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Amore Liquido

 

Viviamo il tempo della liquidità. Economia, politica, amore: tutto è diventato incerto, flessibile, in continuo divenire. Le relazioni umane ce lo dimostrano: siamo la generazione di Tinder e dell’amore senza impegno. Eppure, una domanda sorge spontanea: esiste un’alternativa?

 

Quando negli anni ’60 il sociologo Zygmunt Bauman coniò l’etichetta “modernità liquida”, l’idea di base era semplice: raccontare un tempo incerto e flessibile, pronto a cambiare di giorno in giorno.

 

Una realtà liquida, appunto: slegata, cioè, da una forma solida e compatta, capace di trasformarsi a seconda del contenitore in cui viene inserita. Quella che Bauman rilevava era una vera e propria rivoluzione antropologica di cui noi, abitanti del XXI secolo, siamo senza ombra di dubbio i protagonisti.

 

L’amore liquido

 

Il campo delle relazioni umane è, probabilmente, quello in cui il cambiamento di cui parlavamo si mostra in maniera più lampante: nel mondo in cui viviamo non c’è più l’idea della famiglia tradizionale, né del “finché morte non ci separi”. Oggi i rapporti si sono fatti instabili e fluidi.

 

Vogliamo amore, ma non vogliamo vincoli; desideriamo intimità ma facciamo di tutto affinché i nostri spazi rimangano intatti. Quasi inevitabilmente, la vita dell’uomo del XXI secolo si riduce a un continuo sgusciare da relazione a relazione, in una ricerca ossessiva che, spesso, non porta ad alcun risultato.

 

Le idee di Bauman non sono semplicemente teorie: basta andare un attimo col pensiero alle relazioni di chi ci circonda o a quello che vediamo quotidianamente sui nostri smartphone per rendercene conto. Le persone cercano l’amore tanto quanto sembrano averne paura. E preferiscono, quindi, i rapporti veloci: quelli in cui è possibile darsi senza pensare, senza scommettere.

 

Il mondo liquido è un mondo che, almeno a primo impatto, sembra avere molti vantaggi. Ciascuno può decidere le regole del proprio gioco: chi essere, come essere, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non ci sono obblighi, ma solo possibilità: l’importante è non farsi coinvolgere.

Ma il punto è: questo modo di vivere, è davvero quello che vogliamo?

 

Non siamo programmati per l’incertezza

 

Se vi è mai capitato di studiare psicologia, probabilmente lo saprete già: non siamo programmati per l’incertezza. Gli esseri umani hanno bisogno, per natura, di stabilità, di punti di riferimento, di basi su cui costruire la propria visione del mondo. E non possiamo pensare che questi vengano solo e soltanto da noi: gli altri individui sono essenziali nella costruzione del nostro orizzonte.

 

Una volta appurato questo, il focus dell’attenzione cambia drasticamente. La domanda è lecita: a chi ci stiamo affidando per costruire il nostro modo di pensare?

 

La cultura che ci viene proposta dalla tv, dai social media, dai libri che leggiamo e dai film che guardiamo sembra sottolineare che non è più possibile costruire qualcosa di solido, soprattutto nel campo delle relazioni umane. È importante abituarsi a convivere con l’abbandono, con l’incertezza e con l’idea che non ci sia nulla su cui si possa scommettere.

 

Il fondamento solido

 

L’abbandono ci fa paura perché non vogliamo e non sappiamo affrontare la solitudine. Ma ci fa paura anche perché abbiamo bisogno di certezze: radici, su cui crescere e fondare la nostra vita terrena. E allora, dove cercarle?

 

Nella Bibbia c’è una storia bellissima che sembrerebbe fare al caso nostro. Due uomini costruiscono una casa: uno lo fa sulla sabbia, l’altro sulla roccia. Il primo ci mette meno tempo, probabilmente, e anche meno fatica, il secondo deve lavorare sodo per arrivare al risultato. A un certo punto si scatena una tempesta: c’è il panico, bisogna correre ai ripari.

 

La casa costruita sulla sabbia crolla, si affloscia su sé stessa; quella costruita sulla roccia resiste, imperturbabile, affronta e supera la tempesta (cfr. vangelo di Matteo, capitolo 7, versetti 24-29). Due differenti visioni: una liquida, una solida. Una perdente, l’altra vincente.

 

Nello stesso paragrafo, Gesù dice che “chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24). Il trucco, allora, è tutto qui: costruire su un fondamento stabile, sulla pietra angolare (cfr. Efesini 2:20), sulla radice che nessuna tempesta potrà mai sradicare. In altre parole: costruire a partire da Dio.

 

Un amore alternativo

 

La visione dell’amore che Dio propone nella Bibbia è esattamente l’opposto di quella che vediamo nella modernità liquida. È un amore solido e rivoluzionario, perché:

 

·   non ha fretta, ma sa aspettare i tempi giusti. L’amore della Bibbia è un amore paziente (cfr. 1 Corinzi 13:4), in tutti i sensi possibili del termine. Non è frenetico, non si riversa su chi capita, ma sa attendere, con fiducia, la persona che merita il nostro tempo e la nostra attenzione: prima e dopo il corteggiamento. “Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo […] un tempo per amare e un tempo per odiare […] Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo” (Ecclesiaste 3:1,8,11);

 

·   non cerca soddisfazione a breve termine, perché l’ha già trovata in Dio. Uno dei motivi che si nascondono dietro la ricerca ossessiva del partner sta nel fatto che le persone cercano qualcuno che li completi, che li soddisfi, che sappia amarli come necessitano. È una ricerca vana, chiaramente, perché non esistono uomini perfetti o donne perfette che sappiano colmare le nostre lacune. Dio, invece, può. Davide diceva: “solo in Dio trova riposo l’anima mia; da lui proviene la mia salvezza” (Salmo 62:1);

 

·   non ferisce, ma custodisce e valorizza ciò che abbiamo di più prezioso e intimo. L’amore che la Bibbia propone è un amore che assicura impegno, fedeltà, cura. È un amore che protegge la nostra intimità (fisica e sentimentale), e che ci insegna a donarla solo a chi è disposto a spendere del tempo per conquistarla. Nella Bibbia è scritto che l’amore “non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male” (1 Corinzi 13:5). Anzi: “l’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge” (Romani 13:10);

 

·   non è incerto, perché si fonda sulla guida di Dio, che è certa, incrollabile, sicura. Il punto sta proprio qui: nell’affidarsi a chi non sbaglia e ha il controllo di ogni cosa. Del resto, nella Bibbia c’è esplicitamente scritto che “una corda a tre capi non si rompe così presto” (Ecclesiaste 4:12). Un legame che fa perno sul Signore, il terzo capo, è capace di reggere a tutte le intemperie. È un legame imperituro, che nessuno potrà sciogliere;

 

·   punta più in alto, al tesoro per eccellenza. L’amore che la Bibbia propone ci porta a gustare una parte di ciò che sarà la vita eterna. Una relazione solida, fondata su Dio, è una relazione che ha uno scopo più alto: riflettere l’amore che Cristo prova per la Sua sposa, la Chiesa. Di conseguenza, un legame di questo tipo non ricerca il proprio interesse, ma si spende per gli altri. Guarda al traguardo, oltre che al presente. Annuncia al mondo l’amore più grande, quello che “sorpassa ogni conoscenza” (Efesini 3:19): quello di Dio. E, così, costruisce un’eredità che nessuno potrà mai sottrarre.

 

La nostra generazione ha bisogno di qualcosa di più di un amore liquido. Siamo progettati per vivere un amore solido, autentico e profondamente migliore, perché le sue radici si sviluppano nell’eternità.

 

Se vuoi approfondire il tema delle relazioni sentimentali, ti consigliamo di leggere il libro “Non ancora sposati“.

Rebecca Molea

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