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Sweetquarantine e Yoga

Quest’articolo era già in cantiere quando, quasi d’improvviso, siamo entrati nella più grave crisi internazionale dal secondo dopoguerra: la pandemia da Covid-19. In queste settimane yoga, tecniche di respirazione, pranayama ed altri temi collegati sono quantomai attuali.

La spiegazione che ci siamo dati è questa. Le query più cliccate nei motori di ricerca ci danno l’idea delle ansie e delle angosce con le quali fanno i conti gli italiani. Nell’ultimo mese, infatti, tra le ricerche online ai primi posti ci sono: “sintomi coronavirus”, “pandemia”, “focolaio”, “intubare”, ecc 1. Nel pensiero comune lo yoga è associato a serenità ed equilibrio. In molte pagine web e sui social si possono trovare consigli di esperti secondo cui, per una buona gestione delle giornate durante questa quarantena collettiva, non solo sport e lettura, ma anche attività come lo yoga sono degli alleati per trovare un ottimale equilibrio psicofisico2.

Già da prima dell’emergenza Coronavirus, naturalmente, si leggeva e si sentiva parlare frequentemente di corsi di yoga nelle palestre, di “yoga della risata” per bambini, di yoga come percorso autonomo per vincere lo stress. In queste settimane, però, lo yoga ha attirato persone prima marginalmente o per nulla interessate alla pratica orientale, anche in considerazione della possibilità di apprenderne basi e disciplina in modo alternativo online.
Oltre a corsi di cucina, di fitness e tanto altro, ad “aperichat” via webcam, molti sono i tutorial di corsi yoga e sessioni via Zoom, che cercano di rendere questo periodo di autoisolamento una “#sweetquarantine” (dolce quarantena, uno degli hashtag più utilizzati di questo periodo) 3.

Ma davvero lo yoga contribuirebbe a rendere questo periodo di autoisolamento “dolce”? Ci è stato chiesto se è da considerarsi normale o accettabile per un credente praticare lo yoga. Ecco: prendiamola come una sfida. Potremmo chiamarla “Berea challenge” (ricordi quei credenti nel libro degli Atti degli Apostoli che verificavano con le Scritture tutto quello di cui sentivano parlare? 4) o “Bible Challenge”!

Partiamo dall’inquadrare lo yoga e i concetti di base ad esso collegati, come il pranayama, le tecniche di respirazione, e il celebre “OM” prolungato.

Lo yoga è ritenuto la più diffusa tra le tecniche di meditazione. Yoga in sanscrito significa «tenere assieme», «legare». Un’importante enciclopedia ci spiega che anticamente in India con la parola yoga ci si riferiva “a tutta una serie di teorie e soprattutto di tecniche tese alla liberazione, cioè al distacco dalle illusioni di questo mondo e all’unione con l’Assoluto” e che “i mezzi per ottenere tale risultato si fondavano sul controllo dell’attività mentale e della respirazione” 5.

Parlando più nel dettaglio di tecniche di respirazione, familiarizziamo con un altro termine da conoscere: pranayama (cioè, “espansione della forza vitale” o “estensione del respiro”). Definito come “l’insieme delle tecniche di regolazione di inspirazione, espirazione e ritenzione (il periodo tra inspirazione ed espirazione) attraverso le quali la forza vitale è attivata e regolata”, il pranayama darebbe la possibilità “di poter utilizzare l’accresciuta energia vitale per oltrepassare i nostri limiti e per ottenere un più alto livello di energia fisica, emotiva e spirituale e una accresciuta consapevolezza di noi stessi” 6.

E perché si fa “OM” e ci si mette nella posizione cosiddetta “del loto” (o padmasana) che il praticante (detto yogin) assume? Perché sarebbe la posizione attraverso la quale Buddha si dice abbia raggiunto l’illuminazione. Si ritiene, inoltre, che sia stato il suono a dare origine a tutto, “il suono, con la sua vibrazione, a permettere la materializzazione del mondo. La sillaba “OM” è creatrice dell’universo” 7.

Questi elementi base dello yoga ci consentono di fare le seguenti considerazioni in rapporto al pensiero biblico e alla fede evangelica.

  1. Cosa ci distacca dalle illusioni di questo mondo e si consente di connetterci con l’Assoluto? Una tecnica di meditazione induista? Secondo la Bibbia esiste un’altra “tecnica” (per usare lo stesso sostantivo, nel senso di metodo, sistema) ed è la fede nell’unico possibile collegamento con Dio: Gesù Cristo. È la meditazione, ma non intesa come pratica ascetica, ma come applicazione del pensiero e del cuore a quello che, solo per amore, il Signore ha fatto per noi. Possiamo trovare Dio tramite quel soffermarsi, riconoscere, riflettere su Chi ha dato la Sua vita per donarci una vita senza fine 8. La Bibbia dice che ci distacchiamo dalle illusioni quando ci affidiamo al Signore, infatti, “la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso» (Romani 10:11).
  2. Davvero il nostro benessere deriva dalla regolazione dell’energia vitale che ci costituirebbe? Non dimentichiamo che lo yoga nasce dal paganesimo indiano ed è parte integrante dei sistemi religiosi induista e buddista. È normale ricercare il benessere interiore e fisico, ma ricordiamo che lo stesso esercizio fisico è utile, ma la dedizione a Dio, a confronto, lo è molto di più 9. Il nostro benessere dovrebbe sempre coincidere al nostro bene. E il nostro bene vero è in Dio: “Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, di Dio, il mio rifugio…” (Salmi 73:28).
  3. È il suono ad aver dato origine all’universo, articolando il quale possiamo trovare equilibrio ed illuminazione? Un “suono”? … Beh, piuttosto, per mezzo di una Persona, “la Parola”, il Figlio di Dio: “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Giovanni 1:3)10. Gesù Cristo è “la vera luce che illumina ogni uomo” interiormente (Giovanni 1:9).
  4. Esistono molti tipi di yoga (hatha, bhakti, mantra, raja, ecc.) che hanno in comune l’aspettativa di raggiungere la quiete mentale e fisica e, dunque, spirituale. Secondo la Bibbia, invece, “la nostra pace” e il nostro “riposo” sono Cristo in noi! Gesù ha detto: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Le varie scuole di yoga insegnano a puntare al superamento dei propri limiti, a raggiungere l’armonia mentale, fisica e interiore… ma senza Dio. E questo non può che portare lo yogin (il praticante) a vedere sé stesso come la fonte della propria felicità e del proprio equilibrio o qualcun altro, qualche altra entità spirituale … A ciascuno le proprie conclusioni.

Il rischio è quello di fare nostre credenze e pratiche pericolose o quanto meno discutibili in base a quanto ci insegna la Bibbia.

Facciamo benissimo a tenerci in buona forma fisica! Praticare uno sport o – come di questi tempi – fare esercizio fisico a casa (esercizi, tapis roulant, ecc.) ci aiuta a star meglio, a dimagrire o perlomeno a non prendere peso, a evitare certi mal di schiena, ad essere dinamici e godere, in generale, di buona salute. Vero è, inoltre, che bisogna saper respirare (respirare è una cosa, saper respirare e è un’altra cosa!) e imparare a rilassarsi con buone pratiche che ci aiutano a scioglierci, e a smaltire stanchezza da posture lavorative e stress variamente accumulato.

Non dimentichiamo mai, però, che il benessere spirituale viene prima e non è raggiungibile senza il nostro vivere con Dio per mezzo del nostro Salvatore, Gesù.

L’apostolo Giovanni scriveva a Gaio, credente amabile ed affidabile: “Carissimo, io prego che in ogni cosa tu prosperi e goda buona salute, come prospera l’anima tua” (3 Giovanni 2), cioè: “Prego che il tuo benessere fisico corrisponda a quello spirituale” oppure: “La mia preghiera è che come stai bene nell’anima, tu stia bene fisicamente”. Questa sì che è una sweet quarantine! E soprattutto una sweet life ed una sweet eternity!
È ciò che desideriamo vivere.

È quello che desideriamo per tutti!

1 – Articolo di Simone Cosimi, La Repubblica, 24 marzo 2020

2 – Articolo di Alessia Tripodi, Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2020

3 – Articolo di Nicola Pinna, La Stampa, 11 marzo 2020

4 – Atti 17:10,11

5 – “Yoga” su Enciclopedia dei Ragazzi, Treccani

6 – Articolo della redazione de il Giornale dello Yoga, 10 Marzo 2017

7 – Articolo della redazione de il Giornale dello Yoga, 12 Gennaio 2017

8 – Giovanni 6:40

9 – 1 Timoteo 4:8

10 – Giovanni, autore del Vangelo, usa il termine “logos”, tradotto con “parola”. Logos è l’espressione del pensiero. Cfr. Ebrei 1:2 “in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi”.

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