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Anche l’ateo ha fede?

Il fisico Paul Davies afferma che il giusto atteggiamento scientifico è essenzialmente teologico: “La scienza può procedere soltanto se lo scienziato adotta una visione del mondo essenzialmente teologica”. Egli sottolinea che “anche lo scienziato più ateo accetta come un atto di fede [enfasi mia] l’esistenza di un ordine simile alla legge in natura che è almeno in parte comprensibile per noi”.

Albert Einstein espresse un pensiero divenuto famoso:

… la scienza può essere creata soltanto da quanti sono integralmente convinti delle aspirazioni verso la verità e la comprensione. Ma questa sorgente di sentimento nasce dalla sfera della religione, alla quale appartiene anche la fede nella possibilità che le regole valide per il mondo dell’esistenza siano razionali, comprensibili, cioè, con la ragione. Non riesco a concepire uno scienziato senza questa fede profonda [enfasi mia].

Evidentemente Einstein non soffriva dell’illusione di Dawkins secondo cui ogni espressione di fede è cieca. Einstein parla della “profonda fede” dello scienziato nell’intelligibilità razionale dell’universo. Non poteva immaginare uno scienziato senza fede. Per esempio, gli scienziati credono (= hanno fede) che gli elettroni esistano e che la teoria della relatività di Einstein regga perché entrambi sono supportati da prove basate sull’osservazione e sulla sperimentazione.

Il mio professore di meccanica quantistica a Cambridge, Sir John Polkinghorne, ha scritto: “La scienza è impotente a spiegare l’intelligibilità matematica dell’universo, perché è parte della fede [nota l’uso esplicito del termine] che sta alla sua base, ed è così …” per la semplice ragione che non è possibile iniziare a fare fisica senza credere in quell’intelligibilità.

Su quali prove, quindi, gli scienziati basano la loro fede nell’intelligibilità razionale dell’universo, che consente loro di fare scienza? La prima cosa da notare è che la ragione umana non ha creato l’universo. Questo punto è così ovvio che all’inizio può sembrare addirittura banale; ma è, al contrario, di fondamentale importanza quando andiamo a valutare la validità delle nostre facoltà cognitive. Non soltanto non abbiamo creato l’universo, ma non abbiamo neppure creato la nostra capacità di ragionare. Possiamo sviluppare le nostre facoltà razionali utilizzandole; ma non le abbiamo originate. Come può, quindi, quello che succede nelle nostre minuscole teste darci qualcosa di simile a un vero resoconto della realtà? Come può un’equazione aritmetica concepita nella mente di un matematico corrispondere al funzionamento dell’universo?

È stata proprio questa domanda che ha portato Einstein a dire: “La cosa più incomprensibile del mondo è che esso sia comprensibile”. Allo stesso modo il fisico vincitore del premio Nobel Eugene Wigner scrisse un famoso saggio dal titolo: “L’irragionevole efficacia della matematica nelle scienze naturali”. Ma è irragionevole soltanto da una prospettiva ateistica, ma dal punto di vista biblico si accorda perfettamente con le affermazioni: “Nel principio era la Parola … e la Parola era Dio … Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei” (Giovanni 1:1, 3).

A volte, quando in una conversazione con i miei colleghi scienziati, chiedo loro “Con cosa fai scienza?”.
“La mia mente”, dicono alcuni, e altri, che ritengono che la mente sia il cervello, dicono: “Il mio cervello”.
“Parlami del tuo cervello? Come mai esiste?”.
“Per mezzo di processi naturali, irragionevoli e non guidati”.
“Perché, allora, ti fidi di questi processi?”, chiedo. “Se pensassi che il tuo computer fosse il prodotto finale di processi non guidati e insensati, ti fideresti ugualmente?”.
“Neanche tra un milione di anni” è la loro replica.
“Hai chiaramente un problema allora”.

Dopo una pausa pregna di attesa a volte mi chiedono in che modo ho escogitato quest’argomento, e trovano la risposta piuttosto sorprendente: Charles Darwin. Proprio lui scrisse:

in me sorge sempre l’orrendo dubbio se le convinzioni della mente dell’uomo, che sono state sviluppate dalla mente degli animali inferiori, abbiano un qualsiasi valore o siano degne di fiducia.

Nel proseguire la logica ovvia di quest’affermazione, il fisico John Polkinghorne sostiene che ridurre gli eventi mentali alla fisica e alla chimica, ne distrugge il significato. In che modo?

Perché il pensiero è sostituito da eventi neurali elettrochimici. Due eventi di questo tipo non possono confrontarsi l’un l’altro in un discorso razionale. Non hanno né ragione né torto, semplicemente accadono. Il mondo dell’approccio razionale scompare nell’assurda chiacchiera delle sinapsi infuocate. Francamente non può essere giusto e nessuno di noi crede che debba essere così.

Polkinghorne è un cristiano, ma alcuni noti atei ne condividono il pensiero. John Gray scrive:

L’umanesimo moderno è la fede che l’umanità possa conoscere la verità attraverso la scienza, e quindi essere libera. Ma se la teoria di Darwin sulla selezione naturale è vera, questo è impossibile. La mente umana persegue il successo evolutivo, non la verità.

Un altro filosofo di primo piano, Thomas Nagel, la pensa allo stesso modo. Ha scritto un libro, Mente e Cosmo, con un sottotitolo provocatorio: Perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa. Nagel è un ateo convinto che dice con un po’ di onestà: “Non voglio che ci sia un Dio”. Eppure scrive:

Ma se l’attività mentale non è di per sé soltanto fisica, non può essere pienamente spiegata dalla scienza. Il naturalismo evoluzionistico implica che non dovremmo prendere sul serio nessuna delle nostre convinzioni, compreso il quadro scientifico mondiale dal quale il naturalismo evolutivo dipende.

Cioè, il naturalismo, e quindi l’ateismo, mina le fondamenta stesse della razionalità che è necessaria per costruire, comprendere o credere in qualsiasi tipo di argomento, anche un argomento scientifico. L’ateismo sta cominciando ad apparire una grande illusione auto-contraddittoria: “Una persistente falsa credenza mantenuta a fronte di forti prove contrarie”.
Naturalmente, rifiuto l’ateismo perché credo che il Cristianesimo sia la verità. Ma lo rifiuto anche perché sono uno scienziato. Come potrei farmi convincere da una visione del mondo che mina la stessa razionalità di cui abbiamo bisogno per fare scienza? Scienza e Dio si combinano molto bene. Mentre scienza e ateismo non sono compatibili.

Prof. John Lennox, Matematico Università di Oxford

Questo estratto è tratto dal libro “La scienza può spiegare tutto?” edito da ADI-MEDIA.

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