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Femminismo e Vita Cristiana

 

Iniziamo con la concisa, ma accurata, definizione di femminismo che dà la Treccani.

 

femminismo s. m. [der. di femmina]. – Movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, le cui prime manifestazioni sono da ricercare nel tardo illuminismo e nella rivoluzione francese; nato per raggiungere la completa emancipazione della donna sul piano economico (ammissione a tutte le occupazioni), giuridico (piena uguaglianza di diritti civili) e politico (ammissione all’elettorato e all’eleggibilità), auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna attraverso la liberazione sessuale e l’abolizione dei ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne.

 

Questa definizione di femminismo ci fa capire come i concetti che ne stanno alla base siano comprensibili. Dopo secoli di sopraffazioni, ipocrisia, abusi e maltrattamenti il femminismo ha fatto esplodere la sua forza sociale, facendosi portavoce di tutte quelle donne che hanno visto negata la propria vita, o al massimo ridursi a un mero stereotipo sociale.

 

In Italia il movimento femminista, in aperta contrapposizione con la tradizionale morale religiosa cattolico-romana, ha portato avanti le istanze in favore della legge sul divorzio, sul diritto all’aborto e contro il delitto d’onore, che hanno segnato il dibattito pubblico degli anni ‘70-80.

 

Oggi, dal movimento #metoo, nato per denunciare molestie sessuali, al discusso Best Seller tutto italiano “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli, il femminismo sembra guadagnare sempre più consenso e fascino culturale tra le nuove generazioni di ragazze.

 

Ovviamente c’è un ampio dibattito e ci sono tante sfaccettature di questo fenomeno, ma vogliamo fare un panoramica del rapporto tra la vita cristiana e il femminismo.

 

IDEE DESIDERABILI

 

È assolutamente comprensibile che una giovane cristiana non vorrebbe essere identificata come donna semplicemente nel suo ruolo di “(futura) moglie e madre” ed essere riconosciuta per ciò che è e che può fare, indipendentemente dal cognome che porterà in futuro.

 

Spesso può sembrare che in ambito cristiano evangelico le donne siano viste come mere “ombre”, figure di supporto che un giorno sposeranno un uomo che sarà la persona che avrà sempre l’ultima parola nelle loro decisioni.

 

Aggiungiamo a tutto questo il gigantesco rumore che oggi fa la parola “sottomissione” tra le pagine della Bibbia associata alla figura della donna: ecco, è facile capire come una ragazza evangelica nel nostro contesto culturale possa poi chiedersi “Perché dovrei essere sottomessa soltanto perché sono una donna? Perché devo essere sminuita soltanto per il mio genere?”.

 

Ecco quindi come le idee base del femminismo possano diventare molto appetibili. Anche senza partecipare a marce e altre forme di attivismo politico, il femminismo sembra allinearsi al desiderio di avere una propria dignità individuale svincolata dal matrimonio, figli e altro, al desiderio di avere la tanto agognata uguaglianza.


Manifestanti del movimento femminista antiviolenza “Non Una di Meno”

UNA QUESTIONE DI IDENTITÀ

 

Ma, prima di andare a vedere come la donna è realmente inserita nella visione biblica del mondo, ecco una domanda che ogni cristiana si può fare: “è più importante la mia identità come donna o la mia identità in Cristo?”

 

Quindi, da una parte possiamo vedere le istanze femministe: lotta per l’uguaglianza, dignità di genere, azioni politiche e sociali, l’orgoglio e l’investimento nella causa delle donne. Dall’altra la conoscenza di chi sono le donne (e chi possono essere) in Cristo.

 

Fai echeggiare nella mente le parole che Gesù ha rivolto a tutti, uomini e donne: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo 16:24). Se Dio stesso ti chiede di umiliarti e mettere da parte anche l’orgoglio personale e l’architettura culturale che alimenta il tuo femminismo, potresti farlo? vorresti farlo?

 

Se le istanze femministe finiscono in conflitto con la volontà di Dio e con la tua identità di donna in Cristo, sei disposta a mettere Lui al primo posto? È una questione di identità fondamentale.

 

Ecco, ora possiamo andare a dare un’occhiata alla vera visione della donna che troviamo nella Bibbia, al di là delle semplificazioni, degli stereotipi e della tradizione sociale e religiosa che permea la società italiana.

 

LA BIBBIA: PIENA DI DONNE STRAORDINARIE

 

La Bibbia è una miniera di storie di vita, e questa miniera di storie è tutto meno che incentrata unicamente su figure maschili, ci sono tante figure femminili piene di forza e dignità, molto prima che fossero scritti best seller per bambine. Eccone alcune:

  • Debora: giudice e profetessa che guidò Israele in una ribellione.
  • Rut: giovane vedova immigrata in Israele che divenne parte della linea genealogica di Gesù.
  • Ester: una regina eletta in un concorso di bellezza che finisce per affrontare l’uomo più potente dell’epoca e salvare un intero popolo.
  • La donna di Proverbi 31: la descrizione di “donna ideale” della Bibbia è una persona conosciuta in tutta la città per il suo lavoro (gestisce vigneti, produce tappeti e vestiario), la sua saggezza, i suoi insegnamenti e l’aiuto agli indigenti.
  • Maria: una giovane ragazza che diventa madre di Gesù (a cui Gesù stesso è stato “sottomesso” nella sua infanzia, Luca 2:51), la troviamo a Cana nel momento del Suo primo miracolo, ai piedi di della croce e presente nel giorno di Pentecoste.
  • Tabita: una ragazza che, con il suo lavoro, aiutava i poveri della sua comunità.
  • Lidia: una mercante che diventa fulcro della chiesa di Filippi.
  • Priscilla: commerciante di tende, insieme al marito Aquila diventa collaboratrice di Paolo, istruisce Apollo, ospita una chiesa nascente.

 

Ce ne sono anche tante altre (Anna, Abigail, la vedova di Sarepta, Maria Maddalena, Loide, Eunice, Febe, etc …) ma una cosa è certa, la Bibbia non è per niente “maschilista”.


Pandita Ramabai, dottoressa ed educatrice indiana

DONNE CRISTIANE CHE HANNO FATTO LA STORIA

 

Non soltanto nella storia biblica, ma anche la storia del cristianesimo è piena di donne che hanno lasciato un segno profondo, tra cui:

  • Pandita Ramabai: dottoressa e pioniera nell’educazione e nell’emancipazione femminile in India. Nel 1896 salvò migliaia di bambini e donne abbandonate durante una carestia, la sua missione esiste ancora oggi.
  • Corrie Ten Boom: insieme alla sua famiglia ha protetto decine di ebrei dalla cattura dei nazisti, sopravvissuta ai campi di sterminio, scrisse un best seller, fece conferenze in tutto il mondo e venne insignita del titolo di “Giusta tra le nazioni”.
  • Lillian Trasher: missionaria in Egitto, dove vi aprì il primo orfanotrofio, fu conosciuta come la “mamma del Nilo”. Sopravvisse alla peste bubbonica e all’occupazione nazista, e il suo orfanotrofio è ancora oggi in attività dopo oltre 50 anni dalla sua morte.

 

Per quanto riguarda il nostro paese, abbiamo scritto un articolo su Eliana Rustici, una donna che ha scritto un pezzo importante della storia del movimento pentecostale italiano.

 

La vita di queste donne è una prova vivente di come nel cristianesimo secondo l’Evangelo, le donne possono dare un contributo enorme e vivere una vita che è tutto meno che uno stereotipo.

 

GESÙ E LE DONNE

 

Tutti gli stereotipi del cristianesimo misogino e maschilista vanno definitivamente in frantumi di fronte alla vita di Gesù. Le donne sono state parte integrante tra i Suoi discepoli (Luca 8:2) e nella cerchia delle sue amicizie più intime (Giovanni 11:5).

 

Gesù ha simpatizzato, si è avvicinato e ha ridato dignità a donne considerate “intoccabili” dalla società del tempo perché straniere (Marco 7:26), impure (Luca 8:43-48) o adultere (Giovanni 8:3-11). Gesù si è mostrato per primo a delle donne dopo la sua risurrezione, che sono state le prime a dare la notizia agli altri discepoli (Luca 24:10).

 

Se Cristo stesso, Dio fattosi uomo, ha dato dignità alle donne quale cristiano può giustificare un comportamento che le degrada?

 

 Oggi c’è chi, in ogni parte del mondo, adempie al mandato di Gesù anche raggiungendo le donne che si trovano in stato di povertà, di degrado e sfruttamento, aiutandole ad uscire dal loro stato provvedendo rifugio, sostegno economico, istruzione, inserimento lavorativo ma soprattutto annunciando la salvezza spirituale che può provvedere soltanto Cristo.

 

La presunta superiorità maschile spesso associata al cristianesimo viene meno nel cuore stesso dell’Evangelo, l’uguaglianza di tutti ai fini della salvezza, un messaggio per l’epoca (e anche per oggi, se ci pensiamo) rivoluzionario:

“Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.”
(Galati 3:28)

 

E COME LA METTIAMO CON LA “SOTTOMISSIONE”?

 

Una delle parole oggi più “scomode” che troviamo nel Nuovo Testamento associata alla figura della donna è “sottomissione”. In Efesini 5:22, ad esempio c’è scritto “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti”. Il concetto di sottomissione nei secoli è stato, grazie a certa religiosità, associato a una visione della donna ridotta a mera “schiava” della volontà del marito, a essere considerata inferiore all’uomo. Niente di più sbagliato.

 

È lo stesso capitolo 5 di Efesini che ci aiuta a capire meglio. Nel testo originale lo stesso termine del versetto 22 è usato poco prima in questo modo descrivendo la vita della chiesa:

Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

(Efesini 5:18-21)

 

Ognuno di noi si deve sottomettere all’altro! E come? Servendoci a vicenda, considerando l’altro una priorità, mettendo i bisogni degli altri prima dei propri, avendo in noi lo stesso spirito e la stessa umiltà che ha animato Gesù (Matteo 10:35-45; Filippesi 2:1-11). Non prevaricare, non considerarsi superiori, servire per il bene altrui.

 

Ma non finisce qui, dopo il versetto incriminato che abbiamo citato prima, ecco come prosegue: i mariti hanno la responsabilità di essere figura di Cristo per le mogli (vd. il paragrafo precedente per capire di cosa parliamo) e per essere più chiari “i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona” (v. 28). No, non è scritto “i mariti devono amare le loro mogli, anche se inferiori alla loro propria persona”.

 

Quindi la chiara visione biblica dell’uomo come “capo famiglia” non è una questione di superiorità/inferiorità nella dignità ma semplicemente una questione di ruoli diversi. Come Gesù ha amato e servito la Chiesa con umiltà ecco che l’uomo ha il compito di essere un punto di riferimento, amare e servire la moglie, anche sacrificandosi per lei, aiutandola e sostenendola. Dal canto suo, la moglie non può prevaricare o sostituire la figura del marito, come la Chiesa non può sostituirsi, né essere uguale a Gesù.

 

PER APPROFONDIRE

 

A questo punto rimangono aperte diverse questioni: il ruolo della donna nella chiesa e nel servizio cristiano, l’uso del velo nel culto, la sessualità, la vita matrimoniale, etc …

 

Ma per approfondire questi argomenti vi rimandiamo ad alcuni libri che possono dare una visione più completa e profonda in un dibattito che ovviamente non potremmo esaurire in quest’unico post:

 

Il femminismo militante continuerà la sua marcia e, con tutta probabilità, si scontrerà sempre di più con la Bibbia tentando di imporsi culturalmente anche all’interno della Chiesa. Da parte nostra possiamo vedere come la visione del mondo biblica non degradi la donna ma anzi ne esalti l’unicità e la forza, e continueremo ad affermarne il valore, provato anche dalla storia di milioni di donne nel mondo che hanno trovato in Gesù il loro Salvatore, anche dalla disperazione, dal degrado e dalla schiavitù a cui erano sottoposte.

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