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Dio e la Mia Malattia: la Storia di Daniele

Avevo 15 anni quando mi è stata diagnosticata la colite ulcerosa cronica.

Con il passare del tempo si è trasformata in morbo di Crohn. La malattia è leggermente diversa ma i sintomi sono gli stessi, se avete cliccato il link precedente sapete già di quali sintomi sto parlando quindi non starò qui a rielencarli (lo risparmio a voi e a me).

Mi chiamo Daniele, abito a Firenze e ora ho 25 anni.

Sono passati ben 10 anni e se mi guardo indietro vedo che la malattia non è cambiata molto, non sono guarito, non ho smesso di prendere farmaci o di fare terapie, ma sicuramente è cambiato il mio modo di affrontare questa infermità e vi spiego come.

All’inizio è stato un vero e proprio trauma: ti chiedi perché, ti senti sempre peggio e sapere che non esiste una cura ti spaventa; per non parlare del fatto che a 15 anni hai ancora quella sensazione che i tuoi genitori siano “invincibili”, ma quando senti tua madre piangere nella stanza accanto, capisci che la situazione è più grave di quanto già non credessi.

Poi iniziano a darti qualche farmaco per farti stare meglio. Il “santo cortisone”, come mi piace chiamarlo, che mette una toppa un po’ a tutti i dolori che si possano avere. Ti senti meglio già dopo pochi giorni e ti sembra di tornare a vivere.

Una droga in pratica.

Ma come ogni droga che si rispetti ha i suoi lati negativi: le ossa iniziano ad indebolirsi e ovviamente non si può prendere cortisone a vita.

Inizia così un periodo di alti e bassi in cui provi varie terapie e nel momento in cui ti senti proprio male “ti tirano su” dandoti un po’ di santo cortisone.

Inutile dirvi che con questa malattia passa la fame e si inizia a perdere peso. Per molti potrebbe essere una cosa positiva, ma per me che ero già magro non è stato così. Sono arrivato ad essere sotto peso, e a causa di questo ho avuto due pneumotoraci spontanei.

In quinta superiore ho passato praticamente metà dell’anno scolastico a casa o in ospedale; non volevo fare l’esame di maturità perché non mi sentivo pronto e non volevo passare un periodo di ansia (ah già, l’ansia: l’ansia peggiora molto la situazione per chi ha questo tipo di malattie. L’ansia non è tua amica!). Chiesi ai professori di non essere ammesso all’esame in modo da poter ripetere l’anno con tranquillità.

La risposta fu “No. Tu farai l’esame e lo passerai anche”.

Adesso posso dirvi che ringrazio di cuore quei professori che hanno creduto in me e mi hanno aiutato ad affrontare l’esame in modo da non sprecare un intero anno. Non pensate che sia andato in modo perfetto, ho fatto il giusto e sono passato con un mitico 60/100. Ma credetemi, ero il ragazzo più felice del mondo.

Sempre in quel periodo ho conosciuto Dio in un campeggio cristiano.

Sono sempre stato credente, ma fino a quel momento non avevo mai preso la vera decisione di seguire Gesù e affidare a Lui la mia vita.

Lì che è cambiato il mio modo di affrontare la malattia. Non ero più solo. Adesso c’era qualcuno che poteva capirmi! Qualcuno a cui affidarmi.

Come ho già detto non sono guarito, ma non c’è più un muro che mi impedisce di vivere la mia vita. È diventata una prova, una sfida che mi spinge a voler essere un esempio. Avete presente quei percorsi ad ostacoli dove ad un certo punto ti ritrovi davanti ad un muro da dover scavalcare? È esattamente così. Finché sei in terra e guardi il muro dal basso non fai altro che pensare: “Non ce la farò mai”, ma quando decidi di provare a scalare, noti che la cima non è poi così lontana e che la forza di volontà aumenta.

Inizi ad affrontare a testa alta la situazione e capisci di poter essere un aiuto per quanti magari si abbattono di fronte a brutte situazioni, perché, parliamoci chiaro, malattie o no, tutti abbiamo dei problemi da affrontare.

“Ok, con Dio puoi affrontare la malattia. Ma sarebbe stato meglio non averla mai avuta, no?”

“Mmm… sì e no!…”

E’ normale che mi piacerebbe stare completamente bene. Chi è che vorrebbe avere una malattia? Nessuno. Ma a distanza di anni mi rendo conto che l’uomo che sono adesso (il mio carattere, la mia personalità, il modo di vedere le cose, il mio io) è completamente diverso da quello che sarei stato senza passare per questa malattia. Quindi tutta questa situazione non mi ha portato ad essere più triste o a non avere più voglia di vivere, anzi!

Con l’aiuto di Dio, questa malattia mi ha portato ad avere ancora più voglia di fare e ad essere felice per le cose più banali che spesso diamo per scontato, come ad esempio…mangiare una mela!

Ma la via che io batto Egli la conosce; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l’oro” (Giobbe 23:10)

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