parallax background

Le Chiese e i Media: Riflettere Dopo il Caso “Iene”

Il Nuovo Testamento nel mirino
5 Novembre 2018
Uniti … non uniformi!
19 Novembre 2018

Lo leggi in 3 minuti

 

Successivamente all’inchiesta delle Iene che ha fatto tanto parlare il web, come redazione di Svolta, dopo aver già affrontato la questione dell’omosessualità, ci siamo posti una domanda: come possiamo gestire il rapporto tra chiese e media?

 

Virale è bello?

Per scatenare il “polverone” è bastato un video postato sui social media. Perché? Perché oggi la distanza tra i mezzi di informazione è ridotta, basta che un contenuto diventi virale per accendere i riflettori di giornali e tv. A prima vista accumulare visualizzazioni, like e condivisioni potrebbe sembrare una cosa buona, ma come abbiamo visto non lo è per forza. Finire “in pasto ai media” potrebbe tramutarsi in una cattiva pubblicità non solo per sé, ma per tutte le “chiese evangeliche”. Non solo, catalizzare i terribili commenti di chi non comprende una testimonianza del genere espone il singolo (che magari è all’inizio della propria esperienza con Gesù), i credenti e un’intera comunità alla rabbia senza filtro che ribolle costantemente nei social.

 

Giornalisti cattivi?

Tanto si è detto sulla discutibile costruzione del servizio delle Iene: musica da thriller, “impreparazione” del giornalista sull’ambiente evangelico, tendenziosità. Come credenti possiamo vedere enormi difetti e pregiudizi in quel servizio, che senza dubbio ci sono. Ma non stupiamoci che i programmi tv funzionino così! Nel mondo dei media non esiste qualcosa come la completa obiettività, perché tutto sarà sempre visto con gli occhi del giornalista di turno.

Anche “l’impreparazione” del giornalista stesso è assolutamente comprensibile: un giornalista è una persona che, come la stragrande maggioranza delle persone che incontriamo, conosce poco o nulla della Bibbia, del messaggio di Gesù e, ancora meno, della nostra realtà “evangelica”. Quindi ritrovarci con un servizio che monta scene discutibili tratte da video YouTube, che definisce i pastori delle “rock star” e poi etichetta il tutto come la realtà delle “chiese evangeliche” non può e non deve stupirci. Purtroppo.

 

Proclamare Gesù

Quindi abbiamo davanti due situazioni: il mondo dei social sempre più pubblico, connesso e arrabbiato da una parte e dei media che ragionano secondo i loro standard soggettivi dall’altra. E noi? Cosa possiamo fare in risposta a tutto questo?

Non dobbiamo sicuramente nascondere “la lampada sotto un recipiente” (Matteo 5:15) né non “rendere pubblica la verità” (2 Corinzi 4:2). È assolutamente vero che per il mondo la predicazione del vangelo spesso è pazzia e scandalo (1 Corinzi 1:23). Anche qui ci aiuta quello che facevano gli apostoli, che come prima cosa non proclamavano la loro esperienza personale o un particolare standard morale, ma predicavano il messaggio dell’Evangelo (Atti 10:34-43; Atti 13:14-41; Atti 17:16-32), l’unico valido per tutti, perché mette al centro una sola persona: Gesù.

La nostra esperienza personale è utile e preziosa, ma sarà sempre personale, soggettiva, unica. Come persone commetteremo errori, avremo sempre qualcosa che gli altri potranno additare, soprattutto quando siamo ancora “bambini spirituali”. Dobbiamo avere la consapevolezza che, quando testimoniamo, in ascolto non ci sono soltanto fratelli e sorelle in fede ma anche persone che non hanno nessuna esperienza della Sua opera, digiuni della Bibbia e del Suo linguaggio, con una sensibilità radicalmente diversa. Lo stesso apostolo Paolo si preoccupò di limitare gli eccessi nell’uso dei carismi dello Spirito Santo anche per questo motivo (I Corinzi 14:23-25).

Come si fa allora ad andare sul sicuro? In un mondo sempre più arrabbiato e divisivo soltanto Gesù può dare le risposte e liberare da qualsiasi peccato (1 Corinzi 6:9-11): al mondo non dobbiamo presentare principi morali, una chiesa, un brand, culti spettacolari o le nostre personalità (la “cattiva” cultura evangelica di cui abbiamo parlato in questo articolo). Al mondo, anche quello social, dobbiamo presentare per primo Gesù. Poi, con la giusta consapevolezza, raccontare quello che Gesù ha fatto per noi.

E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso.

1 Corinzi 2:1, 2

 

 

PS: Se vuoi qualche consiglio per presentare Gesù a un mondo sempre più complicato, ti consigliamo il libro “Gesù Oggi”.