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8 Minuti e 46 Secondi: Imparare dalla Morte di George Floyd

8 minuti e 46 secondi. Tanto è durata la sopraffazione da parte di un agente di polizia della città di Minneapolis, nello stato  del Minnesota, sull’uomo appena fermato: George Floyd.

Per 8 minuti e 46 secondi il poliziotto “bianco” ha tenuto un ginocchio sul collo del quarantaseienne afroamericano il quale, in un negozio nelle vicinanze, aveva pagato con una banconota sospetta; per questo il negoziante aveva allertato le forze dell’ordine. Il video di un passante, in cui Floyd agonizzante implora il poliziotto di non ucciderlo (si sente più volte la straziante espressione “I can’t breathe” – non riesco a respirare) ha reso virale l’evento verificatosi la sera del 25 maggio 2020.

L’omicidio, un chiaro abuso di potere a sfondo razziale, ha scatenato solidarietà e indignazione nella comunità afroamericana della metropoli americana, di persone in tutti gli Stati Uniti e nel mondo intero. In queste settimane anche in Italia ci sono state manifestazioni contro razzismo e violenza. A Roma, Milano, Torino, Bologna, Perugia ed altre città, molti sono scesi in piazza. “We can’t breathe” – Non possiamo respirare – probabilmente è stato il più potente slogan utilizzato, non solo in occasione di cortei, flash mob e raduni organizzati, ma anche come hashtag sui social networks.

 

Violenza genera violenza

Il caso Floyd ci induce a riflettere, innanzi tutto, sull’ondata di violenza che un tale atto può generare. La violenza produce violenza. All’assassinio di Floyd sono infatti seguiti disordini e danneggiamenti come forma di protesta. Sgomento, paura e rabbia, purtroppo, possono facilmente sfociare nella sete di vendetta e nella violenza. Gesù propone come modello quanti, invece, hanno “sete di giustizia”, definendo ugualmente beati (felici, benedetti) chi “si adopera per la pace” (Matteo 5:6,9). L’apostolo Paolo, che soffrì punizioni corporali e carcere anche a causa di errori giudiziari, scriveva ai cristiani della capitale dell’impero: “Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore” (Romani 12:19). Paolo fece valere più volte i propri diritti di cittadino romano, ma sempre in maniera pacifica, non violenta. L’apostolo Pietro, parlando di difesa della fede (ma il principio vale in ogni campo) raccomanda di dare spiegazioni sempre “con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita; affinché quando sparlano di voi, rimangano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. Infatti è meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male” (1 Pietro 3:16,17). Martin Luther King, premio Nobel per la pace nel 1964 (anno dell’approvazione negli Stati Uniti della legge sui diritti civili), subì arresti ingiusti, aggressioni, fino all’assassinio nel 1968. King scriveva: “La più grande debolezza della violenza è l’essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male, lo moltiplica”. E ancora: “Con la violenza puoi uccidere colui che odi ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro”. L’amore, cuore della verità biblica e della missione di Gesù, “non fa nessun male al prossimo” (Romani 13:10).

 

La follia della “supremazia bianca”

Quanto accaduto il 25 maggio, inoltre, ci dovrebbe ricordare la follia della supremazia “bianca” e della discriminazione sistemica e, soprattutto, il valore biblico dell’uguaglianza. Secondo il pensiero biblico non ci sono “razze”: esiste la razza umana. Semmai si può parlare di etnie. Dato che si tratta di una categoria, quella di razza, che comprende tutti i quasi 8 miliardi di persone al mondo, l’uso del plurale (razze) potrebbe tranquillamente scomparire in riferimento agli esseri umani.

È più che mai urgente ribadire che discendiamo tutti dall’uomo e dalla donna creati in origine da Dio: siamo genealogicamente fratelli. “Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17:26).

Gesú Cristo è il Signore di tutti ed è il Salvatore di chiunque crede: diventiamo spiritualmente fratelli, senza differenze! “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28).

La melanina è quel pigmento marrone scuro che contribuisce a determinare il colore della pelle di una persona. In base alla tipologia e alla distribuzione del pigmento varia il colore della pelle (presente in maggiori quantità nella pelle di chi vive a latitudini tropicali, per proteggere la pelle dai raggi solari). Potrebbe la concentrazione di melanina determinare il valore di una persona? Una persona con la pelle più scura, che abbonda di melanina, dovrebbe per questa ragione, essere oggetto di discriminazione? Siamo tutti uguali davanti a Dio. E dovremmo esserlo anche l’uno verso l’altro. Dovremmo sempre pensare o rivolgerci al prossimo, dicendo: “Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch’io fui tratto dall’argilla” (Giobbe 33:6).

 

Sale della terra

La morte di George Floyd sia, infine, un forte stimolo spirituale e culturale a promuovere l’integrazione che troviamo nel Vangelo. La chiesa del Signore è “il sale della terra” (Matteo 5:13). Come il sale esalta il sapore del cibo e consente la sua conservazione, così fanno i credenti in senso spirituale in relazione alla società. Basta poco sale in proporzione al cibo che si condisce o che si vuole conservare grazie alla salatura (ad es. pesce, carne, olive, etc.). C’è bisogno che ogni discepolo di Gesù condivida con sincerità e coraggio il messaggio del Signore. Tu puoi essere un granello nelle mani di Dio, insieme possiamo essere una manciata da Lui sapientemente utilizzato!

Contrastando ignoranza, odio e discriminazione, ricordiamo le terre a cui fa riferimento la Bibbia, che corrispondono agli attuali territori di Israele, Iraq, Egitto, Sudan, Libia, Stato di Palestina, Turchia, Siria, Libano, Giordania, Grecia, Iran, Malta, Italia ed altri ancora. Pensiamo a Gesù, molto probabilmente un uomo dalla carnagione olivastra, a Simone di Cirene (Libia) che, per un tratto, porta la sua croce. Ricordiamo il ministro della regina d’Etiopia, evangelizzato da Filippo, di ritorno in Africa. Non dimentichiamo la chiesa di Antiochia di Siria che tra i responsabili aveva almeno due predicatori africani, e molte altre testimonianze bibliche.

Adoriamo il nostro Salvatore, che è stato immolato ed ha acquistato a Dio, con il suo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Apocalisse 5:9).

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