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Quando i Miei Si Sono Separati

Ringraziamo innanzitutto il lettore che ci ha dato lo spunto per questo articolo.

Considerando l’incremento delle separazioni e dei divorzi nel nostro paese, possiamo dire che l’argomento riguarda un numero crescente di famiglie – e, dunque, di giovani.

Una ricercatrice dell’Università degli Studi di Urbino nel 2014 riferiva che “le famiglie ricostituite/ricomposte in Italia rappresentano il 5% del totale delle famiglie. Sono quelle famiglie che si costituiscono in seguito alla rottura di un precedente legame coniugale da parte di uno dei due partner”.

I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica ci dicono che le separazioni legali passano dalle 91.706 del 2015 alle 99.611 del 2016 e i divorzi aumentano in misura marcata, in seguito – precisa l’ISTAT – anche all’introduzione del cosiddetto ‘divorzio breve’, passando da 82.469 a 99.071 (fonte: ISTAT).

Questo articolo si basa su un’intervista fatta sotto forma di questionario a quattro giovani credenti, due femmine e due maschi, che ringraziamo per la loro disponibilità. Questi ragazzi hanno vissuto il trauma della separazione dei propri genitori in un’età compresa tra i 15 e i 27 anni. Chi scrive ha pensato di dar voce ai loro pensieri, ricordando alcuni testi biblici che possono essere utili a quanti stanno vivendo l’esperienza della fine del matrimonio dei propri genitori, come lo sono stati per quanti hanno raccontato le loro esperienze.

 

 

La sfida più grande

La prima domanda fatta è: “Qual è stata la più grande difficoltà?”.

Una giovane ricorda che le più grandi difficoltà sono state analizzare obiettivamente le responsabilità di quanto era accaduto e, soprattutto, amare i suoi nonostante tutto.

“Quando mia madre ci ha detto di non amare più mio padre, il mio cuore si è spezzato”, ha detto commossa un’altra ragazza cristiana che allora frequentava le scuole superiori. E ancora: “Ho pensato: perché? Perché proprio nella mia famiglia?! La mia preghiera era, allora più che mai, modellata sul Salmo 108, quando dice: ‘Aiutaci a uscire dalle difficoltà, perché vano è il soccorso dell’uomo’ (v. 12) … Ho chiesto a Dio di aiutarmi ad amare, a perdonare, ad ubbidirgli e a fare la sua volontà anche nel duro periodo che stava attraversando la mia famiglia”.

Un ragazzo nella fede ha sintetizzato, invece, così la fase post separazione dei suoi: “Si prova un dolore mai provato prima”. Continuando, ha detto: “La sfida spirituale più grande per me è stata quella di osservare un controsenso senza eguali nella vita della mia famiglia. Provo a spiegarmi meglio: vedere i miei genitori che mi hanno aiutato a crescere nelle vie del Signore, secondo principi biblici, con amore, vedendo miracoli in casa… che, a un certo punto, non fanno altro che litigare, ogni giorno, fino ad arrivare al punto che decidono di vivere vite separate. Tutto questo per me è stato un controsenso che mi gettava nella confusione. Tanto che mi sono rivolto al Signore, nel momento in cui sono crollato, dicendo: ‘E Tu, Signore, dove sei in tutto ciò? Cos’hai intenzione di fare?’. L’intervistato ritiene che la sua più grande sfida sia stata affidarsi a Dio, venendo a mancare la stabilità familiare, quando tutte le certezze in lui erano venute meno”.

Qualcun altro, parlando della sua sfida personale, ha osservato: “Nel periodo successivo alla separazione dei miei, una sfida è stata coltivare un’attitudine di perdono e di comprensione verso i miei genitori, perché, a prescindere dai torti e dalle ragioni, nel mio cuore c’era rabbia verso di loro”.

Una delle due giovani credenti che hanno rilasciato l’intervista, sposata e diventata mamma, parlando del proposito maturato nel periodo critico attraversato in famiglia, ha proseguito dicendo: “Non volevo permettere al divorzio dei miei genitori di distruggere il mio matrimonio e me stessa”.

 

 

Il conforto più grande

La seconda domanda rivolta agli intervistati è: “Cosa, in particolare, ti è stato ti aiuto?”.

“Proprio in quel momento” – dice un intervistato in merito alla separazione dei suoi – “ho sentito il conforto che solo il Signore poteva darmi, accompagnato dalla consapevolezza che è Lui ad avere tutto sotto controllo, e in particolare la vita della mia famiglia. Mi ritornavano alla mente le parole della lettera agli Ebrei: ‘Dio stesso ha detto: Io non ti lascerò e non ti abbandonerò’ (Ebrei 13:5).

“Il più grande conforto è stato”, dice qualcun altro, “il fatto che Dio abbia rivestito il ruolo del genitore perfetto, dato che mio padre era andato via da casa e mia madre è caduta in depressione”.

“Sono situazioni che formano in modo indelebile il carattere…le emozioni delle persone”, ha detto un giovane.

Qualcun altro, invece, ci ha raccontato: “Ho trovato una grande gioia nel mettermi a disposizione nel servizio per il Signore. Ogni giorno ho sviluppato sempre più il desiderio di servirLo”. E ancora: “Riconosco che attraverso questa situazione sono maturato…”

 

L’ispirazione più grande

La terza domanda è stata: “Quale passo o personaggio biblico è stato per te motivo d’ispirazione?”.

Un giovane credente intervistato ha sottolineato: “Quando i miei si sono separati, mi veniva spesso in mente la figura del re Davide che, nonostante le mille difficoltà, trovava il suo rifugio in Dio. Posso dire lo stesso. Anche adesso: il mio rifugio è in Dio!”.

Da un’altra intervista é emerso quanto segue: “Anche se il desiderio di un figlio rimane sempre quello di vedere la famiglia unita, posso davvero dire che tutto coopera al bene di coloro che amano Dio. Anche se non comprendo pienamente il perché…”.

Una ragazza cristiana si è rispecchiata, invece, nella storia di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, e ha trovato nella Bibbia la motivazione al perdono: “Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Colossesi 3:13). Sentiva risuonare nel suo cuore la voce del Signore: “Fai come ho fatto io: perdona!”.

Qualcun altro è stato, infine, illuminato dal brano nel libro dei Salmi: “Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà” (27:10).

 

Gabriele S. Manueli

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