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Quando muore un idolo

Ogni volta che un personaggio famoso muore, ci ricordiamo che la notorietà, i soldi e il talento devono fare i conti con la fragilità della vita e la prospettiva dell’eternità.

 

Che siano grandi attori come Gigi Proietti, o calciatori famosi come Diego Armando Maradona, la morte è qualcosa a cui sono destinati tutti gli uomini. Un altro attore famosissimo, Totò, la definì “a livella” davanti a cui non c’è distinzione di alcun genere.

 

Idoli moderni.

 

Maradona sicuramente è uno dei più grandi prototipi di quelli che si possono definire, a tutti gli effetti, dei veri e propri idoli. Nel 1998, in Argentina, viene fondata la “Iglesia Maradoniana”, una vera e propria religione dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita (avanti Diego e dopo Diego). Nel museo sportivo del Boca Juniors, la squadra dove ha militato in Argentina, è stato costruito un monumento in suo onore, per non parlare dell’altarino che si può trovare a Napoli in Via San Biagio dei Librai. In suo onore sono stati scritti libri, fumetti e canzoni (tra cui Santa Maradona), si sono girati film e documentari, e lui stesso è apparso in svariate serie tv.

 

Come lui, tanti altri personaggi hanno avuto un enorme impatto sulla nostra cultura, diventando delle leggende. A dare più forza al mito sono vite spesso al limite, piene di drammatiche contraddizioni, che si concludono in modo tragico. Per farci un’idea, basta pensare al commovente sorriso di Robin Williams che si è spento con un terribile suicidio pochi anni fa.

 

Giganti con i piedi d’argilla.

 

Spostiamo un attimo il nostro sguardo alla Bibbia, in Daniele al capitolo 2, dove si narra di una statua “immensa e di uno splendore straordinario”, fatta d’oro, d’argento, di bronzo e di ferro. Protagonista del sogno di un re, questa statua è il simbolo della potenza umana, di imperi che, come idoli, svettano orgogliosi sul mondo. Ma proprio perché si parla di umanità, questo gigante ha un punto debole che ne avrebbe decretato la distruzione: dei piedi fatti di ferro mischiati con l’argilla. Basterà il colpo di una pietra a far crollare tutto.

Questa storia, come possiamo vedere dalla parabola di tanti personaggi, ci insegna che la grandezza dell’uomo è fragile come fango essiccato. Ogni personaggio identificato come idolo, come ognuno di noi, nasconde una profonda vulnerabilità capace di far crollare tutto in pochi attimi.

 

Il mondo non basta.

 

La persona più famosa di sempre un giorno disse: “Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso?” (Luca 9:25) Forse, come questi idoli, potremmo riuscire a tenere tra le mani una coppa del mondo, un premio oscar, un Nobel o qualsiasi altro premio che ci qualifica come i “migliori del mondo”; ma che senso avrebbe se poi dalle mani ci sfugge il premio più prezioso: la nostra vita?

 

Non sappiamo quale sia il destino finale dei “migliori al mondo”, se nei loro ultimi attimi abbiano riconosciuto che c’è qualcosa e, soprattutto Qualcuno, che è infinitamente più importante delle grida di eserciti di fan e posti nelle hall of fame, e può salvare il cuore di ogni uomo.

 

Quel Qualcuno” si chiama Gesù. La Persona che ha cambiato il corso della storia, la Persona che ha conseguito la Sua più grande vittoria quando tutti avevano pensato avesse sofferto la più grande sconfitta. Gesù non ha vissuto per guadagnare dei trofei da mettere in bacheca, ma per guadagnare la salvezza della nostra anima, per salvarci dal peccato che devasta e può distruggere definitivamente la vita di ogni persona, non importa quanto famosa sia.

Come quella dei “migliori del mondo”, anche la tua vita un giorno arriverà al triplice fischio, ai titoli di coda. Perché non cominciare a pensare come vincere il premio più importante, quello dell’eternità?

Ti consigliamo di cominciare leggendo il post “Chi è Gesù? E cosa ha a che fare con me?” e “Una vita non ci basta”.

Andrea Botturi

 

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