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La Storia di Eliana: Una Giovane da Imitare

La storia di Eliana Rustici: una giovane che ha lasciato il segno nel movimento pentecostale italiano, un esempio anche per noi.

Chi frequenta le chiese ADI delle zone limitrofe alla provincia di Roma sente parlare, ancora oggi, di Eliana Rustici, una vera serva di Dio.
La fama che circondò il nome di questa sorella è molto simile a quella che accompagnava nei primi secoli dopo Cristo il ricordo di donne cristiane di vera fede che presto, nell’immaginario popolare, divennero quei modelli irraggiungibili che il cattolicesimo cristallizzerà nel calendario liturgico con l’appellativo di “sante”.

Possibile che corriamo anche noi questo rischio? Possibile che anche noi parliamo di una donna come Eliana Rustici come oggetto di “vago ed astratto sentimentalismo” (della serie: “ah, quelli sì che erano bei tempi …”) e non invece come un modello da imitare oggi?

E ancora … è il caso che, guardandoci dentro, ricerchiamo un reale ritorno allo Spirito, quello Spirito che ha contraddistinto i pionieri del movimento pentecostale? E invece di notarne ”l’originalità”, non dovremmo trovare “familiari” le loro storie?

Avviciniamoci, dunque, alla figura di questa donna, rileggendo alcuni passaggi dal testo pubblicato da ADI-Media circa quindici anni fa, “Madri in Israele”, scritto dal pastore Francesco Toppi, riportandoli talvolta per intero e ponendoci questa sfida: invece di “contemplare” da lontano Eliana Rustici o donne come lei, non dovremmo forse cercare di imitarle? Proviamo a leggere ogni frase chiedendoci: “Ma cosa sto facendo di simile? Come avrei reagito in circostanze simili? Come considero coloro che, intorno a me, si muovono in modo simile a questa donna?”

Alla ricerca di una vita spirituale più profonda

Eliana Rustici nasce in Umbria nel 1912 e conosce la fede cristiana sin da piccola. Nel 1929, la sua famiglia si trasferisce a Milano, e proprio qui Eliana diventa membro attivo della locale comunità metodista, ma la ricerca di una vita spirituale più profonda la porta, nel 1933, nella piccola comunità pentecostale milanese, su invito di un’amica credente pentecostale. Eliana e la sua famiglia accettano presto il messaggio della Pentecoste e ricevono il battesimo nello Spirito Santo.
Eliana, che si è diplomata con ottimi voti, svolge l’attività di segretaria di azienda. Nel 1941, in seguito al decesso del padre, rimasta sola a Milano decide di trasferirsi a Roma, dove prosegue la sua attività, svolta con grande professionalità e competenza, e si inserisce nella comunità locale.

“Grazie alla sua innata simpatia e alla fede illuminata, divenne ben presto il punto di riferimento dei pochi giovani della comunità, ma anche un richiamo per altri adolescenti, figli di credenti, che erano “in crisi” spirituale. La sua testimonianza di credente non aveva nulla di quell’insegnamento eccessivamente rigido, che al tempo rendeva così poco attraente la vita cristiana. All’epoca, infatti, erano forti le influenze delle teorie mistico-rigoristiche, che presentavano la vita cristiana come una coercizione. Eliana, invece, grazie alla consolidata “tradizione” evangelica che aveva alle spalle e alla sua gioiosa esperienza con Cristo, sottolineava l’aspetto sereno e libero della fede in Gesù.
In questo periodo, fu usata da Dio per raccogliere insieme ed attrarre quegli adolescenti che, senza il suo inconsueto ministerio, avrebbero forse rotto definitivamente con la comunità e con l’Evangelo. Qualche anno dopo, il seme della Parola così saggiamente seminato produsse il suo frutto benedetto: la conversione e la consacrazione di molti giovani, alcuni dei quali, come chi scrive, da oltre mezzo secolo servono il Signore nel ministerio cristiano”

(pag. 143, ricordiamo che chi scrive è il pastore Francesco Toppi).

Un talento messo a disposizione dell’opera di Dio

Tra il 1944 ed il 1945, Eliana svolge un importante compito per la comunità romana, facendo da interprete dall’inglese (lingua che conosce fin da piccola) per i militari anglosassoni credenti che visitano la chiesa. Nel dopoguerra, mette a disposizione delle comunità pentecostali le sue capacità amministrative, svolgendo compiti di segreteria e di ausilio nel coordinamento tra le chiese, fino alla nascita delle Assemblee di Dio in Italia (“ben presto, quindi, il ministerio di Eliana divenne noto non solo nella chiesa di Roma, ma anche in tutto il Movimento … scarseggiando i mezzi, la macchina da scrivere di Eliana Rustici fu lo strumento usato da Dio per comunicare con le chiese”); di pari passo, continua a mettere a servizio della chiesa la sua conoscenza dell’inglese, traducendo numerosi articoli e libri tra cui, probabilmente di propria iniziativa, “Le Dottrine della Bibbia”, prima opera pentecostale di Teologia Sistematica.

Alcuni si lamentano dicendo che nelle chiese italiane le nostre donne abbiano scarsa libertà di azione, eppure Eliana Rustici, più di settant’anni fa, in situazioni ancora più limitanti, ha fatto molto di più della stragrande maggioranza di tanti giovani di oggi, uomini e donne! A volte, piuttosto che parlare, basterebbe fare, mettere mano all’aratro, perché il lavoro nel campo del Signore è tanto, ed è per tutti.

“Si era già prodigata per organizzare, forte della sua precedente esperienza evangelica, la Scuola Domenicale della comunità di Roma. Viveva fra i bimbi ed i ragazzi, li istruiva all’Evangelo, ma non era quello il lavoro che il Signore voleva affidarle.”

“La visione ed il desiderio di Eliana trovarono una conferma nei progetti che, nel frattempo, si venivano delineando in seno al riorganizzato movimento pentecostale italiano”.

Leggiamo di una “conferma”, non di un “avvio”: la chiamata al servizio è prima di tutto individuale e spirituale e poi, se autentica, viene confermata anche da altri.

Ma “appena un programma prendeva ad uscire dalla fase teorica per assumere una qualche consistenza, ecco che mille difficoltà sorgevano e tutte le speranze sfumavano con esse…”

E tu? Ti sei forse già scoraggiata perché mille difficoltà sembrano porsi tra il progetto che Dio ti ha messo in cuore di compiere e la sua attuazione? Continua a seguire le tracce di Eliana …

Nel 1956, dopo una grave malattia e in obbedienza a una chiamata divina, Eliana si dimette dal lavoro secolare per dedicarsi finalmente a quella che era la sua chiamata: dà così vita ad un’opera dedicata all’accoglienza ed all’istruzione di bambini abbandonati, che sarà poi chiamata “Villaggio Betania”. L’opera si sviluppa tra le perplessità delle ADI nei confronti della sede trovata da Eliana per l’orfanotrofio, ritenuta non idonea, e tra varie difficoltà di tipo economico e legale dovute alla legislazione sui minori abbandonati che diventa sempre più stringente; pian piano, però, arriva il riconoscimento ufficiale delle ADI nonché sostegni di tipo economico, principalmente dal Nord America.

Eliana continua a veder crescere l’opera a cui Dio l’ha chiamata fino al 1966, anno in cui viene chiamata dal Signore.
“Eliana, nel suo pur breve ma impegnativo ministerio nel campo dell’assistenza all’infanzia, ricevette da Dio l’intuizione e la chiamata ad iniziare un’opera che oggi costituisce, anche dal punto di vista socio-assistenziale, un punto di riferimento per gli istituti di assistenza all’infanzia, considerata un istituto pilota della regione Lazio”.

Con la sua fede, la sua innata simpatia e generosità, il suo ministerio di credente impegnata a qualsiasi livello, rimane tra i protagonisti del Movimento pentecostale italiano e ispira tutti noi ad essere “imitatori di quelli che per fede e pazienza ereditano le promesse” (Ebrei 6:12).

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