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Il Campo è il Mondo

  1. LA RESPONSABILITÀ E L’OPPORTUNITÀ

“Il Campo è il mondo”. Così si espresse Gesù nella parabola delle zizzanie. Il mondo è il SUO campo, è il confine del suo (e del nostro) lavoro. Dal mondo Gesù trarrà il frutto della sua semina: la Chiesa, il risultato del suo preziosissimo sacrificio.

Negli Atti degli Apostoli Gesù fissa chiaramente i confini del lavoro spirituale della Chiesa: le estremità della Terra! (Atti 1:8)

Pensiamo perciò che in qualità di monitori e responsabili dei giovani, non possiamo che adottare la stessa unità di misura del Maestro per definire o ridefinire il nostro campo d’azione, il numero dei nostri (potenziali) alunni, dei giovani che sono (potenzialmente) affidati alla nostra cura, estendendolo al mondo fuori dalle nostre aule e dalle nostre chiese.

Gesù amò quelli che durante il suo ministero terreno gli erano stati affidati; tuttavia c’erano altri “alunni della sua classe” e “giovani della sua riunione” che ancora dovevano essere cercati, salvati ed aggiunti agli altri:

“Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore” (Giovanni 10:16).

E così l’Evangelo è arrivato fino a noi, che non facevamo parte del popolo di Israele! Allo stesso modo nelle nostre città ci sono bambini, ragazzi e giovani che non sono i figli di credenti delle nostre chiese; non fanno parte del nostro “popolo”; che non frequentano le nostre scuole domenicali e le nostre riunioni dei giovani. È perciò arrivato il momento che le nostre scuole domenicali e le nostre riunioni giovanili vadano da loro!

Proprio per questo infatti nacque la Scuola Domenicale nel 18° secolo. Robert Raikes, proprietario di una testata giornalistica a Gloucester (Inghilterra), era allora coinvolto nel recupero di detenuti, schiavi in molti casi dell’alcool; quando si rese conto che prevenire è più semplice che curare.

Raikes individuò nell’istruzione biblica dei bambini poveri, che vivevano la loro vita tra il lavoro nelle fabbriche e le strade della città, lo strumento per prevenire la miseria che vedeva ogni qual volta varcava la soglia del carcere.

Nacque così la Scuola Domenicale. Tutto ebbe inizio con pochi bambini che la domenica venivano istruiti nella stanza di una casa privata. Dopo due anni diverse Scuole domenicali erano state aperte nella zona. Dopo cinquanta, più di un milione di bambini inglesi la frequentavano nelle loro città.

 

      2. IL METODO

Vogliamo essere il più possibile pratici e lasciare qualche indicazione relativa al metodo. Raggiungere i bambini e i giovani delle nostre città è una necessità… ma come?

Ci sono degli elementi fondamentali che riguardano sia il lavoro con i bambini che il lavoro con adolescenti e giovani e qualsiasi altro servizio svolto dalla Chiesa:

  • Amore: non una pietà effimera e infruttuosa. Ma una potente compassione per bambini e giovani che ci impedisce di rimanere inoperosi, che viene dal Signore, destinata a durare nel tempo e a “costringerci” all’azione; settimana dopo settimana, anno dopo anno.
  • Preghiera: “Perché senza di me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5). Individuato il bisogno è necessario spendere del tempo presentandolo davanti a Dio, invocando la sua guida, la sua potenza e la sua benedizione. Diversamente rischiamo di basare tutto su noi stessi, le nostre capacità e la nostra visione.
  • Parola: La Parola di Dio fu il libro di testo della Scuola Domenicale di Raikes. È il libro di testo della nostra Scuola Domenicale. Niente è in grado di produrre cambiamento reale e duraturo quanto la Bibbia, la Parola di Dio:

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia” (2 Timoteo 3:16-17).

 

Questi tre elementi devono rimanere punti fermi del nostro lavoro spirituale, un marchio di qualità indubitabile e irrinunciabile, che fa la differenza tra la predicazione dell’Evangelo e l’azione sociale fine a se stessa.

 

Il Metodo: Scuola Domenicale evangelistica.

I Metodi possono essere diversi a seconda dell’esperienza, del numero delle persone coinvolte, del contesto socio-culturale e della zona in cui si opera. Tuttavia possiamo individuare degli elementi comuni che possono contribuire a rendere questa attività efficace.

  • Il LUOGO:

salvo eccezioni, che non riusciamo ora ad immaginare, si comincia sempre da “fuori”. Fuori dalle nostre Chiese. Perché è fuori dalle nostre Chiese che troviamo i bambini. Un buon suggerimento potrebbe essere partire dai parchi durante la stagione estiva. Durante l’inverno invece, potreste invitare i bambini più assidui a delle sessioni (più sporadiche) nella vostra chiesa o in altro luogo al chiuso se disponibile.

  • COSTANZA:

Una volta all’anno non basta! Nessun monitore o responsabile dei giovani coscienzioso accetterebbe di fare lezione una volta all’anno. L’impatto della nostra attività sarebbe pressoché nullo. Senza costanza non si possono nemmeno costruire fiducia e relazioni con bambini e genitori, elementi che vedremo essere fondamentali. Durante la stagione estiva l’obiettivo (tenuto conto delle risorse a disposizione) potrebbe essere quello di uscire anche una volta a settimana.

  • FLESSIBILITA’:

Impossibile essere costanti senza flessibilità, ovvero la capacità di eliminare tutti gli elementi di rigidità che renderebbero faticosa l’organizzazione del lavoro. Ancora poco chiaro? Pensate ai permessi che avete bisogno per un teatrino (occupazione di suolo pubblico) o per un palco, oppure quanto tempo richiede la preparazione di una recita in costume, con copione e tutto il resto! Meglio essere semplici e costanti che fare cose troppo elaborate ma sporadiche.

  • L’ATTIVITA’:

Non pretendiamo di dare un metodo universalmente valido; tuttavia, far giocare i bambini in apertura del vostro programma ci sembra la cosa più semplice da fare e più efficace per rompere il ghiaccio. A seguire non potrà mancare una lezione biblica (o basata su principi biblici) che tenga conto del fatto che i bambini che avete davanti non sanno quasi nulla di Gesù, Davide e Sansone. Usate tutti gli espedienti visivi che avete a disposizione (brevissimi sketch compresi) per imprimere il messaggio desiderato.

  • PUO’ AIUTARE….:

       Avere magliette tutte uguali! Magari stampando il nome che deciderete di dare alla vostra iniziativa. Questo vi renderà identificabili e facilmente riconoscibili nelle occasioni successive (oltre a creare fiducia nei genitori che vi percepiranno come più “organizzati”). Fare invece volantinaggio davanti alle scuole elementari può aiutare a far sapere quando e dove sarà il prossimo appuntamento.

Possibilmente cercate di operare in sintonia con i rappresentanti del comune in cui vi trovate, informando il vostro sindaco delle attività che state facendo, dei metodi e degli scopi.

 

  • SQUADRA:

C’è bisogno di una squadra di fratelli e sorelle affiatati. Giovani e meno giovani possono partecipare… purché davvero spinti dall’amore di cui parlavamo sopra. Così come il lavoro del monitore, questo servizio non può essere improvvisato e neppure fatto con superficialità. Ogni membro della squadra deve essere spiritualmente pronto, biblicamente preparato ed adeguatamente formato per lavorare con i bambini, imparando a gestire tutte le fasi del programma che organizzerete per garantire intercambiabilità e non dipendere da una sola persona.

  • FIDUCIA:

Nell’ottica di avviare un’attività continuativa, sarà importantissimo conquistare e mantenere la fiducia dei bambini e dei genitori. Motivo per cui è fondamentale essere trasparenti fin dall’inizio. Dite chiaramente che siete cristiani e che il vostro è un programma cristiano. Il consiglio è tuttavia di evitare di fare proselitismo diretto in queste occasioni (consegnando volantini con l’indirizzo della Chiesa ad esempio). Questo potrebbe crearvi problemi con il Comune e creare sospetto nei genitori; in fondo il vostro obiettivo è fare la lezione di Scuola Domenicale settimana dopo settimana. Avrete senz’altro la possibilità di invitare in chiesa genitori e bambini una volta che avrete stretto relazioni più solide e avranno imparato a fidarsi di voi toccando con mano il vostro amore. Le occasioni non mancheranno!

  • RELAZIONI:

Trovate il modo di far sapere ai bambini più assidui quando e dove sarà il prossimo incontro. Concentrarsi su uno o due parchi della zona sicuramente aiuterà. Fare visite periodiche alle famiglie dei fedelissimi (con il loro consenso ovviamente) sarà il passo finale.

 

 

Il Metodo: riunione dei giovani evangelistica

Anche in questo caso ammettiamo che non ci sono metodi universali e che gli approcci possono cambiare per le stesse ragioni sopra menzionate per la Scuola Domenicale. Ma anche in questo caso lasciamo alcuni principi, rimanendo ferma l’importanza dell’ amore, della preghiera e della Parola.

  • DISCEPOLI CHE FANNO ALTRI DISCEPOLI:

Ad essere in prima linea in questo lavoro devono essere proprio i giovani della riunione, che innanzi tutto devono essere dei veri discepoli: nati di nuovo, battezzati nello Spirito Santo e sensibilizzati al grande mandato che Gesù ci ha lasciato.

Sono soprattutto loro che, giorno per giorno, hanno l’opportunità di stringere relazioni coi coetanei avendo l’occasione di diventare “corde umane” (Osea 11:4) che attirano a Cristo. È bene quindi cominciare a lavorare sui giovani che frequentano la riunione facendo di loro dei discepoli che fanno altri discepoli.

Sì ma come…?

  • NON DEL MONDO MA NEL MONDO:

Subito dopo aver incontrato Gesù, ogni giovane deve imparare che è nel mondo, ma non  del mondo, che ormai la sua vita appartiene a Cristo e che con il suo aiuto può separarsi da tutte le cose e le persone che lo danneggiavano. Ma successivamente, nel processo di maturazione, ci deve essere il momento in cui il giovane scopre altresì che non è del mondo… ma è pur sempre nel mondo! E che Gesù ce lo ha lasciato per un motivo importantissimo: fare suoi discepoli!

  • CON IL BUON ESEMPIO

Il modo più efficace per insegnare qualcosa è mostrarlo. Gesù non ci ha mandato a predicare l’Evangelo con la testa piena di nozioni puramente teoriche; bensì con gli occhi pieni degli episodi biblici in cui ha cambiato la vita delle persone attorno a lui con il suo amore, la sua potenza e le sue parole di vita.

Sono quindi i responsabili che per primi devono vivere NEL mondo. Ammettiamolo: ci siamo forse un po’ isolati e disabituati a stare con persone non credenti. Molti di noi sono nati in grandi famiglie di credenti, sono cresciuti con gli amici della chiesa e spendono il loro tempo servendo il Signore sempre in chiesa. Tutto questo è per certo una benedizione. Tuttavia non abbiamo più modo (e forse la visione) di “fermarci a parlare con la donna al pozzo”, “pranzare a casa di Matteo incontrando i suoi amici pubblicani”, passare “del tempo prezioso con Zaccheo”, un tempo che cambierà per sempre la sua vita…

Ma se non siamo i primi a farlo, come possiamo incoraggiare i nostri giovani a cominciare?

  • RIUNIONI DEDICATE:

Perché non prevedere (con cadenza mensile o bimestrale) delle riunioni giovanili dedicate agli amici, parenti e colleghi dei nostri ragazzi? Delle riunioni pensate interamente per accogliere e parlare a giovani che non sono mai (o sporadicamente) entrati in chiesa. Questo responsabilizzerebbe i nostri ragazzi, dandogli l’opportunità di invitare gli amici a queste riunioni dedicate a loro.

 

  • ACCOGLIENZA e INFORMALITA’

Mettere a proprio agio qualcuno è una regola d’oro. Create uno spazio per accogliere e conoscere i giovani nuovi che entrano in chiesa. Un momento ”informale” (magari davanti a una tazza di te e una fetta di torta o a un pezzo di pizza e una Coca Cola se siete affamati) per rompere il ghiaccio e far capire a chi ha un’idea distorta del cristianesimo, che siamo persone normali che tuttavia celano un tesoro eccezionale.

È sorprendente scoprire quante volte Gesù ha raggiunto la vita delle persone con la sua grazia in situazioni quasi private e sicuramente informali (ad esempio nelle case o durante i pasti).

Ma anche in questo caso è necessario un lavoro preliminare sui giovani della riunione, che devono imparare ad evitare, col vostro aiuto, comportamenti e atteggiamenti che, invece di coinvolgere, respingono i nuovi (gruppetti impenetrabili, facili giudizi, mancanza di interesse se non per quelli appartenenti alla propria cerchia).

  • DIALOGO

Questo contesto è ideale per incoraggiare il dialogo. Chiunque si fa delle domande su Dio, sulla religione, sul senso della vita, sulla morte. Potreste stimolarle leggendo un passo della Bibbia (precedentemente preparato) o lasciando spazio a qualcuno dei giovani per raccontare la sua testimonianza (o entrambe le cose in momenti diversi) oppure ancora attraverso una breve meditazione, semplice e diretta, su un tema specifico.

Non dobbiamo temere le obiezioni del mondo! “Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” (2 Corinzi 10:4-5).

Non dobbiamo sentirci inadeguati perché la Parola di Dio ha risposte adeguate per tutti i bisogni e le domande e lo Spirito Santo ci insegnerà “quello che dovremo dire”. E se su qualcosa non ci sentiamo preparati, niente paura: ammettiamolo senza problemi e posticipiamo la risposta a quando saremo meglio informati. Meglio essere sinceri che arrampicarsi sugli specchi…

  • AMBIENTI NEUTRI, SE SERVE

Non dimentichiamo che ci sono molti giovani che per questioni religiose (mussulmani, atei e cattolici praticanti per esempio) o a causa di pregiudizi legati al cristianesimo tradizionale italiano, saranno restii ad accettare un invito in “chiesa”. Se necessario, potrebbe essere una buona idea cercare un ambiente neutro, (come una casa privata, un locale messo a disposizione dal Comune, etc.). Il che ovviamente non significa che nasconderemo gli scopi del nostro incontro!

  • KEEP IN TOUCH

Oggi più che mai abbiamo tutti gli strumenti necessari per rimanere in contatto con i giovani “nuovi”, mossi da un sincero interesse nei loro confronti. Attraverso Whatsapp si potrebbe rimanere in contatto creando un gruppo nel quale, chi vuole, può essere inserito per essere aggiornato sui prossimi incontri, mentre su Instagram e Facebook è possibile mantenere un canale di comunicazione aperto con questi ragazzi, facendogli giungere frammenti multimediali della Parola di Dio (evitando bombardamenti indiscriminati). Anche in questo caso sconsigliamo la superficialità e l’improvvisazione. I canali social devono essere seguiti con perizia, oppure niente.

Rimane insostituibile però il lavoro dei giovani, che coltivando queste relazioni nel tempo, potranno essere discepoli che fanno altri discepoli.

      3. NOTA CONCLUSIVA

L’accento posto sulla relazione, non deve farci dimenticare che la nostra rimane una battaglia spirituale. Avremo a che fare con ragionamenti contrari alla Parola di Dio, con vizi inveterati, con famiglie distrutte, con menti corrotte e persone spiritualmente disturbate. Avremo a che fare col nemico che non lascia facilmente la sua preda. Pertanto è bene ricordare che siamo Pentecostali, battezzati nello Spirito Santo e che ne possiamo esercitare i doni ed essere strumenti della sua potenza e della sua soprannaturale saggezza. Che abbiamo nel nome di Gesù “potere di camminare su tutta la potenza del nemico”; “perché colui che è in noi è più forte di colui che è nel mondo”.

 

Andrea Bisconti

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