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Comunica … nelle scuole e nelle università

 

Il testo seguente è il contenuto del quarto laboratorio presentato dal progetto Svolta a Chianciano al raduno dei monitori delle Scuole Domenicali e dei responsabili dei giovani.

 

Poi (Paolo) entrò nella sinagoga, e qui parlò con molta franchezza per tre mesi, esponendo con discorsi persuasivi le cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni si ostinavano e rifiutavano di credere dicendo male della nuova Via davanti alla folla, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli e insegnava ogni giorno nella scuola di Tiranno.

 

Questo durò due anni. Così tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore. Dio intanto faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo. (Atti 19:8-11)

 

1) Si può evangelizzare nelle scuole e nelle università?

 

RISPOSTA: Sì, l’esempio di Paolo in Atti 19:8-11 esclude ogni dubbio ed esitazione.

Già a partire dagli anni ’50 le Assemblee di Dio nel mondo hanno avviato attività evangelistiche specifiche in ambito universitario. Con sigle diverse, queste organizzazioni studentesche pentecostali sono presenti negli USA, nel Sud America, in Asia, in Europa, ecc…

Due esempi:
> oggi negli Stati Uniti più di 28.000 studenti universitari sono coinvolti attivamente dall’associazione studentesca delle Assemblies of God in più di 300 università.
> in Germania più di 500 studenti pentecostali sono attivi in circa 12 diversi poli universitari.

 

Con circa 4 milioni di studenti fra scuole superiori e università, in Italia l’ambiente dell’istruzione rappresenta probabilmente il più grande ambito di evangelizzazione da noi ancora inesplorato.

 

2) Come si deve evangelizzare nelle scuole e nelle università?

 

RISPOSTA:
v.10 indirizzando verso la Parola di Dio
v.11 cercando la potenza di Dio
v.8 con discorsi persuasivi (perciò non limitandoci al solo annuncio)
v.10 con perseveranza e continuità (nei limiti di quanto ci è possibile)

 

3) Evangelizzare in ambienti “culturali” significa venir meno al nostro “DNA evangelico conservatore”?

 

RISPOSTA: No. Fino al 1800 i più celebri movimenti evangelici sono partiti dalle università (vd. Wycliffe ad Oxford, Tyndale a Cambridge, Lutero a Wittenberg, Arminio a Leida) o hanno visto in prima linea uomini di Dio che avevano anche una formazione accademica significativa (il nome di John Wesley compare ancora nel sito dell’università di Oxford presso la quale ha studiato e fondato il “club dei santi”; presso Yale è possibile trovare il centro dedicato al predicatore Jonathan Edwards).

 

4) Evangelizzare in ambienti “culturali” significa venire meno al nostro “DNA pentecostale”?

 

RISPOSTA: No. Essere pentecostali riguarda:
1) Il genuino segno delle lingue che accompagna tutti coloro che sono riempiti con lo Spirito Santo per la prima volta;
2) La ricerca ogni giorno della pienezza dello Spirito Santo;
3) Il fervore nelle preghiere, nella predicazione, nell’evangelizzazione, nel servire Dio;
4) La profonda, vera dipendenza dalla preghiera in ogni decisione o routine giornaliera;
5) Credere che Dio può usare con potenza, mediante il Suo Spirito, anche i più semplici, i più umili, coloro che non hanno capacità umane, perché la gloria vada sempre unicamente a Lui;
6) Cercare e sperimentare la manifestazione dei nove carismi spirituali;
7) Cercare la guida di Dio, la Sua volontà come priorità nello scegliere la direzione da seguire, in qualsiasi ambito, ma soprattutto per la nostra priorità, che è l’evangelizzazione.

 

Queste cose non cambiano di per sé con l’ingresso in ambienti come scuole o università. Anzi, impegnarci nell’evangelizzazione per essere Suoi testimoni ci dovrebbe rendere “più” pentecostali e “più” simili ai pionieri del nostro movimento!

La spiritualità e la devozione sono determinate da (a) preghiera, (b) lettura della Bibbia e (c) partecipazione alla vita della comunità. Essere visibili nelle scuole o nelle università non dovrebbe andare a impattare su questi tre ingredienti essenziali della nostra vita spirituale.

 

5) È utile o sconveniente a questo proposito presentarci in scuole o università come “dott.” o “prof.”, facendo valere i nostri titoli accademici?

 

RISPOSTA: Nel pensiero dell’apostolo Paolo, i titoli accademici di per sé sono “spazzatura” al fine di conoscere Cristo (vd. Filipp.3:8-9) e quindi non vi si dovrebbe mai fare riferimento nel contesto della vita di chiesa. Infatti, nel concilio di Gerusalemme in Atti 15, i titoli accademici dell’apostolo Paolo non hanno alcun valore; tuttavia Paolo non si tirò mai indietro dall’utilizzare nel contesto secolare (cioè fuori dalla chiesa) i propri titoli e diritti (vd. Atti 22:25), soprattutto quando il fine era di raggiungere la missione che il Signore gli aveva posto davanti (vd. Atti 25:11).

 

6) Di cosa dobbiamo parlare nelle scuole e università?

 

RISPOSTA:
dobbiamo ARRIVARE a parlare dell’Evangelo di Cristo Crocifisso (1 Cor.2:2), unico messaggio che può produrre rigenerazione nel cuore dell’uomo (Rom.1:16), ma non è detto che dobbiamo PARTIRE subito dall’Evangelo.

 

Nella Bibbia ritroviamo molti esempi di questo principio:
a) i magi partiti dall’astrologia (Matteo cap. 2)
b) la donna samaritana a cui Gesù si avvicina per parlare dell’acqua di cui Gesù aveva bisogno: era un’opportunità di contatto, non ha un significato spirituale (Giovanni cap. 4)
c) Cornelio con Pietro (Atti cap. 10)
d) la stessa storia di Israele in tutto l’Antico Testamento
e) il ruolo della legge nel condurci alla grazia (Romani 5 e 6)
f) l’esempio degli undici discepoli che prima di ricevere lo Spirito in Giov. 20:22, hanno ascoltato Gesù parlare di molti temi etici e pratici differenti.
Nessuno di questi esempi sarebbe pienamente comprensibile e, pertanto, saremmo in contrasto con la chiara opera di Dio che ci è stata rivelata, se affermassimo che la predicazione debba sempre PARTIRE dall’annuncio dell’Evangelo.

 

7) Ma come può un uomo morto spiritualmente comprendere ciò che diciamo se non è già stato rigenerato dallo Spirito di Dio? Un seminario sul Protestantesimo o su fede e scienza davanti ai non-credenti, non è come parlare a un morto o un sordo? Prima si crede, poi si capisce!

 

RISPOSTA:
C’è un miracolo che precede la nuova nascita: “i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno.” (Giov. 5:25). Lo Spirito Santo può essere con noi (Giov. 14:17) già prima che nasciamo di nuovo e venga a dimorare “in noi”. Così è stato per i dodici discepoli.

 

8) Cosa possiamo fare concretamente nelle scuole?

 

RISPOSTA:
> eventi su 500nario
> eventi su prevenzione droghe
> conferenze di altro tipo
Le strade che si apriranno dipendono caso per caso dalla disponibilità del preside, dei professori, a volte dei genitori degli studenti e anche dai contatti che possiamo avere all’interno delle scuole, i quali potranno favorire la collaborazione e l’approvazione delle nostre proposte.

 

9) Cosa possiamo fare concretamente nelle università?

 

RISPOSTA:
-Creare un’associazione studentesca a livello locale, regionale (di Zona) o nazionale per avere durante l’anno disponibilità continuativa delle aule dove svolgere l’evangelizzazione.
-Formare piccoli gruppi continuativi che leggano la Bibbia (testi evangelistici), affidandoli a giovani studenti che rendano conto settimanalmente delle attività al proprio pastore e/o al proprio
responsabile dei giovani
-Eventi speciali una tantum, di vario genere (scienza e fede, bioetica, 500nario Riforma Protestante, influenza della teologia protestante sulla musica di Bach, ecc. ecc. ecc. – spazio alla creatività!!)

 

Per approfondire ulteriormente il tema dell’evangelizzazione nelle scuole e università, si raccomanda in particolar modo il libro “Gesù oggi: evangelizzare atei convinti, spirituali non religiosi e cristiani nominali”, Luke Cawley, ediz. ADIMEDIA.

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