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Peccato di gola: peccato… sul serio?

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Da settimane, forse da mesi aspettavi questi giorni di festa appena trascorsi. Sentivi il bisogno di staccare un po’ la spina, di zittire la sveglia che ogni mattina ti riporta ai tuoi impegni scolastici o lavorativi e di ritrovarti con parenti e amici che magari non vedevi da tempo.

E quale migliore occasione per ritrovarsi se non quella di assaporare, in buona compagnia, i piaceri di un altrettanto buona tavola? Dal dolce al salato, dai piatti tipici di ogni regione a quelli più esotici e originali, ce n’è davvero per tutti i gusti, anche perché – diciamocelo pure – il buon cibo è nelle corde di ogni italiano che si rispetti. Poi – pensiero consolante! – c’è sempre gennaio per rimediare ai peccati di gola: l’esercito dei golosi può dichiarare guerra ai chili di troppo con diete mirabolanti e serissimi allenamenti in palestra!

Noi di Svolta approfittiamo per portare la tua attenzione su una domanda forse scomoda: il cibo può diventare peccato? In altre parole, il peccato di gola si può considerare un peccato… sul serio? Cerchiamo di rispondere con equilibrio e, come sempre, alla luce della Bibbia.

Prima di tutto, vogliamo evidenziare un fatto rilevante: il cibo in sé e per sé non è affatto un peccato, anzi! Appartiene all’enorme gamma dei doni che Dio ha messo a nostra disposizione con amore: non dovremmo dimenticare che è Lui che «ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo» (1 Timoteo 6:17). Mentre assaggi con gioia i prelibati manicaretti della nonna o sorseggi una deliziosa cioccolata in compagnia di un amico, ricordati di essere grato a Chi ti ha provveduto questi regali e pensa che la tua riconoscenza per il cibo sarà un modo semplice per fare «tutto alla gloria di Dio» (1 Corinzi 10:31).

Se sei un irriducibile goloso, hai certamente tirato un sospiro di sollievo leggendo i versetti appena citati.

Ti invitiamo, però, a riflettere anche su un altro aspetto: non il cibo in sé, ma il nostro rapporto con il cibo potrebbe rivelarsi un peccato! Per chiarire il concetto può essere utile fare un parallelo con quanto afferma l’apostolo Paolo in 1 Timoteo 6:10 riguardo all’atteggiamento verso il denaro: «L’amore del denaro è radice di ogni specie di mali». Il peccato non risiede nel denaro, che come il cibo è un dono che il Signore ci offre, ma nell’«amore del denaro», cioè in quell’attaccamento smodato ai soldi che fa perdere di vista valori più importanti della ricchezza e che rappresenta, di fatto, una forma di idolatria. Forse ti ritieni al riparo dal rischio di trasformare il denaro in un idolo, ma ti sei chiesto se anche dietro un’eccessiva indulgenza verso i “peccati di gola” possa nascondersi il pericolo dell’idolatria? In fondo, a pensarci bene, un idolo non è altro che una persona o una cosa a cui assegniamo, nella nostra vita, il posto che dovrebbe spettare a Dio. Quando, dunque, il cibo può divenire un idolo, e l’ingordigia, un’incontrollabile voracità, può prendere il posto di una sana gestione alimentare?

Cerchiamo di accennare ad alcuni campanelli d’allarme che non dovremmo sottovalutare.

  1. Mangiare senza controllo…
    Purtroppo, non di rado si ascoltano storie di persone, giovani e non, per le quali in determinati momenti della vita, l’assunzione smodata di qualunque tipo di cibo diventa una sorta di chiodo fisso. Così tanto che si prendono sottogamba gli effetti nocivi che gli squilibri alimentari sortiscono sull’organismo. Da parte nostra, non pretendiamo affatto di spiegarti nel dettaglio la questione sul piano medico, ma ci teniamo a rileggere con te due versetti che forse finora non hai mai collegato all’ambito dell’alimentazione: «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi […]? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo» (1 Corinzi 6:19,20). Morendo per noi, Gesù ha riscattato tutto il nostro essere: non solo la nostra anima, ma anche il nostro corpo. Non diversamente dall’assunzione di stupefacenti, dall’abuso di alcool e da qualsiasi altra dipendenza, anche l’ingordigia si potrebbe intendere come una mancanza di rispetto verso il nostro corpo, che è il tempio in cui lo Spirito Santo ha scelto di abitare!
  1. Un’eccessiva accondiscendenza verso i “peccati di gola” ha un costo non solo per il nostro organismo, ma anche per le nostre tasche! Se davanti a un coloratissimo stand di dolciumi o di panini ipercalorici, quasi senza accorgertene, rischi di svuotare il tuo portafoglio, fermati un istante: non è saggio lasciarti dominare dall’ingordigia (1 Corinzi 6:12,13)!
  2. Finora abbiamo considerato le ripercussioni dell’ingordigia sul nostro corpo e sulle nostre finanze, ma dobbiamo porci un’altra fondamentale domanda: per quale ragione rischiamo di rimanere vittime del peccato di gola? In altri termini, quale potrebbe essere la sua radice? Pur senza formulare diagnosi generalizzanti, ci permettiamo di constatare che in situazioni di particolare sofferenza, stress o disagio, il cibo potrebbe diventare una valvola di sfogo, quasi un farmaco da cui ci aspettiamo un po’ di sollievo dalla tristezza. Nessuno vuole negare che in certi giorni un cioccolatino può darci una mano a tirarci su, ma è altrettanto innegabile che strafogarsi di patatine e dolcetti non colmerà l’insoddisfazione del nostro cuore, se non per un attimo. Di fronte al bisogno di un’anima affamata di pace e di gioia, perfino i cibi più squisiti si riveleranno simili a «cisterne screpolate, che non tengono l’acqua» (Geremia 2:13). Per la fame dell’anima l’unico rimedio è un rapporto armonioso e costante con Dio, «la sorgente d’acqua viva». È solo sulla base di una sana relazione con Lui che potremo gestire con equilibrio la nostra vita su tutti i fronti, anche su quello alimentare.

Quindi, mentre gusti con moderazione e con un cuore riconoscente i piaceri della buona tavola, non dimenticare l’invito del salmista: «Trova la tua gioia nel Signore, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore» (Salmo 37:4). Buon appetito!

Redazione Svolta: