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Perché devo parlare in altre lingue? (Parte 4)

In difesa della dottrina pentecostale classica

…come molti altri, pensavo di aver ricevuto il battesimo nello Spirito Santo al tempo della mia consacrazione, ma quando scopersi che lo Spirito Santo poteva ancora essere sparso con maggiore pienezza, il mio cuore divenne desideroso per il Consolatore promesso e cominciai a richiedere ardentemente un rivestimento di potenza dall’alto…
Agnese Ozman, prima credente pentecostale battezzata nello Spirito Santo nel gennaio del 1901

A questo punto, vogliamo verificare se la differenza fra la nuova nascita e il battesimo nello Spirito Santo sia una realtà normativa per i cristiani di ogni tempo. Infatti la più frequente critica rivolta ai pentecostali tende ad enfatizzare l’eccezionalità e la contingenza degli episodi biblici in cui il battesimo nello Spirito Santo avviene dopo la Nuova Nascita e con il manifestarsi del segno delle lingue. Al contrario, rileveremo che il testo biblico enfatizza proprio la normatività di questi principi.

Quando in Atti 15:8-9 l’apostolo Pietro valuterà la normalità dell’esperienza di Cornelio e della sua famiglia, riterrà questa esperienza normale perché conforme alla norma descritta in Atti 2 cioè all’esperienza di Pentecoste: quest’ultima era per gli apostoli il criterio mediante il quale valutare la normalità dell’esperienza spirituale anche dei primi convertiti dal paganesimo come Cornelio. È molto importante a questo proposito, evidenziare come in questo confronto Pietro tace completamente sull’esperienza del suono di vento e delle lingue “come di fuoco” che era avvenuta nel contesto di Pentecoste (Atti 2:2-3), dimostrando di non considerare questi due eventi normativi quanto il segno delle lingue. Anzi, Pietro li trascura in questo contesto al punto di affermare che Dio “non fece alcuna discriminazione fra noi e loro”. D’altronde anche lo scrittore Luca aveva parlato di questi fenomeni eccezionali in un momento precedente rispetto a quello del riempimento dello Spirito Santo descritto al verso 4 del capitolo 2, che ha come unico segno conseguente quello del parlare in altre lingue. Le affermazioni di Luca e di Pietro escludono la possibilità che le lingue siano da intendersi sullo stesso piano dei segni del suono del vento e delle fiamme come di fuoco: le prime sono normative, questi ultimi invece sono eccezionali.

A conferma di questa deduzione, Pietro afferma in relazione al “dono dello Spirito Santo” (Atti 2:38) che “per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà” (Atti 2:39). Di nuovo, con queste parole Pietro stabilisce che l’esperienza di Pentecoste è normativa, si ripeterà in tutti i veri cristiani, ricollegandosi a quanto aveva già affermato citando il profeta Gioele “io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno” (Atti 2:17). Molti assumono che Pietro qui si stia riferendo in generale alla presenza dello Spirito Santo nella vita dei credenti, ma Pietro è molto esplicito nell’affermare poco prima che l’esperienza esteriore, scambiata a Pentecoste dagli increduli per ubriachezza (Atti 2:15), era esattamente l’adempimento di quelle parole del profeta Gioele… “questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele” (Atti 2:16). In Atti 2:33 Pietro afferma che Gesù ha sparso a Pentecoste lo Spirito Santo mettendo enfasi non sull’esperienza interiore, ma su “ciò che ora vedete e udite” e al verso 26 mette enfasi esplicitamente sulla lingua. Oltre a questo, in Atti 2:39 Pietro utilizza ancora la parola “promessa”, che nella lingua greca originale intendeva esattamente un adempimento ritardato nel tempo, e non qualcosa di istantaneo come la Nuova Nascita che subito i convertiti potevano realizzare.

A conferma di questo, lo scrittore Luca non afferma dei 3000 convertiti a Pentecoste che questi son stati subito riempiti di Spirito Santo (e sicuramente sarebbe stato un fatto degno di nota, perché ovviamente 3000 battezzati nello Spirito Santo sono un evento più notevole dei 120 che avevano già fatto questa esperienza). Al contrario, Luca parlerà soltanto dopo alcuni capitoli di un’esperienza in cui a Gerusalemme “tutti furono riempiti dello Spirito Santo” (Atti 4:31); in altre parole, anche in questo caso si deduce che sia stata necessaria un’attesa, cioè un intervallo di tempo fra la conversione dei 3000 e la loro esperienza di essere riempiti dello Spirito Santo.

D’altra parte, è difficile poter spiegare perché Gesù avrebbe fatto attendere i discepoli (usa esplicitamente il verbo “attendere” in Atti 1:4) se non per impartire una nuova lezione specifica sulla ricerca del battesimo nello Spirito Santo, che rendesse chiaro e comprensibile sia per loro, sia per noi che leggiamo il Nuovo Testamento, le parole di Gesù che Luca ci ha riportato in Luca 11:5-13 in relazione a una ricerca attiva dello Spirito Santo (si noti l’utilizzo del verbo “cercare” in Luca 11:10).

Sarebbe stato ben possibile per Gesù dare lo Spirito Santo mentre ascendeva al cielo o il giorno dopo, mandando subito il suono di vento, le fiamme simili a fuoco e il segno delle lingue. La scelta di attendere si spiega naturalmente nel momento in cui invece l’attesa è una parte normale dell’esperienza di ogni cristiano per quanto riguarda la ricerca del battesimo nello Spirito Santo.

Nel Nuovo Testamento, la parola promessa non è mai associata alla Nuova Nascita, ma è frequentemente associata al Battesimo nello Spirito Santo (si vedano per esempio: Luca 24:49; Atti 2:33; Atti 1:4; 2:39; Galati3:14) ed Ebrei 6:12 afferma che le promesse si ottengono “per fede e pazienza”; il testo non parlerebbe di pazienza se non fosse presupposta di norma un’attesa, paragonabile all’attesa di Abramo nell’attendere l’adempimento delle promesse che gli erano state fatte (in relazione ad Abramo la parola promessa ricorre frequentemente nel Nuovo Testamento: Atti 7:17; Romani 4:13, 16; Galati 3:18, 29) a cui lo stesso scrittore agli Ebrei si riferisce nel verso immediatamente successivo (Ebrei 6:13 e poi v.15: “così, avendo aspettato con pazienza, Abraamo vide realizzarsi la promessa”).

Laddove per la Nuova Nascita prevale nel Nuovo Testamento l’utilizzo del tempo presente (“Chi crede nel Figlio ha vita eterna”, Giov. 3:36), per il battesimo nello Spirito Santo viene sempre utilizzato il tempo delle promesse, che è ovviamente il futuro: “il Padre donerà… riceverete potenza… lo Spirito verrà… sarete battezzati…” (cfr. Luca 11:13; Atti 1:8; 1:5; 11:16).

Dai testi biblici analizzati finora è veramente molto chiaro dedurre che il battesimo nello Spirito Santo distinto dalla Nuova Nascita e caratterizzato con il segno delle lingue sia un’esperienza normativa, prima ancora di prendere in esame gli altri racconti del libro degli Atti in cui compare l’esperienza del battesimo nello Spirito.

…questa serie continua la settimana prossima ma nel frattempo:

“Leggi tutti i nostri articoli sul Battesimo nello Spirito Santo”

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