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“Sforzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato…”

 ( 2 Timoteo 2:15)

 

C’è qualcosa di più importante di avere l’approvazione di Dio?

La risposta è facile per qualsiasi vero cristiano: NO!

L’approvazione di Dio ci garantisce ogni cosa di cui abbiamo davvero bisogno, innanzitutto la vita eterna (Giovanni 3:36; Salmo 23:1; Matteo 19:29).

Ma come facciamo a sapere di essere ancora approvati da Dio… dopo una settimana, un mese, un anno, una vita intera dal momento che abbiamo deciso di seguire Gesù come Signore e Salvatore?

Questa domanda fondamentale è (giustamente) la preoccupazione di molti adolescenti o giovani confusi sul piano spirituale ma è anche la causa della nascita di grandi correnti teologiche o movimenti ecclesiastici.

  • Alcuni rispondono che non si può sapere se sei approvato da Dio: questa è la risposta della maggior parte delle religioni tradizionali, incluso la maggior parte dei musulmani. Ma davvero vuoi correre un rischio così grande?
  • Per alcuni evangelici invece è sufficiente essere sicuri di essere “nati di nuovo” in passato per essere sicuri di godere per sempre dell’approvazione di Dio, per grazia.
  • Altri evangelici vivono nel terrore di infrangere ogni più piccola regola della legge divina perché questo (secondo loro) farebbe subito allontanare lo Spirito Santo da noi e farci passare alla cattiva via che conduce alla perdizione (Matteo 7:13).

In futuro scriveremo sul nostro sito Svolta riguardo al tema della ricerca della guida di Dio in ogni grande o piccola scelta (Romani 8:14; Galati 5:18, 25), ma è più importante essere sicuri di godere innanzitutto dell’approvazione di Dio generale sulla nostra vita, che garantisce la Sua benedizione.

Allora, come faccio a sapere di essere approvato da Dio?

L’apostolo Giovanni sembra avere proprio questa domanda in mente quando scrive la sua prima lettera,  fornisce una risposta molto differente da tutte quelle che abbiamo elencato sopra.

Innanzitutto, pur avendo scritto lui stesso il terzo capitolo del Vangelo in cui si parla della Nuova Nascita, Giovanni in questa Epistola non si focalizza sul passato ma sul presente.

E’ in sintonia con l’apostolo Paolo quando scrive:

“Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l’esito della prova sia negativo.” (2 Corinzi 13:5)

Anche l’apostolo Paolo utilizza il presente: come ad un autista che guida un’automobile interessa che l’auto si muova regolarmente e in sicurezza mentre sta viaggiando, quel che conta è la tua fede e la tua relazione con Dio oggi, questa settimana. Il motore oggi è acceso? L’automobile del tuo cristianesimo personale si muove regolarmente, anche senza la “spinta” di qualcuno dall’esterno? C’è tanta buona benzina nel tuo motore?

L’apostolo Giovanni – e soprattutto Dio stesso che lo ha guidato nella scrittura della lettera – vuole essere sicuro che la paura fugga, che non ci sia incertezza nel cuore del giovane credente, che “il cuore sia reso saldo dalla grazia” (Ebrei 13:9), come direbbe l’apostolo Paolo.

Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito.” (1 Giovanni 3:20-22)

In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo.” (1 Giovanni 4:17-18)

A questo scopo, Giovanni propone tre verifiche.

 

  1. LA PRIMA VERIFICA: IL VERO AMORE FRATERNO

In ordine di lettura, la prima verifica che Giovanni chiede di fare è: abbiamo amore e comunione con i nostri fratelli in Cristo?

Se camminiamo nella luce, (…) abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.” (1 Giovanni 1:7)

Vogliamo restare nella luce? Vogliamo continuare a godere del perdono di Dio che “ci purifica da ogni peccato”? Dobbiamo avere vera comunione l’uno con l’altro. Ed a questo punto potremo stare sereni che “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1 Giovanni 1:9)

Giovanni ritorna per tutta l’Epistola su questo tema, con parole chiarissime:

Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare.” (1 Giovanni 2:9, 10)

Come facciamo ad essere sicuri di essere passati dalla morte alla vita (tramite la Nuova Nascita)? Perché amiamo i fratelli.

 “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.” (1 Giovanni 3:14)

“In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello.” (1 Giovanni 3:10)

Però Giovanni specifica: deve essere un amore concreto e sincero. Non basta salutarsi “pace” alla fine di ogni culto e stringersi la mano frettolosamente.

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità. Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a Lui.” (1 Giovanni 3:18-19)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.” (1 Giovanni 4:7-8)

Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi.” (1 Giovanni 4:12)

“Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.” (1 Giovanni 4:16)

Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.” (1 Giovanni 4:20-21)

Tu come stai messo a relazioni con i tuoi fratelli in Cristo? Li ami tutti? Ne ami almeno qualcuno in modo concreto, sincero, assiduo?

Ultimamente si cita spesso il passo di Matteo 25:31-46 in relazione all’importanza dell’azione sociale da parte dei cristiani. Pochi si accorgono che in questo passo l’enfasi di Gesù è sulle parole “…in quanto lo avete fatto ai miei fratelli”.

 

  1. LA SECONDA VERIFICA: L’UBBIDIENZA ALLA PAROLA DI DIO

Giovanni poi ci chiede di verificare a uno a uno se ubbidiamo davvero alla Parola di Dio.

Da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la Sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di rimanere in lui, deve camminare com’egli camminò.” (1 Giovanni 2:3-6)

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.” (1 Giovanni 3:24)

In nessun altro passo del Nuovo Testamento è usata un’espressione di così totale approvazione da parte di Dio, come al capitolo secondo: “in lui l’amore di Dio è veramente completo”. Perché? “perché osserva la Sua Parola”. La parola “osserva” nella lingua originale significa sia “guardare con attenzione”, sia “ubbidire con sottomissione”.

Addirittura, come in altri casi (che per ragioni di spazio non abbiamo possibilità di commentare in questo articolo), Giovanni utilizza una prova per verificare l’altra, cioè in questo caso utilizza questa prova dell’ubbidienza per “verificare” l’attendibilità di quella precedente dell’amore fraterno: di che natura è l’amore fraterno che abbiamo gli uni per gli altri? Mi preoccupo di condurre i miei fratelli più vicino a Dio e ai Suoi comandamenti oppure il mio amore è qualcosa di umano che ha propositi differenti?

Da questo sappiamo che amiamo (davvero) i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.” (1 Giovanni 5:2)

 

  1. LA TERZA VERIFICA: L’ESPERIENZA DELLO SPIRITO SANTO IN NOI

Infine, la terza verifica che Giovanni ci chiede di fare è relativa allo Spirito di Dio in noi:

“Da questo conosciamo che Egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.” (1 Giovanni 3:24)

“Da questo conosciamo che rimaniamo in Lui ed Egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito.” (1 Giovanni 4:13)

Quand’è l’ultima volta che hai pregato e hai sperimentato l’azione dello Spirito Santo? Quand’è l’ultima volta che sei stato alla Sua presenza? Quand’è l’ultima volta che hai assaggiato almeno un tocco, un sorso del “frutto dello Spirito” che è “amore, gioia e pace” (oltre a “pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo”)? (Galati 5:22)

Per Giovanni non è una domanda di poco conto: è una delle tre verifiche più importanti per sapere che “Egli rimane in noi”.

 

CONCLUSIONE

L’epistola di Giovanni è per lo più molto chiara e semplice, per questa ragione è una delle prime porzioni della Bibbia che consiglierei a chiunque abbia iniziato da poco un vero cammino con Dio, per rimuovere ogni dubbio su quali sono le priorità della vita cristiana. Contiene altre sfumature e lezioni che ovviamente non è stato possibile riportare in queste poche righe. E sembra tutto emergere da questo intreccio di tre principi fondamentali: amore fraterno, ubbidienza alla Parola  di Dio, esperienza dello Spirito Santo in noi.

Ma è una lettura che siamo a chiamati a fare tutti periodicamente, anche quando saremo anziani, diciamo almeno una volta l’anno:

  • Siamo ancora in un legame di vero amore con gli altri credenti in Cristo?
  • Siamo ancora attenti e ubbidienti alla Parola di Dio nei suoi comandamenti?
  • Stiamo ancora sperimentando l’azione del Suo Spirito in noi?

Se la risposta è SI: siamo al sicuro, guidati dal Buon Pastore, e “nulla ci manca” (Salmo 23:1).

Se la risposta è NO: stiamo rischiando ogni cosa, anche la nostra stessa salvezza eterna, ed è tempo di tornare su quella via che è Gesù stesso. Poco importa quali belle testimonianze abbiamo da raccontare, se appartengono oramai al passato.

Francesco Cataldo

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