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Invidia: Riconoscerla Per Curarla

 

“È tutta invidia!”: com’è facile dirlo degli altri, com’è difficile dirlo di noi stessi! Ma cos’è l’invidia? Proviamo a fare con la mente e il cuore quello che facciamo con l’azione combinata di indice e pollice (il pinch to zoom) per ingrandire una foto sul telefono!

 

Nella Bibbia l’invidia è, prima di tutto, agitazione

 

Nel libro dei Proverbi leggiamo che “un cuore calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie delle ossa” (Proverbi 14:30). Un’antichissima versione della Bibbia in italiano, la Diodati, traduce: “Il cuor sano è la vita delle carni; ma l’invidia è il tarlo delle ossa”. In questo versetto troviamo, nella tipica struttura dei Proverbi, un’antitesi tra il cuore calmo e l’invidia. La congiunzione avversativa “Ma” non fa che sottolineare una netta distinzione, delle attitudini opposte: da un lato la tranquillità, dall’altro l’invidia.

 

La persona invidiosa non è mai serena, è letteralmente consumata. In romanesco, infatti, chi porta invidia è detto “rosicone”, cioè che rosica, che si logora dentro! Perché? Per una certa possibilità o una determinata qualità che qualcuno ha e che si vorrebbe per sé. Ripensa, come abbiamo visto nel versetto, alla carie, con la sua azione batterica che rovina i denti, ripensa al tarlo, l’insetto che scava gallerie nel legno rovinando i mobili: ecco, questa è l’invidia! Il filosofo ateniese Socrate (posteriore allo scrittore dei Proverbi!) diceva che “l’invidia è l’ulcera dell’anima”.

 

L’invidia è anche cattiveria mista a distrazione

 

“Invidia” viene dal latino e significa guardare male, malvedere, vedere di malocchio. Ha a che fare con il modo in cui si considera il prossimo. Ci hai fatto caso? L’invidia è una di quelle emozioni (o sentimenti) che si possono facilmente leggere sulla faccia di qualcuno. La persona invidiosa non ha pace in quanto prova avversione e rancore per chi ha, o ha avuto, una certa possibilità, possiede una certa qualità, ha determinati risultati.

 

L’invidia prepara all’odio o è odio? Nel Vangelo di Matteo troviamo la parabola dei lavoratori delle diverse fasce orarie (vedi Matteo 20:1-16). I lavoratori nella vigna vengono pagati alla stessa maniera, a prescindere dalle ore lavorate nella giornata. L’imprenditore dice al portavoce dei lavoratori scontenti della prima ora: “Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?” (Matteo 20:15). L’invidia, quindi, ha altri due effetti negativi oltre all’agitazione: ci fa vedere male gli altri, come se ci danneggiassero, e ci distrae dai nostri doveri.

 

L’invidia di solito colpisce qualcuno che si paragona a qualcun altro a lui vicino, “sullo stesso livello” per ruolo, posizione sociale, età, opportunità, ma soprattutto, diremmo, per “vicinanza emotiva”. Per questo, “massima allerta” e massima onestà nel rapporto con chi ci sta accanto (anche perché non sbircio maliziosamente nella vita di altri se non sono abbastanza vicino, cominciando da familiari, amici, colleghi, collaboratori, ecc.).

 

L’invidia porta con sé un senso di orgoglio

 

Orgoglio, per cui non si tollera il fatto che altri abbiano doti pari o superiori, riescano meglio nella loro attività, abbiano maggiore successo. L’invidioso pensa: io merito quel bene, quella ricchezza, quella soddisfazione, non lui o lei! Ricordi la parabola del figlio prodigo? Il figlio maggiore parla così del fratello al padre: “…questo tuo figlio…” (Luca 15:30). Il ragionamento di fondo è: “Io avrei meritato quello che hai dato a lui, lui l’ha sprecato!”.

 

Vogliamo anche osservare che l’invidia non è parente né della ricchezza, né della povertà. Detto diversamente, l’invidia non è associata al reddito, ma ad una comparazione malata; tuttavia, in una società come la nostra, in cui il confronto e l’ostentazione regnano sovrani, la nostra innata invidia trova terreno fertile per svilupparsi. Illich, filosofo austriaco, scrive: “In una società di consumo ci sono … due tipi di schiavi: i prigionieri delle dipendenze e i prigionieri dell’invidia”.

 

L’invidia è ateismo pratico

 

È un’affermazione drastica, lo sappiamo! Preferisci dire “mancanza di fede”? Il credente invidioso rinnega la sua vocazione cristiana, contraddice sé stesso. L’invidioso in sostanza accusa Dio di aver sbagliato nella distribuzione di possibilità e qualità! Per l’invidioso il Signore farebbe parzialità, preferenze o sarebbe soggetto a cali di concentrazione. Insomma, il Signore potrebbe fare confusione, come chi spedisce un pacco, inserendo l’indirizzo del destinatario di un certo bene o di una certa benedizione.

La verità è che Dio sa sempre quello che fa o che permette. “Dio infatti non è ingiusto… ” (Ebrei 6:10). A noi si incrociano gli occhi quando guardiamo troppo l’erba del vicino, non al Signore!

 

Che disastro l’invidia!

 

Eppure il rimedio c’è e mostra i suoi risultati a partire da una presa di coscienza. Abbiamo bisogno di riconoscere la nostra agitazione, la nostra cattiveria e distrazione, il nostro orgoglio, la nostra mancanza di fiducia in Dio. Bisogna confessare a Dio, oltreché a sé stessi, l’invidia del proprio cuore. La Bibbia ci raccomanda più volte di non invidiare chi ottiene le cose accaparrandosele, chi agisce senza scrupoli: il malvagio, l’empio, il peccatore (Salmi 73:1-3).

 

Quanti danni ha fatto l’invidia! Giuseppe, figlio di Giacobbe, è stato venduto dai fratelli per invidia (Genesi 37:11). Per invidia gli apostoli Pietro e Giovanni sono stati arrestati. L’apostolo Paolo ha avuto molte persone contro per invidia, ad esempio nella città di Antiochia di Pisidia e a Tessalonica (Atti 13:45; 17:5). Gesù è stato consegnato alle autorità per invidia! (Matteo 27:18)

L’invidia è uno strato di polvere che si può depositare anche su qualcosa di così bello e nobile come una forma di servizio a Dio o di altruismo. Alcuni – scrive dispiaciuto l’apostolo Paolo ai Filippesi – predicavano Cristo per invidia e competizione (Filippesi 1:15).

 

“…L’amore non invidia…” (1 Corinzi 13:4). Dio è amore: impariamo da Lui. E se l’invidia è come la carie o il tarlo, potremmo paragonare il Signore al miglior Dentista o al miglior Restauratore: lasciamoci curare, lasciamoci restaurare l’anima.

 

Ecco la cura per l’invidia proposta dallo Specialista dell’anima. Essa inizia con la consapevolezza e prosegue con la gratitudine per quello che il Signore ci ha donato e con la fede nei Suoi perfetti progetti.

 

Gabriele S. Manueli

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