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Foto di una donna che piange

Il pianto che fa bene

Le lacrime di Gesù dimostrano amore e comprensione per ogni persona che piange
(Giovanni 11:20-40)


Molti pensano che solo le persone deboli piangano. La verità è che piangiamo tutti: alcuni lo ammettono, altri no; alcuni versano lacrime di nascosto, altri lo fanno apertamen-te. Leggendo il testo biblico di Giovanni 11:35, scopriamo che “Gesù pianse”. In diverse lingue è il versetto più breve della Bibbia. Forse il più profondo. Quanto valore in queste parole! Gesù piange! Se la Persona più forte, il Signore Gesù, ha pianto, allora quando piango io non devo, per questo, sentirmi debole, strano, patetico! Cosa cambia, allora, nella nostra vita? Perché vale la pena fermarci e riflettere davanti alle parole della Bibbia “Gesù pianse”?


Le lacrime di Gesù sono lacrime comuni


Attraverso le Sue lacrime, il Signore si avvicina a noi. Non è un pianto ad alta voce, a dirotto, un lamento funebre, comune nella cultura ebraica. Si può anche tradurre “Gesù lacrimò”: è un pianto silenzioso. Il versetto ci vuole mostrare una foto o un breve video senza audio. Le lacrime non fanno rumore quando bagnano gli occhi di noi tutti, Gesù compreso.


Gesù Cristo, vero Dio ma anche vero uomo, con il Suo pianto diventa lo specchio del nostro essere umani. C’è un concetto altissimo nel Nuovo Testamento: l’incarnazione di Gesù. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, è diventato uno di noi. Penso che nessuno riesca meglio dell’apostolo Giovanni a esprimere questo concetto. Il discepolo dell’amore, così chiamato Giovanni nel Vangelo, parla di quello che lui e gli altri undici discepoli avevano ascoltato, visto con i loro occhi, contemplato e che le loro mani avevano toccato della Parola della Vita (1 Giovanni 1:1).


Dio è sceso al nostro livello. Ci comprende, non solo perché è la mente suprema, l’Onnisciente; il Signore ci comprende perché ha vissuto quello che viviamo anche noi, ha provato quello che proviamo noi. Mi viene da dire: “Signore, è meraviglioso, tu mi capisci!”. Gesù è come un interprete, un traduttore. Nella Bibbia è, appunto, l’unico Mediatore. Parla la tua lingua. Gesù può “simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15). Ha familiarità con i tuoi problemi, i tuoi conflitti. Gesù è, secondo la profezia sul Messia, “[…] uomo di dolore, familiare con la sofferenza […]” (Isaia 53:3).


Le lacrime di Gesù sono lacrime necessarie


“Il dolore senza lacrime sanguina interiormente” (Christian Nevell Bovee). Il pianto è una terapia. Le lacrime sono come una valvola di sicurezza quando la pressione supera il livello sopportabile. Karen Blixen ha osservato che “La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare”.


Quello di Gesù è uno sfogo. C’è stato un forte accumulo emotivo. Il Signore arriva a Betania, il villaggio vicino Gerusalemme dove vivono Lazzaro e le sorelle, Marta e Maria. Prima una sorella, poi l’altra, portano al Signore il loro carico emotivo, la loro angoscia. Entrambe dicono: “Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto” (Giovanni 11:21, 32). In altre parole: “Signore, dov’eri finito?”; “Gesù, sei arrivato tardi”; “Mi hai lasciato da sola!”. Gesù raccoglie anche la sofferenza e la commozione degli amici, dei parenti presenti al funerale.


Ad un certo punto c’è l’esigenza da parte del Signore di piangere. Il “fremito”, il “turbamento” del suo cuore descritti nel Vangelo devono trovare una via d’uscita.


Abbiamo bisogno di piangere.
“Quando il dolore non trova sfogo nelle lacrime, gli altri organi piangono” (Henry Maudsley). Una psicologa e psicoterapeuta ha scritto:


“… piangere sembra faccia bene per diversi motivi:
a) quando piangiamo si genera un ormone nel nostro corpo che regola la gestione dello stress;
b) le lacrime contengono encefaline ovvero analgesici naturali;
c) piangere fornisce un input sociale tale per cui si invia un messaggio che sollecita la comprensione dell’altro facendoci sentire meno soli”.

Se hai bisogno di piangere, piangi, non vergognartene! Se ne ha avuto bisogno il Signore…!


Le lacrime di Gesù sono lacrime d’amore.


Spesso piangiamo per il bene che vogliamo a qualcuno. Vedendo Gesù piangere, la gente al funerale di Lazzaro dice: “Guarda come l’amava!” (Giovanni 11:36). Il ritardo del Signore nell’arrivare alla tomba del suo amico non è negligenza o freddezza. Quel mancato arrivo di Gesù quando Lazzaro è gravissimo, quando muore, è un disegno divino.


Per amore si piange. Se non vuoi piangere, non voler bene a nessuno, lascia stare l’amore! Gesù piange alla tomba di Lazzaro. Piange pregando per la città di Gerusalemme che lo respinge. Il Signore ti ama! L’amore ti coinvolge completamente, anche emotivamente. Le lacrime sono “amore liquido”. L’amore è pronto a “soffrire ogni cosa”, piange con chi piange. Il Signore, con il ricordo del suo pianto, ci vuole anche ricordare di essere solidali, vicini agli altri, di amare come Lui ama.


Gabriele Manueli

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