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Perché devo parlare in altre lingue?

In difesa della dottrina pentecostale classica

…come molti altri, pensavo di aver ricevuto il battesimo nello Spirito Santo al tempo della mia consacrazione, ma quando scopersi che lo Spirito Santo poteva ancora essere sparso con maggiore pienezza, il mio cuore divenne desideroso per il Consolatore promesso e cominciai a richiedere ardentemente un rivestimento di potenza dall’alto…
Agnese Ozman, prima credente pentecostale battezzata nello Spirito Santo nel gennaio del 1901

Rispetto a 30 o 40 anni fa è diventato molto più facile, nei circoli evangelici, confessare senza esitazioni o controindicazioni di parlare in lingue sotto la guida dello Spirito Santo.
Ai giorni nostri i pentecostali sono rispettati, accettati, accolti come fratelli e addirittura ammirati dagli altri evangelici per il fervore, l’entusiasmo, la disponibilità ad essere usati da Dio e tante altre virtù che ci sono riconosciute.

Oggi, rispetto a 30 o 40 anni fa, la maggioranza degli evangelici applica spesso quel verso che afferma: “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8) e lo interpreta: “va tutto bene, lo Spirito soffia dove vuole, anche se parli in lingue tuttavia non capisco o riesco a condividere la tua esperienza spirituale, perché è personale ed è un’esperienza diversa dalla mia”.
Quello che continua a destare obiezioni, e a volte contrarietà ancora più forte rispetto prima, è l’idea che un credente “debba” parlare in lingue, come condizione necessaria da ricercare, da chiedere con insistenza a Dio.

Alcuni giungono a definirci “iperpentecostali” per la scelta di aderire a questo insegnamento che crediamo essere semplicemente biblico.

Ciò che viene contestato è la normatività dell’esperienza pentecostale.

“Perché DEVO parlare in lingue, se non c’è un comandamento della Bibbia che lo impone esplicitamente? Perché devono farlo tutti i miei fratelli che non hanno mai ricevuto questo dono? Perché devo continuare in questa ricerca se mi genera tristezza e turbamento? Perché dobbiamo avere tutti lo stesso segno sovrannaturale delle lingue?”.

La nostra cultura oggi valorizza la diversità, e dunque (soprattutto ad alcuni giovani, ma non solo) piace l’idea che Dio non abbia imposto lo stesso segno a tutti i credenti. Soprattutto nell’Occidente siamo abituati ad ottenere tutto subito, oppure non se ne fa nulla… L’idea di attendere per settimane, mesi, in alcuni casi anni un dono che non arriva è percepita come frustrante, demoralizzante e negativa.

Basterebbe iniziare a riflettere sulla figura di Abramo, padre di tutti coloro che credono (Romani 4:11, 12), per accorgersi di quanto sia lontana dallo spirito cristiano questa fretta, questa insofferenza, talvolta questa rabbia che purtroppo rovina l’esperienza spirituale di molti credenti evangelici.

In altri casi è l’indifferenza per questa realtà spirituale descritta nella Bibbia che limita il percorso di fede di alcuni cristiani.

Comunque sia quelle appena poste sono domande che non possono essere sottovalutate e a cui vogliamo rispondere, con alcuni articoli che pubblicheremo qui sul sito di Svolta, nel modo più possibile chiaro e diretto: perché “dobbiamo” parlare in lingue, se (come dicono alcuni) non è richiesto esplicitamente nella Parola di Dio? Come facciamo da pentecostali classici ad essere sicuri della nostra interpretazione delle Scritture che impone le lingue come segno di ogni vero battesimo nello Spirito Santo?
Per rispondere, occorre innanzitutto chiarire alcune premesse che vedremo nel prossimo articolo.

…questa serie continua la settimana prossima ma nel frattempo:

“Leggi tutti i nostri articoli sul Battesimo nello Spirito Santo”

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