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Differenze Fondamentali fra Cristianesimo e Islamismo

Scopriamo insieme le più evidenti e sostanziali differenze alla luce dell’insegnamento biblico

“Tutte le religioni sono uguali”. Davvero?

Il famoso pensatore cristiano Blaise Pascal (1623-1662) fu tra i primi a far notare che tutte le religioni sono uguali… finché le guardi da molto lontano.

Vedo più religioni contrarie e pertanto tutte false, eccetto una. Ciascuna vuole essere creduta in base alla propria autorità, e minaccia gli increduli. Io perciò non presto loro fede su tale fondamento.” (Pensiero n.393, edizioni Bompiani, 2000, p.215)

Scopriamo così alcune differenze radicali tra l’insegnamento biblico cristiano e quello dell’Islam:

 

1. La guida dello Spirito Santo nel condurre a salvezza

Il Dio descritto nella Bibbia ha fornito indicazioni sicure per raggiungere il cielo a tutti coloro che Lo cercano; questa via inizia con l’aiuto, il supporto, la guida dello Spirito Santo (che è Dio stesso e quindi infallibile) nel condurre a conoscere Cristo unico Salvatore (Giovanni 14:25, 26; 15:26; 16:13).

Il musulmano non ha una guida che lo conduca ad un Salvatore (che in ogni caso non c’è, perché Maometto è inteso come nuovo legislatore, al pari di Mosè più che di Gesù).

 

2. L’espiazione (cancellazione del peccato) mediante un sacrificio di valore eterno e la grazia conseguente

Gesù ha cancellato i peccati dell’umanità (Ebrei 9:24-26). Chiunque si identifichi con Lui, creda in Lui, Lo riconosca come Signore e Salvatore e agisca in modo coerente, riceve questa cancellazione del peccato (Giovanni 3:16-18).

Non c’è nulla di simile nell’Islamismo, nel quale occorre meritarsi l’approvazione di Dio da sé (Sura 39, 53). Non c’è un sacrificio perfetto che cancella i peccati e non è contemplata una condizione di grazia nella quale Dio garantisca generosamente di donare tutto ciò che occorre per il nostro bene. Certo, Allah è chiamato spesso “il misericordioso” (Sura 28, 73) e sono numerosi i versi coranici nei quali questo concetto è ribadito (cfr. Sura 20, 82); tuttavia, essa è subordinata all’impegno e alle azioni del credente per meritarla.

 

3. La certezza della salvezza (I Corinzi 1:8, 9; Filippesi 1:6; Romani 8:1, 38, 39; Giovanni 10:29)

A partire dal predicatore britannico John Wesley (1703-1791), è stata riscoperta, ed è diventata parte integrante del patrimonio dottrinale cristiano ed in particolare evangelico, la verità di essere sicuri di essere nati di nuovo in Cristo Gesù e di ereditare la vita eterna. Oltre l’esperienza dei primi cristiani e di tanti altri nel corso dei secoli, questa certezza immediata ha caratterizzato anche l’esperienza spirituale di milioni di evangelici Battisti, Fratelli e di noi Pentecostali, cioè della parte più numerosa del Cristianesimo contemporaneo non cattolico.

È un concetto estraneo al credente musulmano, il quale invece si aspetta di conoscere il proprio destino soltanto dopo la conclusione della vita terrena, a prescindere da quanto zelante sia stato e quanto bene abbia seguito i principi del Corano. La speranza di affidarsi alla misericordia di Allah rimane un’incertezza, sulla cosa più importante di tutte: il destino eterno (Sura 3, 135-136).

 

4. La resurrezione

Gesù è risorto (I Pietro 1:3; Romani 8:34). Maometto è morto nel 632, è stato seppellito e il suo corpo è ancora oggi oggetto di venerazione presso la città di Medina.

La vittoria totale sulla morte che Gesù ha ottenuto, dimostrando di essere Figlio di Dio, non ha corrispondente in nessun eroe o punto di riferimento della tradizione islamica. Nel Nuovo Testamento l’evento della resurrezione ha un ruolo fondamentale e furono centinaia le persone che attestarono di aver visto Gesù risorto (I Corinzi 15:3).

 

5. I miracoli di guarigione.

Spesso nel corso della storia del Cristianesimo ci sono state testimonianze della manifestazione di guarigioni sovrannaturali. Da Gesù stesso agli apostoli Pietro, Paolo fino a centinaia di altre figure che, soprattutto negli ultimi due secoli, hanno riscoperto il carisma di guarigione nella Bibbia (I Corinzi 12:9); la guarigione divina è parte integrante delle verità annunciate dal Cristianesimo.

Il concetto di miracoloso ha invece un ruolo piuttosto marginale nella spiritualità coranica. Nell’Ḥadīt si narra che Maometto avrebbe compiuto numerosi miracoli durante la propria esistenza ma molti commentatori islamici sono concordi nell’affermare che una particolare enfasi su tali atti sovrannaturali non appartenga alla teologia islamica.

Ovviamente non sono mancate anche nel corso della storia del Cristianesimo le attestazioni di “false” guarigioni … ma, come ha detto qualcuno, il fatto che esistano banconote false conferma che esistano banconote vere che si stanno cercando di copiare. La Bibbia parla molto frequentemente nel Nuovo Testamento e in particolare nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli di esperienze di guarigione ricevute in risposta a preghiere rivolte a Dio mediante il nome di Gesù (Marco 8:25; Atti 3:6-8; 19:11, 12).

 

6. Diffusione della propria religione

Il Corano e i racconti storici successivi ci descrivono l’avanzata di Maometto e dei suoi successori attraverso la conquista militare. Nel corso della storia dell’Islam ci sono stati momenti e contesti dove un principio di tolleranza e rispetto delle minoranze religiose ha avuto una qualche attuazione; dunque l’espansione politica non è corrisposta soltanto all’imposizione coercitiva della conversione. Tuttavia il messaggio coranico su questo punto rimane molto ambiguo e presenta espliciti riferimenti all’azione militare per volere di Allah (cfr Sura 2, 216-256 e Sura 9, 29).

“Il messaggero di Allah disse: mi è stato comandato di combattere contro i popoli fino a che testimonieranno che non c’è altro dio oltre Allah, che Maometto è il messaggero di Allah”.
(Sahih Muslim Libro della Fede, Hadith 30)

Al contrario, nel Nuovo Testamento c’è un costante e amorevole invito a credere; l’uso coercitivo della forza sulle coscienze non è contemplato. Ogni cristiano, inoltre, deve essere pronto e disponibile a soffrire e morire per la causa di Cristo, affidando la propria anima a Dio.

Tertulliano (155-230) scriveva che il seme del Vangelo che cresce in tutto il mondo è il sangue dei martiri cristiani che muoiono per la propria fede (Apologeticum 50, 13). Il fatto che nel corso della storia in numerose occasioni il nome del Dio rivelato nella Bibbia sia stato utilizzato per giustificare stragi e crimini contrasta in modo assoluto con l’insegnamento di Gesù riportato nei Vangeli.

 

7) Perfezione della rivelazione negli scritti sacri.

Uno dei principi dell’ermeneutica coranica è quello di Naskh, che si potrebbe tradurre “abrogazione”; laddove i testi si contraddicono, deve essere sovrascritto o cancellato l’insegnamento del testo più antico. Le rivelazioni più recenti quindi correggono e abrogano quelle precedenti.

Questo principio interpretativo è assente per i cristiani, per i quali è vero che esiste un Antico Patto (o Antico Testamento) rivolto principalmente al popolo di Israele e un Nuovo Patto (o Nuovo Testamento) rivolto invece a tutta l’Umanità e inaugurato dalla venuta di Gesù su questa terra, ma non è prevista contraddizione fra i principi del primo e del secondo ed esiste piuttosto un’armonia interna perfetta che conferma la natura divina della Bibbia (II Timoteo 3:16).

 

Speriamo che questo quadro generale possa aiutare il lettore nel percorso spirituale personale per incontrare e realizzare la verità della Parola di Dio.

N.B. Molti punti descritti in questo articolo sono in comune con l’articolo già pubblicato su Svoltaonline.it sui Testimoni di Geova. Si tratta di coincidenze interessanti su cui è opportuno riflettere.

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