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Dottor Hawking, noi non crediamo alle favole

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“Credo che il cervello sia un computer che finirà di funzionare quando ogni componente si romperà.
Non c’è paradiso o vita dopo la morte per i computer rotti. Si tratta di una favola per chi ha paura del buio.”

– Steven Hawking

Dottor Hawking, sei stato una mente indubbiamente geniale. Nonostante la tua malattia, hai avuto una vita piena (immortalata anche in un toccante film) e hai dato contributi unici e preziosissimi alla fisica teorica, non ti è mai mancata neanche la giusta dose d’ironia, come possono testimoniare le tue apparizioni in commedie TV, come Big Bang Theory o i Simpson. Il mondo scientifico e culturale ha perso una figura di riferimento. Di te rimarrà sicuramente una grande memoria, ma crediamo che su una cosa tu non abbia avuto ragione: definire la vita eterna una “favola”.

Lungo tutta la storia ci sono state menti brillanti come la tua (Keplero, Eulero, Boyle, Faraday, Maxwell e tanti altri) che sicuramente non si lasciavano incantare dalle “favole per chi ha paura del buio”.  Da secoli i più grandi intellettuali nei campi delle scienze naturali, della filosofia, della letteratura e delle arti hanno discusso e riflettuto sulle grandi verità teologiche e spirituali che hanno sempre accompagnato l’essere umano. No, non stiamo parlando di favole prive di evidenze e conseguenze visibili per gli esseri umani (abbiamo dedicato una serie di articoli proprio a questo).

Pietro, una persona semplice definita da molti un “popolano senza istruzione”, era sicuramente diverso da te. Era un rude pescatore, ma come te aveva meglio da fare che stare dietro ai tanti predicatori e maestri che giravano per Israele. Ma quando arriva Gesù le cose cambiano, lascia le reti a cui era così attaccato e inizia un viaggio straordinario, diventando testimone oculare di insegnamenti, miracoli e azioni che avrebbero fatto discutere il mondo (comprese le accademie scientifiche e le università) nei millenni a venire. Alla morte di Gesù pensa che ormai fosse tutto finito, con i colleghi torna alle sue reti, al suo mare, ai suoi pesci … ma sulla riva si presenta Gesù, lo stesso che aveva visto morire inchiodato a una croce, era risuscitato! No, non era stata una “favola”. Comincerà a predicare quelle verità al mondo, e dirà, in una sua lettera: ” vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà” (2 Pietro 1:16).

Furono le testimonianze dirette ad essere alla base dei processi di formazione dei vangeli canonici. I discepoli, e molti di coloro che vissero in prima persona accanto a Gesù, furono le fonti privilegiate da cui attinsero I redattori dei vangeli. Se Pietro avesse riferito falsità, altri testimoni oculari sarebbero stati legittimamente in grado di smentirlo. Appellarsi a favole e fantasie è una scorciatoia troppo scontata.

Dottor Hawking, non puoi più leggere queste parole, ma speriamo che le leggano persone che, come te, pensano che crediamo alle favole. No, alle favole non ci crediamo, ma siamo testimoni che c’è qualcosa di più.
Molti di noi, che amano e si sono dedicati alla stessa materia che insegnavi, sanno per certo di non essere dei semplici computer che un giorno si spegneranno, ma non hanno neanche paura del buio perché la nostra vita è stata trasformata da Chi ha dichiarato: “Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre”.

 

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