa idea di pace riecheggia in tutta la Bibbia.

 

Anche se la parola stessa non si trova nei primi capitoli della Genesi, shalom è al centro dei racconti della Creazione. Quando confrontiamo Genesi 1 e 2 con altri antichi racconti della creazione del Medio Oriente, le differenze sono molto evidenti. Altri racconti antichi della creazione vedono il mondo creato come un sottoprodotto del conflitto, o gli esseri umani creati per essere schiavi degli dei.

 

Il racconto biblico della creazione forma un bellissimo contrasto con tutto questo. Il mondo è creato da Dio in pace, un luogo di ospitalità suprema per l’umanità. Dio corona questo con un atto di benedizione, e l’incarico all’umanità di governarlo con il buon governo di Dio.

 

Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». (Genesi 1:28)

 

Da Genesi 3 in poi, incontriamo le conseguenze fatali della disobbedienza quando la morte entra nel mondo. Immediatamente c’è il primo omicidio e la vendetta e la riduzione della durata della vita umana. Il conflitto si riversa dalle famiglie alle società e alle nazioni. Il mondo è in rovina e lo shalom è stato interrotto. Da qui in poi, tutta la Bibbia tende verso la restaurazione di questa pace.

 

La legge dell’Antico Testamento può essere intesa come un tentativo di modellare la condotta della nazione lungo le linee dello shalom. Possono non piacerci tutte le leggi che troviamo, ma dobbiamo ricordare che sono state pronunciate in una società dell’età del bronzo dove non c’è polizia, non ci sono prigioni e nessun precedente storico per il trattamento umano dei prigionieri. Così, per esempio, la legge prescrive come deve essere trattata una persona con una malattia contagiosa, o come le società devono operare con compassione quando c’è una disuguaglianza di ricchezza. Si tratta di aiutare la società ad esistere nello shalom.

 

Ciò che i profeti sognano e di cui parlano è spesso visto in termini di shalom escatologico (fine dei tempi). Lo descrivono in termini di nazioni che trasformano le loro armi in attrezzi agricoli, e di armonia nella natura:

 

Egli sarà giudice fra molti popoli, arbitro fra nazioni potenti e lontane. Dalle loro spade fabbricheranno vòmeri, dalle loro lance, ròncole; una nazione non alzerà più la spada contro l’altra e non impareranno più la guerra. Potranno sedersi ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, senza che nessuno li spaventi; poiché la bocca del SIGNORE degli eserciti ha parlato. (Michea 4:3-4)

 

l lupo abiterà con l’agnello e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. (Isaia 11:6)

 

Il Messia è quel bambino che pone fine alla guerra:

Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace (Isaia 9:5)

 

Quando ci spostiamo nel Nuovo Testamento troviamo come il tema della pace (eirene, in greco) continua. Gesù, il principe della pace preannunciato da Isaia, lo ribadisce:

Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:27)

 

La pace tra le persone, e la pace tra le persone e Dio:

Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Matteo 5:9)

 

Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. (Colossesi 1:19, 20)

 

Non è un caso che le prime parole di Gesù risorto ai discepoli sono “pace a voi”, saluto che useranno anche gli apostoli nelle loro epistole (Luca 24:36; Giovanni 20:21, 26; Colossesi 1:2; 1 Pietro 5:14).

 

L’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, ci mostra due cose sorprendenti riguardo alla pace. Rivolto ad una chiesa primitiva, vulnerabile e perseguitata, descrive la vittoria finale in termini di ostinato (pacifico) rifiuto di usare mezzi violenti :

Ma essi lo hanno vinto [Satana] per mezzo del sangue dell’Agnello e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte. (Apocalisse 12:11)

 

Quando dà un assaggio del mondo a venire, simile all’Eden in Genesi 1-2. Qui la maledizione non c’è più (Apocalisse 22:3); l’albero della vita è dato per la guarigione delle nazioni (v. 2), e la descrizione dell’esclusione degli assassini dalla città (v. 15) mostra che è una società completamente non violenta, perché tutto è stato fatto nuovo (21:5).

 

La Guerra nella Bibbia

 

Sarebbe inutile negare che c’è anche molta guerra nella Bibbia, e che a volte sembra essere approvata. Anche perché era una realtà quotidiana:

L’anno seguente, nella stagione in cui i re cominciano le guerre… (2 Samuele 11:1)

 

Ci sono vari aspetti della guerra nella Bibbia:

  • La guerra fisica, in cui Dio combatte dalla parte di Israele (es. Giosuè 1:3-6) ma la disubbidienza di Israele a volte porta Dio a smantellarne i piani militari (es. Giosuè 7:1-5) o a non difenderla da invasori esterni.
  • Un’immagine per descrivere l’azione di giudizio di Dio (es. Salmo 18:7-15)
  • Il combattimento spirituale, non fisico, descritto soprattutto da Gesù e dagli apostoli (Giovanni 16:33; Efesini 6:10-18; 1 Pietro 5:8, 9; Romani 13:12; 1 Tessalonicesi 5:8)
  • Il conflitto che porta alla distruzione finale di tutto il male (es. Apocalisse 19:11-16)

 

Anche all’interno della prima parte della Bibbia (l’Antico Testamento), dove sembra esserci la più forte approvazione della guerra, il suo uso rimane limitato a periodi di tempo particolari e, di fondo, permane un forte orientamento di rifiuto al militarismo.

 

Per esempio:

  • Al popolo d’Israele viene spesso detto che la battaglia non è loro ma di Dio (es. Esodo 14:14, 25).
  • Crudeli signori della guerra sono sconfitti e uccisi da donne che usano strumenti domestici (Giudici 4:21, 9:53).
  • A Gedeone viene detto che ha troppi soldati per la vittoria (Giudici 7). 
  • A Davide viene proibito di costruire il Tempio perché ha versato troppo sangue (1 Re 5:3; 1 Cronache 22:8).
  • Spesso Dio prende provvedimenti diretti per evitare le battaglie (2 Re 6 e 7).

 

Al tempo di Gesù, Israele non era più una teocrazia governata da un re, ma uno stato vassallo governato dalla tirannica Roma. In quel contesto oppressivo, con il popolo ebraico che ribolliva di risentimento e di rivolta, Gesù mette a tacere a qualsiasi pretesa di vendetta o di violenza contro i propri nemici:

 

Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.
(Matteo 5:43, 44)

 

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano; benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi oltraggiano. A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica.
(Luca 6:27-29)


Queste parole riecheggiano in quelle scritte dall’apostolo Paolo:

Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.
(Romani 12:17-21)

 

Più avanti nella stessa epistola esorta: 

Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione. (Romani 14:19).

 

Lo scrittore di Ebrei incoraggia: 

Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore. (Ebrei 12:14)

 

Giacomo, apostolo e fratello di Gesù, scrive una meravigliosa promessa: 

Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace (Giacomo 3:18).

 

La Cristianità e la guerra

 

Usiamo il termine cristianità per indicare tutto l’insieme di chi si auto-definisce cristiano, compresi gli esponenti della religione cristiana istituzionalizzata.

 

È un fatto tragico che in certi momenti la cristianità abbia considerato la conquista militare come un mezzo accettabile per espandersi, in altre parole, come uno strumento di “missione”. Tutto ciò è qualcosa di indifendibile. Altrettanto terribili sono state le persecuzioni messe in atto contro coloro che erano in disaccordo teologico.

 

Tuttavia, in molti altri momenti della storia, i cristiani sono stati crudelmente perseguitati e si sono distinti per il loro rifiuto di vendicarsi. Come nel caso dell’anabattista Dirk Willems, che fu inseguito attraverso un lago ghiacciato dai propri persecutori. Uno dei suoi inseguitori cadde nel ghiaccio e Willems tornò indietro per salvarlo, sapendo che ciò lo avrebbe portato alla cattura e a una sicura esecuzione.

 

Soprattutto nei primi anni della Chiesa, si capiva che la professione della fede cristiana escludeva l’uso della violenza. Verso la fine del secondo secolo, Tertulliano scrisse:

 

Come farà un uomo cristiano a fare la guerra senza la spada che il Signore Gesù stesso ha tolto? Perché il Signore, disarmando Pietro, ha disarmato ogni soldato.

 

I Cristiani e la guerra

 

Spesso per motivi culturali o per simpatie politiche, tra credenti ci sono dibattiti su quanto una guerra possa essere considerata “giusta” o meno. Non li affronteremo qui nel dettaglio, con le righe fin qui scritte c’è molto su cui riflettere.

 

Come discepoli di Gesù la nostra principale preoccupazione è ubbidire alle Sue parole ed essere “operatori di pace”: prima di tutto favorendo la pace tra gli uomini e Dio, l’unico capace di cancellare il peccato che è la causa ultima di ogni guerra (su piccola e grande scala).

 

La Bibbia non è utopista, perché è chiaro che finché ci saremo noi uomini a gestire le cose ci saranno guerre, sarà alla fine della storia che finalmente si realizzerà la pace definitiva, quella in cui “una nazione non alzerà più la spada contro un’altra e non impareranno più la guerra” (Isaia 2:4).

 

Oggi però qual è il nostro compito? Capire cosa succede, sensibilizzare verso la sofferenza degli innocenti, comunicare la pace che soltanto Dio può dare con le nostre parole e le nostre azioni, sostenere chi è nei teatri di guerra annunciando la Parola della Vita e dando aiuto pratico a tutti, e (ultimo ma non meno importante) pregare, che per noi non è una parola vuota, ma un’azione tangibile.

 

Abbiamo la possibilità di testimoniare in tanti del Principe della Pace fino al giorno in cui Lui stesso farà sì che gli uomini “trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci”.

Andrea Botturi

 

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