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Billy Graham, il predicatore del Novecento
(e il primo responsabile dei giovani evangelico)

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Abbiamo bisogno di una fresca e più larga manifestazione di potenza sovrannaturale per adempiere il nostro stupendo compito di evangelizzare la nostra generazione. Abbiamo bisogno di un entusiasmo più grande“.

– Billy Graham all’apertura del Convegno mondiale sull’evangelizzazione del 1966

Se nel secolo scorso avessimo bloccato un passante negli Stati Uniti e gli avessimo chiesto “Chi è l’uomo che ammiri di più?” la risposta più frequente sarebbe stata “il predicatore Billy Graham”. Per questa ragione, è comparso nella lista Gallup degli uomini più ammirati del mondo ben 60 volte a partire dal 1955, più di chiunque altro uomo al mondo.

«Ha predicato il Vangelo a oltre 215 milioni di persone in 185 Paesi del mondo» riporta il sito internet dell’associazione che prende il suo nome. Il centro del suo messaggio era la nuova nascita.

In Italia il sito ilpost.it lo ricorda per la sua battaglia per i diritti civili al fianco in molti casi di Martin Luther King: non accettò mai che nel suo uditorio ci fosse segregazione a causa di distinzioni di razza, invitava bianchi e neri a sedersi vicini, mescolandosi.

La Stampa ci  ricorda che fu autore di oltre 30 libri e che “seppe sfruttare ad arte le potenzialità offerte dai moderni mass media.“.  Fra le altre cose, fondò Christianity Today nel 1956, il giornale americano di tutti gli evangelici, che circa 30 anni dopo fu spunto per il nome del giornale Cristiani Oggi, edito dalle Assemblee di Dio in Italia.

È stato il primo cristiano, orientale od occidentale che sia, a predicare in pubblico dietro alla cortina di ferro dopo la Seconda Guerra Mondiale, culminando nelle riunioni di massa a Budapest (1989) e Mosca (1992), accompagnate da inviti senza precedenti a Pyongyang nella Corea del Nord (1992) e Pechino (1993).

Almeno fin qui, tutto vero.

Un po’ meno vero che fosse il “confessore” dei presidenti USA come intitolano la RAI e la Stampa, visto che non esiste la figura del “confessore” nella fede evangelica.

Ma noi di Svolta vogliamo soffermarci su altri quattro aspetti fondamentali.

1) IL RUOLO DI PRIMO RESPONSABILE DEI GIOVANI

Billy Graham fu alla fine della Seconda Guerra Mondiale il rappresentante di quello che nei paesi anglosassoni fu chiamato da allora “Youth Ministry”, cioè in un certo senso  “il primo responsabile dei giovani“.

Fino a quel momento, le riunioni giovanili come le intendiamo oggi non esistevano, esistevano soltanto le lezioni di Scuola Domenicale, in cui il pastore stesso insegnava a un uditorio di ventenni o trentenni.

Ma i giovani tornavano dalla Guerra Mondiale con nuove esperienze di vita, avevano visto altre nazioni, altre culture, avevano visto amici e nemici morire davanti ai loro occhi sotto il fuoco dei fucili. I loro bisogni psicologici, esistenziali e spirituali, i loro dubbi intellettuali avevano bisogno di uno spazio adatto e di persone a loro dedicate.

Nacque così la riunione giovanile come la intendiamo oggi: uno spazio in cui i giovani possono portare le proprie esigenze peculiari e trovare conforto e risposte nella Parola di Dio. I giovani cristiani sentivano nel contempo il bisogno di incontrarsi con quelli delle altre chiese della zona che avevano la stessa dottrina evangelica.

Questo nuovo modo di lavorare con i giovani ebbe grande successo e iniziarono a sorgere nella Chiesa figure dedicate a questo scopo, che affiancavano i pastori nei loro incarichi: i cosiddetti “responsabili dei giovani”. Billy Graham fu il primo giovane noto per questo nuovo modo di lavorare con i giovani. Prestissimo diventò un servitore a tempo pieno con un’organizzazione chiamata “Gioventù per Cristo”.

Crescendo, iniziò a dedicarsi sempre più all’evangelizzazione pubblica, riportando in auge la pratica delle tende evangelistiche, stadi e altre strutture all’aperto in cui potessero invitarsi quanti erano curiosi e desiderosi di ascoltare il messaggio dell’Evangelo.

2) DAL DUBBIO ALLA PREDICAZIONE

A 31 anni Billy Graham aveva già investito buona parte della sua vita nella proclamazione dell’Evangelo. Ma le ultime campagne evangelistiche erano state (per usare le sue parole) un “flop”. Iniziava a dubitare se l’evangelizzazione fosse davvero la sua chiamata. In parallelo, un suo caro amico, che aveva lavorato come evangelista per i giovani nella stessa organizzazione, C. Templeton, iniziava a mettere in dubbio quasi tutto del messaggio biblico, a seguito dei suoi studi universitari appena iniziati. Templeton si era avviato sulla strada del dubbio fino a dichiararsi non molto tempo dopo “un agnostico” (molti anni dopo nel suo libro “Addio a Dio: le mie ragioni per rigettare la fede cristiana” Templeton spiegò per esteso il suo percorso a ritroso dalla fede al dubbio).

Billy Graham era scoraggiato, non sapeva come rispondere a molte obiezioni di Templeton. Avrebbe dovuto continuare a servire come evangelista o preoccuparsi piuttosto della propria formazione accademica? Dopo giorni di riflessione, si ritrovò a pregare nella Forest Home:

Dio, ci sono tante cose che in questo libro non capisco. Ci sono tanti problemi per cui io non ho una soluzione. Ci sono tante apparenti contraddizioni. Ci sono aree in cui sembra che questo testo non sia in accordo con la scienza moderna. Io non sono capace di rispondere alle domande filosofiche e psicologiche che il mio amico Chuck e altri stanno sollevando.” e poi cadde sulle sue ginocchia e pregò “Padre, accetterò questo libro come la Tua Parola, per fede! Permetterò alla mia fede di andare oltre le mie domande intellettuali e i miei dubbi, e crederò che questa è la Parola da te ispirata”. (fonte)

In quel momento, con le lacrime agli occhi, Billy Graham percepì la presenza di Dio intensamente, come non avveniva da mesi. Il giorno dopo predicò di nuovo con fiducia dal pulpito, e 400 persone in un solo giorno accettarono l’appello.

Erano solo poche settimane prima della sua più famosa campagna evangelistica della storia, quella di Los Angeles del 1949.

3) L’EVANGELISTA E I SUOI METODI

Billy Graham usò ogni strumento evangelistico a sua disposizione, come nessun’altro nel novecento, fino a guadagnare nel contempo rispetto e visibilità in tutto il mondo. Il suo amico John Stott fece notare che anche i suoi critici più feroci dovevano riconoscere che fosse sincero nei propri sentimenti.

Billy Graham diffuse in tutto il mondo la pratica dell’appello alla fine della predicazione evangelica, divenuta abituale anche in Italia, ma che era stata avviata solo pochi decenni prima da Dwight L. Moody: chi voleva accettare il messaggio alzava la propria mano e poi veniva avanti per pregare.

Innegabile che anche la prima tenda evangelistica in Italia (1964, in Sicilia, registrata nella testimonianza del fratello Vincenzo Federico edita da Adimedia), arriva di fatto sulla scia del successo ottenuto nelle altre nazioni a partire da quella prima eccezionale campagna evangelistica a Los Angeles del 1949.

Fra i tanti doni che indirettamente dobbiamo a Billy Graham come evangelici italiani, ricordiamo anche il canto “Io mi arrendo ognor”, tradotto dall’inglese “I Surrender All” che Graham rese popolare come accompagnamento musicale nei momenti di risposta agli appelli, e che tanti che ci leggono potranno ricordare di aver cantato in momenti di intensa adorazione.

Nonostante Billy Graham possa rappresentare forse meglio di chiunque altro la “chiesa evangelica istituzionale”, seppe accorgersi dei limiti che essa iniziava ad avere nei confronti delle nuove generazioni e dei più giovani, a partire da una citazione del 1965:

Moltitudini di Cristiani si stanno muovendo nella direzione di rinnegare quell’istituzione che noi chiamiamo “chiesa”. I giovani stanno iniziando a voltarsi verso forme di adorazione più semplici perché hanno fame di un’esperienza personale e vitale con Gesù Cristo. Desiderano una fede personale che riscaldi davvero il cuore. A meno che la chiesa non ritorni al più presto al suo messaggio biblico che ha autorità, noi potremmo assistere presto allo spettacolo di milioni di Cristiani che andranno fuori dalle nostre chiese per cercare cibo spirituale“.

4) LE LEZIONI FINALI DELL’UOMO DI DIO

Come tutti gli uomini di Dio, Billy Graham non fu perfetto. Pochi però ebbero come lui il tempo e la lucidità di riflettere e valutare sui propri limiti e i propri errori. Da anziano e ra solito ripetere che era stato Dio a fare tutto, al punto che lui stesso era sorpreso dei risultati ottenuti: sapeva che l’opera di Dio non poggia sui nostri sforzi (Salmo 127:1).

Più volte, con la stessa sincerità che lo aveva sempre contraddistinto, rispose francamente a questo genere di domande durante le interviste: cosa faresti di diverso se potessi tornare indietro?

Me ne starei completamente fuori dalla politica. Sono grato alle opportunità che Dio mi ha dato di servirlo anche a persone in luoghi di potere; coloro che hanno responsabilità di questo genere hanno bisogni spirituali e personali come chiunque altro, e spesso non hanno nessuno con cui parlarne. Ma guardandomi indietro so che spesso ho varcato quella linea, e se potessi tornare indietro non lo rifarei adesso”.

Una delle frasi che si ritrova più ripetuta in questo genere di interviste è “avrei voluto studiare di più“, forse dovute anche ad alcune difficoltà che ebbe negli ultimi anni dovendo rispondere a interviste spinose che lo misero in difficoltà.

Nella sua intervista nel 2011, aggiunge altri dettagli significativi:

(Se potessi tornare indietro) … spenderei più tempo a casa con la mia famiglia, studierei di più e accetterei meno inviti. Mi riferisco a quegli impegni che non erano davvero necessari, come predicare ai matrimoni, ai funerali o alle dedicazioni degli edifici, cose di quel tipo. Ogni volta che devo consigliare qualcuno che si sente chiamato a fare l’evangelista, gli raccomando sempre di guardare con attenzione al proprio tempo e non sentirsi in dovere di fare tutto”.

Al di là della giusta raccomandazione di avere equilibrio nella propria gestione del tempo, ancora pochissimi anni fa Billy Graham ricordava le celebri parole che lui stesso aveva ripetuto spesso al momento dell’appello nelle sue campagne evangelistiche, trovate su un foglio vicino al capezzale di un giovane missionario ammalatosi e morto in Egitto mentre studiava arabo per poter poi raggiungere i musulmani in Cina: “nessuna riserva, nessun ripensamento, nessun rimpianto“.

Mentre scriviamo questo articolo, l’associazione del movimento di Losanna, fondata anch’essa da Billy Graham con l’aiuto di John Stott, ha inviato questo comunicato:

Possa lo Spirito Santo usare la vita e la morte del dottor Billy Graham (usando le sue stesse parole) “per aumentare il peso sul tuo cuore per un mondo perduto e morente e generare in te il desiderio di riconsacrarti alla priorità e all’urgenza dell’evangelizzazione“.

Amen.

 

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