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Gesù a casa tua!

 

#iorestoacasa: quest’hashtag ha cominciato a entrare nella tua quotidianità a causa delle restrizioni dovute al Coronavirus. Questa emergenza epidemiologica ha modificato alcune abitudini che ti apparivano più che ovvie. Quella di uscire di casa quando e quante volte volevi, ad esempio, o quella di ricevere a casa tua chi volevi e quando volevi.

 

Da parte nostra, non intendiamo affatto alimentare in te sentimenti di frustrazione né di rabbia nei riguardi di quelle regole a cui, come giovani cristiani nati di nuovo, ci adeguiamo con senso di responsabilità, nel pieno rispetto delle autorità e del loro ruolo (Romani 13:1-5). Desideriamo, però, condividere con te una notizia rincuorante: a dispetto di tutte le limitazioni possibili e immaginabili, in questo periodo e in ogni altra circostanza, Gesù vuole entrare in casa tua!

 

Ci soffermeremo, a questo proposito, su una storia biblica davvero toccante, che puoi leggere nel capitolo 19 del Vangelo di Luca.

 

Gesù entra in casa tua… anche se non sei perfetto

 

Perdonaci se stiamo per “spoilerare”… ma inizieremo a raccontarti la vicenda da un dettaglio che si colloca all’incirca a metà del racconto: «Gesù […] disse: “Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua”» (Luca 19:5). Gesù, dunque, non vedeva proprio l’ora di andare a trovare quest’uomo di nome Zaccheo!

 

Viene da chiedersi, dunque, chi fosse il personaggio che Gesù era impaziente di onorare con una Sua visita. Luca ci fornisce alcune informazioni che sulle prime non sembrerebbero particolarmente indicative della condizione morale di Zaccheo: “era capo dei pubblicani ed era ricco” (Luca 19:2). Possiamo intuire che la sua ricchezza derivasse dal lavoro che svolgeva: quello di sovrintendente dei pubblicani, cioè di quegli Ebrei che riscuotevano le tasse dai loro connazionali per conto dei dominatori Romani.

 

Fin qui, almeno in apparenza, nulla di strano. Ma perché la gente, commentando nel seguito del racconto, il comportamento di Gesù, Lo criticava per aver alloggiato “in casa di un peccatore” (Luca 19:7)? La risposta più plausibile sta nel fatto che i pubblicani non piacevano ai loro conterranei non solo perché collaboravano con gli invasori Romani, ma anche perché, a quanto pare, spesso approfittavano del proprio incarico per estorcere ai contribuenti più denaro del dovuto e si arricchivano, così, ingiustamente alle loro spalle.

 

Mettiti ora per un attimo nei panni di un vicino di casa di Zaccheo. Forse anche tu avresti pensato qualcosa come: “Proprio da uno così doveva andare Gesù?”. L’amore di Dio, però, ci meraviglia esattamente per questo: Gesù non aspetta che siamo perfetti per entrare in casa nostra, nell’intimità del nostro cuore e del nostro vissuto, ma vuole incontrarci proprio adesso.

 

Vuole accoglierci così come siamo, con tutti quei difetti piccoli e grandi e con tutte quelle zone d’ombra di cui ci sentiamo tutt’altro che fieri. La Sua opera nella nostra vita, infatti, inizia proprio da qui: dal momento in cui Gli permettiamo di entrare a casa nostra, anche se le “stanze” della nostra vita non sono proprio ben ordinate.

 

Gesù entra in casa tua… se Lo vuoi

 

Abbiamo cominciato il nostro viaggio nella storia di Zaccheo a metà, ma c’è un prima. C’è un passo che il nostro amico pubblicano ha compiuto prima che Gesù si “autoinvitasse” a casa sua. Luca ci spiega che Gesù stava percorrendo le vie di Gerico, la città in cui Zaccheo viveva, e che quest’ultimo “cercava di vedere chi era Gesù” (Luca 19:3).

Qual era la molla di questa ricerca? Semplice curiosità? La speranza di un incontro che imprimesse una svolta alla sua vita? Non possiamo pronunciarci con certezza sui moventi delle azioni di Zaccheo, ma un fatto è evidente: il pubblicano non si lasciò scoraggiare da alcun ostacolo.

 

La sua, infatti, fu davvero una corsa a ostacoli: Zaccheo, come sottolinea il versetto 3 del nostro testo biblico, era basso e i suoi occhi non riuscivano ad alzarsi al di sopra della folla che si era accalcata nell’attesa dell’arrivo di Gesù. Tuttavia, quell’assembramento – è proprio il caso di dirlo! – non fermò il desiderio del pubblicano: arrampicandosi su un albero di sicomoro, egli si mise nelle condizioni ottimali per vedere Gesù.

 

Quali timori avrebbero potuto bloccare Zaccheo? Intanto vorremmo farti notare che un sicomoro può essere alto fino a 10-15 metri : non era certo un gioco da ragazzi scalarlo! Alla preoccupazione di cadere dal sicomoro, poi, se ne sarebbe potuta aggiungere una ancor più angosciosa: la paura del giudizio di quella folla che era abituata a etichettare Zaccheo come un “peccatore” e che ora avrebbe potuto ridicolizzare quell’omino disonesto che se ne stava appollaiato sull’albero.

 

Zaccheo, però, andò oltre, e il suo coraggio ci parla ancora oggi. Da quel sicomoro Zaccheo ci ricorda che non c’è nessuna barriera, né fisica né sociale, che possa separarci dall’obiettivo più importante che possiamo realizzare nella nostra esistenza: incontrare Gesù!

 

Gesù entra in casa tua… per mettere le cose a posto

 

Come abbiamo osservato, c’è un “prima” incoraggiante che prepara la visita di Gesù a Zaccheo. C’è, però, anche un “dopo” non meno importante. L’iniziativa presa da Gesù, che alzò gli occhi verso il pubblicano e gli espresse la volontà di fermarsi a casa sua, dovette letteralmente sconvolgere l’uomo. Zaccheo, infatti, “si affrettò a scendere e lo accolse con gioia” (Luca 19:6).

 

Possiamo solo provare a immaginare il suo entusiasmo: probabilmente non si aspettava nemmeno che proprio lui avrebbe ricevuto l’onore di ospitare il Maestro. Forse, ai nostri giorni, tanti avrebbero colto al volo l’occasione per scattarsi una valanga di selfie insieme all’ospite VIP e postarli sui social.

 

Per il nostro pubblicano, però, quell’incontro significò ben altro: a contatto con Gesù, con l’Unico che non ha mai commesso alcun peccato e che, nonostante questo, ama il peccatore, Zaccheo sentì il bisogno di vedere la sua vita trasformata. Confessò spontaneamente le proprie colpe e si impegnò concretamente a imboccare una nuova direzione: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo” (Luca 19:8). Dopo quella visita Zaccheo non fu più lo stesso!

 

Anche noi, come Zaccheo, dopo l’incontro con Gesù non siamo più rimasti gli stessi. Quando Lo abbiamo invocato, Egli è spiritualmente entrato nel nostro cuore e, per la potenza del Suo sacrificio, ha eliminato il nostro peccato. Gesù ha dato valore alla nostra vita, aiutandoci a “fare piazza pulita” di quei pensieri, sentimenti e comportamenti che ci impedivano di viverla pienamente in armonia con Dio.

 

Non siamo certo perfetti: come in un cantiere aperto, i lavori sono ancora in corso! Ma abbiamo realizzato la SVOLTA che imprime un senso vero alla nostra esistenza. Una svolta che è anche alla tua portata. Se ancora non l’hai vissuta, fai come Zaccheo: non guardare al tuo peccato né agli ostacoli che ci sono nel tuo cammino ma cerca Gesù. Sperimenterai una concreta trasformazione di vita che ti renderà appagato e felice, non potrai far altro che amare Gesù con tutto te stesso.

 

Lui è già alla porta del tuo cuore e non vede l’ora di entrare in casa tua!

Valeria Mangraviti

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