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I giovani, energia per la chiesa

I giovani, energia per la chiesa

Intervista a Greg Mundis

 

Il fratello Greg Mundis è stato quest’anno il predicatore del Raduno Nazionale dei Monitori delle Scuole Domenicali e dei Responsabili dei Giovani, organizzato con la collaborazione del progetto Svolta delle Assemblee di Dio in Italia.

 

Il fratello Mundis oggi è direttore esecutivo di un’organizzazione consorella e, in tale ruolo, coordina 2699 missionari in 252 diverse nazioni.

 

Per almeno 5 anni, ha svolto il ruolo di responsabile dei giovani nella propria nazione, prima di fondare a Vienna, nel 1987, una chiesa che oggi conta 1800 membri; poco dopo è diventato il coordinatore dei missionari delle Assemblies of God in Europa.

 

Lo abbiamo incontrato per intervistarlo a nome di Svolta.

 

S: fratello Mundis, per iniziare, che cosa ci puoi dire del ruolo dei giovani nella chiesa?

 

M: i giovani contribuiscono in modo particolare con la propria energia alla vita della chiesa locale. Due esempi di giovani che si distinguono nella Bibbia sono Davide, quando affronta Golia, e Timoteo, a cui Paolo si rivolge dicendo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età” (1 Tim.4:12).

 

S: e quali sono invece, secondo te, le priorità del servizio cristiano che possiamo svolgere a favore dei giovani?

 

M: i responsabili dei giovani, innanzi tutto, devono essere loro stessi un modello per gli altri che li osservano. Il mio consiglio in generale per chiunque (che si tratti di un uomo di affari o di una mamma casalinga o, in questo caso, di un responsabile dei giovani) è di cercare, prima di tutto, il Regno di Dio e avere una sincera passione per Gesù. Tutto il resto verrà di conseguenza se ci sono queste premesse.

 

Certo, in una società come quella in cui viviamo oggi, il responsabile dei giovani non deve mancare di creatività. Deve trasmettere energia ed essere capace di muoversi su più piani differenti. Non può limitarsi a un insegnamento verticale, come quello di un professore che siede alla cattedra: i giovani devono avere lo spazio per partecipare.

 

Per esempio, è meglio che la lettura e l’insegnamento della Bibbia avvengano attraverso una serie di domande. Chi conduce la riunione giovanile deve essersi ben preparato a casa prima di arrivare in chiesa, possibilmente anche attingendo a commentari biblici. Successivamente, deve dirigere la conversazione, correggere la direzione se prende una piega strana, esprimendo comunque rispetto e capacità comunicative verso chiunque sia seduto nella sala. Accanto alla creatività, è bene che ci sia spirito di gruppo e, perché no, a volte anche mangiare insieme può essere un ingrediente importante per contribuire alla giusta atmosfera e sviluppare relazioni positive.

 

S: che cosa consigli a un gruppo giovanile che da anni non vede arrivare alla propria riunione neppure un giovane che non sia, in realtà, un figlio di credenti?

 

M: su questo bisogna essere realisti: se nessuno arriva da fuori per aggiungersi alla riunione giovanile è perché nessun giovane sta invitando un coetaneo non credente a partecipare; forse perché, in qualche modo, sa che quell’incontro giovanile non riuscirebbe ad “agganciare” una persona nuova che si avvicina per la prima volta all’Evangelo. In altre parole, vuol dire che quel giovane ritiene la riunione non interessante e senza le potenzialità per includere chi arriva da fuori.

 

L’ambiente della riunione giovanile non deve essere soltanto confortevole per i credenti, ma soprattutto attraente per coloro che arrivano dal mondo. L’efficacia evangelistica delle riunioni giovanili non è qualcosa di scarsa importanza. La nostra stessa normalità in quanto credenti, il fatto che non abbiamo bisogno di cose assurde o estreme per poterci divertire, è qualcosa che di per sé dovrebbe attrarre naturalmente coloro che vengono dal mondo. Se questo non avviene, occorre chiedersi il perché e intervenire.

 

 

S: che cosa pensi dell’opera di evangelizzazione a Scuola e nelle Università?

 

M: a mio avviso, da un punto di vista spirituale, si tratta della chiave del futuro del continente europeo. Quando, nel 1998, sono diventato responsabile delle attività missionarie delle Assemblies of God  in Europa, vi erano soltanto due nazioni che ospitavano missionari focalizzati sull’evangelizzazione nelle Università. Dopo meno di vent’anni, oggi sono più di quindici le nazioni in cui tali missionari sono attivi. I missionari focalizzati sull’ambito universitario sono di un’importanza cruciale perché sono quelli abituati a parlare con “le persone più lontane da Dio”.

 

 

(Nota di SVOLTA: qui il fratello Mundis ha usato in inglese l’espressione “secular people” che potremmo tradurre “persone secolariste, postmoderniste, ecc.” – comprende sia gli atei sia gli “spirituali, ma non religiosi” riportati nel libro Gesù Oggi, appena pubblicato da ADIMEDIA con logo SVOLTA ? )

 

 

I nostri missionari nelle Università parlano ogni giorno con questo genere di persone e hanno imparato come parlar loro in modo efficace. Il movimento studentesco delle Assemblies of God è ben radicato nel discepolato, saldo nella Parola di Dio ed enfatizza la comunione fraterna. I missionari nelle Università hanno soprattutto questa particolarità: sanno come parlare ai secolaristi, quale terminologia utilizzare in modo che l’Evangelo possa essere ascoltato e compreso. Io stesso potrei non essere compreso se parlassi a un uditorio di questo tipo: probabilmente non si fermerebbero neppure ad ascoltarmi. I servitori di Dio che sono abituati a parlare nelle Università hanno sviluppato, invece, un modo di parlare più adatto a questo uditorio.

 

 

S: che cosa pensi del rischio che gli universitari possano sentirsi in qualche modo un’élite all’interno della chiesa?

 

 

M: è vero che il rischio esiste: gli universitari possono essere arroganti e presuntuosi. Alcuni sicuramente lo sono. D’altra parte, gli anziani potrebbero essere sospettosi. In Cristo è necessario abbattere ogni possibile muro di separazione, costruendo un ponte fra generazioni e livelli di istruzione differenti.

 

In questo senso, è ovvio che da entrambi i lati occorre fare la propria parte e uno sforzo di comunicazione e immedesimazione, ma la più grande responsabilità affinché non avvengano  contrasti ricade principalmente sui giovani studenti universitari. Sono loro che devono riuscire a comunicare in modo da evitare fraintendimenti su quelle cose che la generazione precedente fa fatica a inquadrare perché le vede come nuove e inusuali.

 

In tal senso, a volte, la soluzione è molto semplice: partecipare agli incontri di preghiera in chiesa e pregare con gli anziani, collaborare nelle attività pratiche come le pulizie, salutare sempre e in modo caloroso i fratelli anziani che si siedono accanto durante il culto, avere sinceri sentimenti di riconoscenza per coloro che ci hanno lasciato in eredità l’Evangelo e la sana dottrina, nonostante le molte difficoltà.

 

Sono queste le cose che contribuiscono a costruire i ponti all’interno della fratellanza e di cui abbiamo bisogno per poter condividere l’amore di Dio e trasmettere l’Evangelo alla nuova generazione.

 

 

S: grazie fratello per le tue preziose risposte!

 

 

M: è stato un piacere… ehm, posso pregare per voi?

 

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