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L’olio e il profumo rallegrano il cuore; così fa la dolcezza di un amico con i suoi consigli cordiali

(Proverbi 27:9)

Anche quest’anno in occasione della Giornata Mondiale dell’Amicizia, vogliamo riflettere sul significato della relazione tra amici.

Di solito, siamo attratti da persone con cui abbiamo affinità intellettuali e interessi comuni. Il legame che ci unisce a queste persone è una forma d’amore, che i greci chiamavano filéo e che significava “accogliere gli altri con amorevolezza, favorire, proteggere”.

La base dell’amicizia è lo stare bene insieme, il trascorrere del tempo insieme per condividere pensieri, esperienze, progetti; ma anche segreti, difficoltà, cose che ci preoccupano…Spesso da un amico ci aspettiamo ascolto, conforto, consigli, indicazioni su come affrontare determinate situazioni (sia positive sia negative). Da buoni amici dovremmo essere capaci di offrire le stesse caratteristiche che cerchiamo!

Gli amici sono persone così importanti per noi, che a volte la loro presenza vale più di quella di un fratello (Proverbi 27:10).

Allora come cristiani ci poniamo una domanda: l’amico che cerchiamo deve per forza condividere la fede oppure no?

Riflettiamo insieme. Non sempre nella Chiesa troviamo degli amici, magari perché frequentiamo una piccola comunità con pochi ragazzi oppure perché non siamo sicuri che la nostra esperienza col Signore sia così forte, altre volte perché non riusciamo a trovare delle persone che abbiano le caratteristiche che noi cerchiamo… Al contrario, nella vita quotidiana passiamo molto tempo con persone non credenti con le quali magari stiamo bene insieme e con facilità raccontiamo fatti e problemi personali. Questo non è necessariamente una cosa negativa, ma ci espone ad alcuni rischi nel momento in cui abbiamo bisogno di consigli per affrontare una determinata situazione.

Perché rischi?!

Perché la visione di una persona non credente non contempla la presenza e l’aiuto che Dio è pronto e disposto a dare a coloro che glielo chiedono. Molto spesso i consigli ricevuti da persone non credenti ci portano lontano dalla vera soluzione: cercare di capire cosa Dio vuole per noi in quella situazione. Allontanarsi dalla volontà del Signore non avviene di certo in poco tempo. È un cammino lento, fatto di piccole scelte che non consideriamo fondamentali, ma che piano piano ci portano su un’altra strada.

Nell’affrontare i momenti difficili o ricchi di aspettative, anche i credenti sono vulnerabili ed esposti a confusione e dubbi. Sia in momenti molto positivi e gioiosi che in momenti davvero difficili possiamo perdere alcune certezze e non essere più sicuri della strada da seguire. Avere l’amico giusto con cui parlare è, dunque, fondamentale!

Un amico che non è credente dunque è solo un rischio per noi? O può diventare un’opportunità?

Essere aperti, disponibili ad ascoltare è un ottimo modo per far conoscere agli altri che in noi c’è qualcosa di diverso: Gesù! Non una religione o un’associazione a cui apparteniamo, ma una Persona che ci rende migliori. Cos’altro possiamo fare per le persone intorno a noi? Quando ci raccontano di situazioni che devono affrontare, decisioni importanti che devono prendere…possiamo offrirci di pregare per loro e, se le situazioni lo permettono, anche con loro. Possiamo dare loro consigli che tengono conto del punto di vista di Dio, di quello che Lui può fare nella loro vita se glielo permettono.

Possiamo offrire dei modi diversi per passare il tempo, invitandoli a qualche riunione in chiesa o anche semplicemente scegliendo un tipo di divertimento che non fa male e che rimane coerente con la morale che Dio ci chiede.

Essere dei buoni amici per i non credenti è quindi un modo per dimostrare di essere dei veri credenti anche agli altri.

E infine, quali dovrebbero essere le caratteristiche che ci rendono dei buoni amici cristiani?

  • Ascoltare è una delle cose fondamentali nell’amicizia. Un ascolto attivo, che ci rende capaci di capire lo stato d’animo del nostro amico e le situazioni in cui si trova;
  • Consigliare e consolare: dare consigli solo in linea con quello che troviamo nella Bibbia e non visioni personali di una determinata situazione. Gli amici di Giobbe volevano consolarlo, ma incautamente lo hanno portato ad avere dubbi nei confronti del Signore. A volte è meglio stare in silenzio, sospendere ogni giudizio e affidarsi alla preghiera. Pregare con un amico dà forza al nostro legame spirituale.
  • Essere disponibili a mettere gli altri prima di noi stessi! La stessa disponibilità che ci aspettiamo dai nostri amici, dobbiamo essere capaci di darla al momento opportuno. Non siamo dei buoni amici quando, nel momento del bisogno, diciamo “Scusa, ma oggi avevo già un programma. Non posso proprio!”. È costoso rinunciare ai nostri progetti, ma chi riceve il nostro aiuto sarà ancora più riconoscente, perché capirà quanto importante è per noi.

Non dobbiamo dimenticare che il migliore esempio di amico che possiamo trovare è Gesù: Lui è stato disponibile a rinunciare alla sua divinità per farsi carico dei nostri errori sulla croce; sa darci il giusto consiglio attraverso la Sua Parola e lo Spirito Santo, sa guidarci e sa darci il giusto punto di vista per affrontare tutte le situazioni che accadono nella vita!