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Responsabile dei Giovani: Leader, Coach, Motivatore? Qual è il mio ruolo?

 

Caro RdG, prima di andare avanti, lasciami tornare rapidamente al nostro primo articolo “prima la direzione e poi la velocità”: per cercare di capire insieme quale sia il nostro ruolo e quindi cosa fare, è indispensabile avere chiaro il nostro obiettivo, il contesto in cui operiamo e cosa ricercare.

Altrimenti? Altrimenti il rischio è quello di girare a vuoto, affannati e frustrati, e fare danni, anche gravi, anziché promuovere l’opera di Dio con “lamore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.” (1 Timoteo 1:5)

 

Quale è quindi il tuo incarico? Se è il bene dei figli di Israele” e, quindi, dei giovani che ti sono stati affidati, cosa significa per te?

 

Gloria a Dio se i ragazzi sono felici;

Grazie Signore se sono contenti e si divertono insieme;

Gloria a Dio se sono un bel gruppo a cui piace condividere del tempo in modo sano;

tutto questo è un meraviglioso effetto collaterale ma non è lo scopo del tuo incarico,

non è “lo scopo della fede”.

Ogni momento di convivialità può essere un “mezzo” utile usato avendo ben chiare le idee. Ma attenzione, se senza rendertene conto, la soddisfazione dei giovani e la loro approvazione diventano il tuo bisogno e quindi la tua aspettativa, c’è il rischio che questi momenti si trasformino nel mezzo per raggiungerle e tu e i tuoi giovani” siete a rischio.

Da un lato, dei giovani che si sentono accolti sono contenti, ma non sono salvati e consacrati perché non ne sentono il bisogno; dall’altro lato, il nostro umano e naturale bisogno di approvazione da parte degli altri ci accecherà e ci renderà dipendenti, avremo perso la visione per i giovani”.

 

La linea è sottile e noi siamo umani. Fai attenzione, abbiamo tutti bisogno di approvazione da parte degli altri. Il rischio di confondere le due cose è reale.

 

Continuiamo con la nostra riflessione e arriviamo al punto successivo: pensaci, nel “mondo” – volendo usare questa espressione – le persone già escono insieme, gustano dei pic-nic al sole nei giorni di ponte o le domeniche pomeriggio, le pizzerie sono piene anche senza credenti evangelici, esistono club per ogni passione e raduni di ogni genere, la gente di ogni età si riunisce per condividere, dai giochi da tavolo all’artigianato, dallo sport agli alpini, tutti si riuniscono. Le aziende organizzano Team Building per facilitare le relazioni e rafforzare il senso di squadra, e si predicano i valori per fortificare il senso di appartenenza, perché tutti abbiamo bisogno di qualcosa che ci faccia sentire approvati e tutti abbiamo bisogno di essere riconosciuti, di appartenere a qualcosa o a qualcuno.

 

E quindi qual è il nostro contesto?

 

Non siamo i leader di una squadra, chiamata a raggiungere un obiettivo comune.

Non siamo coach/motivatori di un team, affinché i giocatori siano determinati e vincenti.

Non siamo neanche educatori di un gruppo affinché sia disciplinato, ordinato ed etico.

Quella che ci viene affidata è la “vigna del Signore”, non una squadra ma una giovane famiglia spirituale, è il corpo di Cristo.

Con l’aiuto del Signore, siamo chiamati a condurre i giovani a Gesù, ad aiutarli e incoraggiarli a vivere la loro vita al centro del Suo piano per loro, fortificandoli nella fede.

 

In conclusione di questa prima parte voglio dirti che ti voglio bene, il bisogno di approvazione da parte degli uomini come dei giovani è umano e comprensibile, soprattutto dopo tutti gli sforzi, il tempo, i sacrifici, il cuore che ci stai mettendo.

 

Ma tu, qualunque cosa faccia e dovunque ti trovi, ricorda che lopera nostra è per il Re” e tu sei lesempio di amore, di cuore puro e fede sincera, che il Signore ha messo davanti a questi giovani affinché possano conoscerLo sempre più.

Tu sei un “facilitatore”, a te il compito di indicare la strada che porta a Gesù e creare un ambiente protetto e aperto affinché ciò accada. Tutto il resto verrà da sé e il Signore ti darà intelligenza e sapienza per portare a termine il tuo buon compito.

 

 

Come facilitare i giovani affinché vivano Gesù nella loro vita ogni giorno di più?

 

  1. sii desempio, un credente credibile”: consapevole del fatto che qualunque cosa tu faccia, che tu sia in silenzio o stia parlando, comunichi sempre qualcosa: la comunicazione è sempre attiva e sei osservato speciale”;

 

  1. costruisci relazioni autentiche: vere, resisti alla tentazione di gestirle, non cadere nel tranello di favorire le relazioni come ricercatore di pace” manipolandole e guidandole come in una partita a Risiko. La pace che è da Dio viene da un cuore sincero e cerca “il bene dei figli di Israele” con tutto il cuore: sii autentico, non perfetto o abile. Sii Autentico, Vero, e i giovani lo sentiranno;

 

  1. incoraggia i giovani: racconta come la “benefica mano di Dio è ed è stata con te” (riferimento a Neemia) e con quelli che sono del Signore e sono impegnati nell’opera: fortifica la fede ed incoraggia raccontando la tua esperienza;

 

  1. sta in prima linea e parla al cuore, ascolta ed entra in empatia: se ti è stato affidato questo incarico, fermo restando che siamo vasi di terra, probabilmente hai delle capacità che il Signore ti ha donato, probabilmente avrai qualche anno in più rispetto all’età media dei giovani di cui ti prendi cura e/o avrai fatto qualche esperienza in più di loro.

 

Ti prego, non valutare i pesi dei giovani sulla base della tua esperienza, non misurare i loro giganti sulla base delle tue attitudini e capacità.

Ascolta i giovani, entra in empatia con loro, cerca di metterti nei loro panni, non avere una risposta per ogni domanda, stagli vicino.

Elia era sottoposto alle nostre stesse passioni e pregò: prega con loro.

Noi abbiamo il nostro Sommo Sacerdote che può simpatizzare con noi, Gesù.

Sii vulnerabile, non un super uomo, ascolta, lascia la tua prospettiva e prendi la loro, entra in empatia immedesimandoti nella loro condizione, nelle loro difficoltà, pregate insieme. Non tradirli, si fidano di te, lascia la tua prospettiva e cercate insieme quella di Dio.

 

Non ultimo, quello che voglio dirti è anche che il tuo ruolo è meraviglioso, ti riempie il cuore, ti rende ogni giorno grato a Dio, ti arricchisce e forma al tempo stesso.

Ti dà la gioia di vedere anime che si avvicinano al Signore e crescono fortificandosi nel Signore con il desiderio di servirLo, è meraviglioso. Ci saranno dei momenti in cui saranno loro a sostenerti, a prendersi cura di te con tutto il cuore, il Signore è buono.

 

Il consiglio più importante che posso darti, sulla base della mia esperienza personale, è quello di “piegare le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome,  secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.” (Efesini 3:14-19)

 

Tutto il resto verrà da sé e il Signore ti darà intelligenza e sapienza per portare a termine il tuo buon compito.

 

Dio ti benedica! 

Andrea Sterbini

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