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Sei sfide che uno studente fuori sede si trova a fronteggiare e altrettanti consigli da parte di chi ci è già passato.

(A dire il vero, che tu abbia scelto una facoltà presente nella tua città, che tu sia un pendolare o che tu abbia preso il tuo bel fagotto e sia partito per una città che non è quella dove sei cresciuto, ci sono molte sfide in comune che ti attendono; quindi in questo articolo troverai qualche dritta utile, qualunque sia la categoria cui appartieni 😉)

PRIMA SFIDA: Al primo posto c’è la sfida di mantenere integra la propria fede lì dove ci si è trasferiti. Fino ad ora hai vissuto sotto le ali dei genitori e della comunità che ti ha cresciuto ma ora stai lasciando l’area “protetta”, in un contesto del tutto nuovo e spesso indifferente od ostile al tema della fede, ed è facile lasciarsi condizionare negativamente, se non addirittura farci trasportare lontani dal Signore.
È importante quindi mantenere un saldo rapporto quotidiano con Dio che sarà il fondamento a cui stare aggrappati lì dove genitori e la chiesa di origine non ci sono più. Daniele a Babilonia e Giuseppe in Egitto sono ottimi esempi di giovani da imitare, furono giovani che seppero mantenere l’integrità della propria devozione e della propria etica anche in contesti difficili e la loro integrità proveniva da un rapporto costante con Dio.

SECONDA SFIDA: Hai salutato i compagni di scuola con cui sei cresciuto e che probabilmente hanno assistito al tuo cambiamento a seguito della nuova nascita e in qualche modo hanno osservato o almeno constatato la tua rivoluzione. Ora sei circondato da ragazzi che non conosci e che non sanno nulla di chi eri e chi sei oggi.
La tua sfida sarà quella di entrare in contatto con loro e farti conoscere per chi sei e chi sei in Cristo. Lascia che gli eventi facciano emergere la tua identità caratteriale e spirituale. Se la tua esperienza di fede è viva e solida, non mancheranno le opportunità per presentare agli altri, attraverso la tua vita prima ancora delle tue parole, chi è Dio. Tu preoccupati di alimentare la tua comunione con Lui, l’evidenza di chi è Dio per te di cosa ha fatto in te verrà da sé.
Non essere precipitoso nel presentarti come “evangelico”. Spesso tale definizione coincide, dal punto di vista dei nostri interlocutori, con un’etichetta priva di significato, pertanto del tutto inutile, o peggio, associata a concetti falsati che rischiano di generare pregiudizi e quindi di precluderci la possibilità di condividere la nostra esperienza spirituale. Lascia che il tempo e l’esperienza diretta diano sostanza all’appellativo di “evangelico” e ne conferiscano credibilità.
Sii comunque sempre pronto a rendere conto della tua fede in modo esaustivo e ben fondato sulla Bibbia. Scoprirai che negli ambienti accademici, anche solamente per onestà intellettuale, c’è una certa disponibilità ad indagare in merito alla Verità. Personalmente ho un ottimo ricordo delle lunghe conversazioni con i miei colleghi universitari. Le loro domande, spesso logiche e consistenti, hanno acceso in me il desiderio di verificare realtà bibliche che fino ad allora avevo dato per scontate. Se per caso i colleghi ti portassero su argomenti che non hai mai pensato prima di approfondire, non c’è nulla di male ad ammettere di non sapere. Sarà un’ottima occasione per studiare un nuovo argomento! Chi ci circonda desidera onestà, non cerca tuttologi. (Se poi dovessero emergere argomenti su cui vuoi un confronto, scrivi alla redazione di Svolta. Chissà che tu non ci dia lo spunto per il prossimo articolo!)
Se poi sei uno studente fuori sede che ha lasciato le certezze di una famiglia di credenti che provvedeva anche alla tua istruzione biblica, scoprirai la bellezza di dover essere tu in prima persona, tramite la tua sete e il tuo impegno, il motore della tua ricerca biblica. Scoprirai una maggiore e rinnovata intimità con Dio che ti guiderà in tutta la Verità.

La TERZA SFIDA, per quanto tosta, si rivelerà estremamente formativa. La spesa, le pulizie, il bucato, la cucina, le file alla posta per pagare affitto e bollette, ovvero tutte quelle attività di cui fino a poco tempo fa, nella tua casa d’origine, ti eri occupato solo marginalmente, ora sono tua assoluta responsabilità. Il tutto poi è da coordinare con gli impegni universitari, serratissimi, lo studio e le attività in chiesa. Per quanto mi riguarda, ricordo bene che all’inizio ho sinceramente pensato di non essere in grado di reggere il ritmo. Poi ho scoperto (ma ci ho messo quasi un anno) di essere un’organizzatrice migliore di quello che credevo… e che i calzini possono essere lavati con un bel libro di analisi matematica sul lavandino! Insomma, lo studente fuori sede spesso sviluppa una rapidità nello svolgere le faccende di casa e non solo, e affina degli escamotage logistici per ottimizzare la propria giornata come poche categorie di persone imparano a fare. Se oggi riesco a gestire una casa, condurre un lavoro impegnativo, assolvere agli impegni che mi sono stati affidati in chiesa e coltivare le relazioni umane che Dio mi ha donato, è anche perché il Signore mi ha istruita ed allenata a farlo in precedenza, nel periodo universitario. Impararlo da studente fuori sede è faticoso, ma è un ottimo investimento per la vita. D’altronde “hai visto un uomo veloce nelle sue faccende? Egli starà al servizio del re” (Proverbi 22.29).

QUARTA SFIDA: che tu risieda in un appartamento condiviso con altri studenti o disponga di una camera nella Casa dello Studente, c’è un aspetto che sicuramente dovrai curare: il rispetto degli spazi comuni e la disponibilità a collaborare. I turni di pulizia, con tanto di pianificazione sul calendario appeso in cucina, sono un must in tutte le case degli studenti fuori sede che si rispettino. Ricordo il commento di una mia coinquilina che Dio aveva da poco salvato: mi confessò che uno degli aspetti che più l’avevano convinta in merito alla genuinità dell’esperienza cristiana era la serietà con cui io e un’altra studentessa, che viveva con noi e che Dio aveva salvato l’anno precedente, assolvevamo ai compiti che ci spettavano nella gestione della casa. Svolgi ogni attività come se la svolgessi per il Signore, rispettando le esigenze e la privacy degli altri. Una convivenza serena e piacevole è una premessa imprescindibile per poter annunciare il Vangelo liberamente e con credibilità ed efficacia.

QUINTA SFIDA: ti sembra quasi di essere stato improvvisamente teletrasportato in una nuova comunità cristiana, dopo aver salutato i fratelli e le sorelle che ti hanno visto nascere e crescere non solo spiritualmente. La quinta sfida che ti attende è proprio quella di saperti integrare nella nuova famiglia in cui Dio ora ti ha posto. Spesso il rischio degli studenti fuori sede è quello di non appartenere più alla comunità di origine e di non sentirsi parte nemmeno di quella che li sta ospitando. Si finisce col non appartenere più ad alcuna comunità.
Durante la mia esperienza universitaria, per scelta personale, ho deciso di tornare a casa il meno possibile durante l’anno. In questo modo potevo essere assidua nel partecipare alla vita della comunità che mi ospitava. È opportuno far conoscere al pastore della tua nuova comunità il tuo desiderio di essere parte attiva ed integrante e dargli la tua disponibilità a svolgere con serietà i compiti che riterrà opportuno affidarti. Il tuo pastore ne sarà senz’altro contento (c’è sempre tanto da fare in chiesa) e tu avrai l’onore di essere al servizio della comunità e della città in cui Dio ti ha posto. Crea occasioni per trascorrere del tempo insieme ai fratelli e aver modo di facilitare la conoscenza reciproca. Non aver paura di farti conoscere per quello che sei, ma sempre con discrezione e mai in modo precipitoso. I rapporti umani si basano sulla fiducia e come tali richiedono tempo.

SESTA SFIDA: vivere lontano dalla propria famiglia, vuol dire anche fare i conti con una più oculata gestione del tempo e delle risorse economiche. Trovare il giusto equilibrio e saper impostare la giusta scala di priorità non è sempre facile. L’assoluta priorità senza dubbio spetta sempre a Dio, ma è bene tenere a mente che lo studio non è un hobby (a meno che tu non abbia più di cinquant’anni e sia alla tua quarta laurea…), bensì è il preciso compito che, in questa fase della tua vita, Dio ti ha affidato; pertanto è necessario che tu lo svolga con la massima serietà. L’opportunità di una formazione universitaria è un ennesimo dono da parte di Dio ed è Lui che ti sta offrendo capacità e strumenti necessari. Essere “parcheggiati” all’università non solo determina maggiori difficoltà a trovare lavoro in un mercato già non semplice, ma certamente non consente di ricevere l’approvazione di Dio: sappiamo che il Signore condanna la pigrizia e l’indolenza.
Se poi sono i tuoi genitori a provvedere al tuo mantenimento, sei anche in debito nei loro confronti e sai bene che Dio ci invita chiaramente ad onorare padre e madre. Sarebbe bene non abusare né della loro pazienza né della loro liberalità. Svolgendo il lavoro che Dio ci ha affidato con diligenza e impegno, noi Lo onoriamo come Suoi figli e testimoniamo a chi ci circonda che la volontà di Dio si compie nella nostra vita anche attraverso la nostra ubbidienza e il nostro senso di responsabilità.
Ovviamente questo non significa cadere nell’eccesso opposto e vivere nell’ansia del fallimento. Dio non ci chiede di collezionare successi personali, ma di impegnarci seriamente in tutto ciò che facciamo. Non importa il risultato, ma mettercela tutta!