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Sono chiamato a fare il Pastore?

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Un approfondimento per sapere quale compito Dio abbia assegnato ai pastori, e se potresti essere uno di loro

Questo articolo è strutturato un po’ come un curriculum: informazioni personali, formazione ed esperienze, competenze. Quanto leggerai può aiutarti a cogliere velocemente le caratteristiche richieste da Dio per svolgere il ministero pastorale e fare, di conseguenza, quello che possiamo definire un test di autovalutazione.

Quella del titolo è una domanda che forse in diversi si pongono: “Sono chiamato a fare il pastore?”.

È una domanda assolutamente legittima, che nasce molto probabilmente dal desiderio di conoscere la volontà di Dio per la propria vita.

Ci è capitato di osservare come questo desiderio sia spesso collegato alla particolare stima verso un pastore della nostra o di un’altra comunità; alla considerazione verso un servitore di Dio che conosciamo e che amiamo ascoltare vedere in azione.

Questa domanda potrebbe riflettere, più genericamente, l’apprezzamento per una funzione che il Signore ha stabilito nel Suo popolo, fissandone, nella Scrittura, le competenze.

Liberiamo subito la strada dall’indifferenza, in quanto l’argomento è un tema biblico, e se siamo credenti, esso non può non meritare la nostra attenzione. Liberiamo la strada anche dal pregiudizio, quel genere di sospetto che ti fa vedere ed etichettare il desiderio di un giovane di approfondire l’argomento come una pericolosa ambizione, perché la Bibbia presenta l’aspirazione a diventare pastore come qualcosa di apprezzabile in 1 Timoteo 3:1 (figuriamoci la voglia di saperne di più!). Ricordiamo che quello del pastore è un servizio reso a Dio, alla Chiesa e, in senso più ampio, alla società.

Chiarito questo, il nodo essenziale è: sono chiamato ad essere un pastore oppure il Signore vuole servirsi di me in altri modi? Il nostro cuore, come dice la Bibbia, ci inganna: potrebbe accadere che qualcuno, effettivamente chiamato dal Signore al ministero pastorale, non sia ancora certo della chiamata ricevuta, mentre altri, che non hanno questo tipo di vocazione, si autoconvincano o siano convinti da qualche sostenitore, che “saranno pastori” … quasi ad evocare un format televisivo!

1. INFORMAZIONI PERSONALI

Cominciamo con l’essere.

Come tutti gli altri …

Il pastore è, innanzi tutto, una pecora. È una persona che, secondo la metafora biblica, è dispersa, perduta, ma che viene trovata e tratta in salvo da Gesù Cristo, “il Buon Pastore” (Giovanni 10:11,14).

ma con incarichi speciali

Il pastore è, quindi, una pecora, smarrita e ora ritrovata, esattamente come tutte le altre, ma con incarichi speciali, di cui si parla in sintesi nel punto 3). L’umiltà è un requisito basilare per il pastore, ce lo ricorda il miglior pastore di tutti i tempi: Gesù Cristo. Il pastore è parte del gregge, la comunità, anche se collabora con “il supremo Pastore” (1 Pietro 5:4) il Signore, da cui il pastore deve ricevere disposizioni (tramite la Bibbia), a cui dovrebbe relazionare costantemente (tramite la preghiera) e a cui dovrà rendere conto (quando Dio valuterà il suo operato).

2. FORMAZIONE ED ESPERIENZE

Amore

Per essere un pastore bisogna essere discepoli pieni d’amore per il Signore, amandolo più di ogni altra persona o cosa. Ce lo ricorda l’emozionante conversazione tra Gesù e Simone (Giovanni 21:15:17). Mi ami?” è la grande verifica, per sapere se Dio ti chiama ad essere un pastore, perché se non amiamo Dio, non possiamo prenderci cura dei Suoi agnelli (i credenti più vulnerabili e inesperti) e delle Sue pecore (i credenti più maturi).

Cura di sé

Un pastore deve aver cura, innanzi tutto, della propria anima. Egli è, prima di ogni cosa, un conduttore di se stesso. Ce lo ricorda la Bibbia, quando leggiamo quello che l’apostolo Paolo dice ai responsabili (chiamati nel brano “anziani”, inteso qui come uomini d’esperienza nella fede) della chiesa di Efeso: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge …” (Atti 20:28). Se il Signore ti chiama ad essere un pastore non puoi inventarti come cristiano. Non possiamo leggere la Bibbia solo per trovare spunti per predicare, così come non è plausibile pregare solo dal microfono.

L’apostolo Paolo si raccomanda anche con Timoteo, giovane pastore, scrivendogli: “Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (1 Timoteo 4:16).

Coerenza

1 Corinzi 9:27 ci parla di un rischio, quello della contraddizione: spiegare agli altri il regolamento sportivo ed essere squalificati dalla gara! Se un pastore non riceve nulla dal Signore, cosa può mai dare? Se non è credibile, praticando quello che predica, come potrà essere creduto? Sarebbe come avere a che fare con un insegnante sgrammaticato, un assistente sociale razzista, un cameriere malnutrito, un medico infetto, un igienista dentale con il tartaro in bocca, un albergatore senza fissa dimora, uno psicologo nevrotico!

3. COMPETENZE

Dopo aver considerato l’importanza di essere (pecore, prima di tutto) e di avere (dando priorità all’amore, alla cura di sé e alla coerenza), si può parlare del fare, in qualità di pastori di anime; vediamo da che punto di vista.

Esempio da seguire

Il pastore è la persona voluta da Dio come figura di riferimento in una comunità (1 Corinzi 4:12); per questo dev’essere integro, coerente in ogni aspetto della sua vita (1 Timoteo 3:2-7). Disposto ad investire (in 2 Corinzi 12:15 leggiamo “spendersi” e “sacrificarsi”) per il Signore e per il prossimo. La vita pubblica di un pastore non dovrebbe essere uno show, ma la sua vita privata non dovrebbe essere un mistero. Il messaggio (il Vangelo) e più importante del comunicatore, ma anche quest’ultimo riveste notevole importanza, a cominciare dalla propria vita personale e familiare. Se tendiamo a non dare peso agli effetti delle nostre azioni, difendendo a spada tratta le “nostre libertà”, il ministero non è per noi. Quante volte siamo così presi dal vivere la nostra vita, e non quella di Gesù, che ci renderebbe il miglior esempio da seguire!

Insegnante

Il pastore è stato scelto per essere un appassionato ed efficace insegnante nella Chiesa (“Dio ha dato alcuni come pastori e insegnanti”, Efesini 4:11, NIV). Il manuale da adottare è la Bibbia, il libro che nutre mente e anima (pensa al termine “pascere”, che sta per “condurre ai pascoli”, ad esempio in 1 Pietro 5:2). Il tema fondamentale? Gesù Cristo, nostra unica speranza (1 Corinzi 1:23). Il pastore dovrebbe dedicarsi, come Esdra nell’Antico Testamento, “con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del Signore, e a insegnare …” (Esdra 7:10); dovrebbe, come ha detto qualcuno: “semplicemente far parlare il testo”. La “capacità di insegnare” (2 Timoteo 2:24) non si riferisce solo alla bravura nell’esporre e nello spiegare, ma in quella capacità data dallo Spirito Santo di condividere la Parola del Signore, lasciando il segno nel cuore degli altri. L’attenzione del pastore è rivolta a chi fa già parte del gregge di Dio, oltre a chi ancora non ne fa ancora parte; infatti, al pastore Timoteo l’apostolo scrive di occuparsi anche del “compito di evangelista” (2 Timoteo 4:5).

Addetto alla vigilanza

Il pastore è, in altre parole, l’addetto alla sicurezza in una chiesa (vescovo, termine incontrato in due dei versetti già citati, vuol dire sorvegliante). La Bibbia parla di un “incarico” o “ufficio”, ad indicare il fatto che il ruolo, il compito del pastore, implichino precisi doveri e responsabilità, tra i quali seguire il progresso (o constatare il regresso) dei credenti, pregare per loro, promuovendo la crescita spirituale, fornendo soluzioni divine a problemi umani.

La cura pastorale è come il delta di un fiume (a me viene in mente quello del Po o del Nilo). Molte sono le attività pubbliche nelle quali un pastore è coinvolto, quali l’insegnamento, le visite, i contatti, le mansioni di carattere amministrativo e organizzativo. Si tratta di attività che dovrebbero procedere tutte dal corso d’acqua principale: quello della vocazione divina. Poter dire a sé stessi: “Dio mi ha chiesto di farlo”.

TIRIAMO LE SOMME: TRE FATTORI IMPORTANTI

Questi sono solo alcuni degli elementi che, soprattutto il Nuovo Testamento ci fornisce sul ministero pastorale. Ti incoraggiamo a continuare ad approfondire l’argomento, cercando altri riferimenti biblici per dare espressione alle tue riflessioni. Non solo, anche per pregare per il pastore della tua chiesa, per essere collaborativa o collaborativo, e perché altri possano essere “pastori secondo il cuore di Dio” (Geremia 3:15).

Il Signore ti sta chiamando ad essere un pastore? Provi la gioia incontenibile al solo pensiero di serviLo così? Avverti il tremendo peso di questa responsabilità? Mettiti a Sua disposizione, considerando tre importanti fattori.

Il primo fattore lo chiamerei l’elemento soprannaturale. Ricorda che ogni capacità spirituale qualificante per essere un pastore è un dono di Dio! L’apostolo Paolo affermava: “Una simile fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio. Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio. Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto…” (2 Corinzi 3:4-6).

Il secondo fattore da tener presente è la valorizzazione. Ci sono pastori in erba che hanno bisogno di fare esperienza, di maggiore sicurezza, di permettere al Signore di smussare i loro spigoli caratteriali. Il dono di Dio è come un fuoco a cui non far mancare l’ossigeno, su cui soffiare costantemente; è proprio questo il senso del testo di 2 Timoteo 1:6: “Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te…”. Molti “improbabili” o “impensabili”, sono stati resi dal Signore i pastori più stimati.

Il terzo fattore è quello del riconoscimento. Quando Dio chiama qualcuno al ministero, il pastore e la comunità se ne rendono conto, talvolta prima ancora del diretto interessato! Saulo è incoraggiato da Barnaba, una prima (Atti 9:27) e poi, una seconda volta (11:25). Timoteo viene incoraggiato da Paolo (Atti 16:3). Quando Dio chiama qualcuno a svolgere un servizio, mette sulla sua strada un credente autorevole che lo sostenga, soprattutto nella fase iniziale.

Se poi il Signore dovesse farti comprendere che non ti ha chiamato a fare il pastore, vedrai, Egli ti farà comprendere quale sia la tua mansione in quel magnifico cantiere spirituale che è la chiesa. Resta in ascolto della voce di Dio, coltivando la tua dedizione verso di Lui.

 

Gabriele S. Manueli

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