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“Nati Così?”: Gesù e l’Omosessualità

 

Sui temi della sessualità si sente dire “si nasce così”. Eppure, mentre la condotta sessuale è frutto di una scelta individuale, c’è qualcosa di più radicale che tutti noi ci portiamo dalla nascita e per cui soltanto Gesù può fare la differenza.

 

Spesso facciamo fatica a porre la nostra fiducia in Dio a proposito di temi come la sessualità. Molti si rivelano fragili e vulnerabili su questo fronte. Eppure dovrebbe essere chiaro che la Bibbia si schiera apertamente contro le diverse forme e manifestazioni di immoralità sessuale nei vari ambiti della vita. Prima di andare avanti permettetemi di confessare l’ovvio.

 

Io rappresento la classe di persone responsabili della stragrande maggioranza dell’immoralità sessuale nel mondo di oggi: gli eterosessuali maschi. Sono gli uomini eterosessuali quelli che per primi alimentano le industrie della pornografia e della prostituzione in tutto il mondo. Personalmente, sono convinto che la mancanza di guida amorevole e di sacrificio disinteressato da parte dei mariti e padri eterosessuali abbia determinato la maggior parte delle deviazioni sessuali nella nostra società.

 

Prima di guardare gli altri, guardiamo a noi stessi …

 

Pongo l’accento su questo poiché quando le domande scaturite dal “coming out” di un membro gay della mia famiglia mi hanno spinto a considerare la verità della Parola di Dio su questo punto, mi sono subito sentito condannato dal peccato sessuale nella mia vita piuttosto che nella sua.

 

Il mio intento, nell’affrontare la questione dell’immoralità sessuale, non è quello di avventarmi contro il dominio di questo genere di peccati nella cultura che ci circonda, ma piuttosto quello di scoprire l’entità del peccato sessuale che alberga dentro ciascuno di noi. Io e ogni lettore siamo colpevoli, a diversi livelli, di pensieri, desideri, parole e azioni legati alla sfera sessuale e concepiti al di fuori di un regolare matrimonio. Nessuno di noi è innocente a questo riguardo, e nessuno di noi può reputarsi immune di fronte a questo problema.

 

La Parola di Dio denuncia una situazione che pare non conoscere eccezioni, e se lo fa è perché le cose stanno esatta mente in questi termini. Tutti noi possediamo un cuore pieno di orgoglio che è incline ad allontanarsi da Dio (cfr. Genesi 8:21).

 

Nella Bibbia, uno dei passaggi più indicativi rispetto al tema dell’immoralità sessuale inizia con queste parole: “Perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato … Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi” (Romani 1:21-24).

 

Questi versetti così incisivi emettono un verdetto che pare non lasciare scampo. Il male è esteso ed è penetrato in profondità: la radice dei nostri desideri peccaminosi risiede in un cuore avvolto dalle tenebre. Nel nostro intimo, tutti abbiamo la tendenza peccaminosa a deviare dalle vie di Dio per assecondare tendenze meno nobili. Questa inclinazione produce inevitabilmente alcuni effetti anche sulla nostra sessualità.

 

Non è un problema di eredità genetica, ma di eredità spirituale

 

Consideriamo con attenzione gli intrecci cui alludono le Scritture a questo proposito. Quando nel nostro cuore disprezziamo Dio, i nostri pensieri sono inclini all’impurità sessuale nei vari ambiti della vita. La cosa peggiore è che siamo nati così!

 

Da quando Adamo ed Eva peccarono nel giardino di Eden, ogni singola persona nata da un uomo e da una donna ha un cuore incline al peccato. Tutti noi abbiamo uno specifico patrimonio biologico, ma al tempo stesso condividiamo una comune eredità spirituale: il peccato (cfr. Salmo 51; Romani 5:12-21).

 

È importante non trascurare questo dato di partenza, poiché nessuno di noi può dire: “Se quella cosa fosse condannabile, Dio non avrebbe permesso che nascessi con quella specifica tendenza al peccato”. In realtà la Bibbia è assai esplicita e dichiara che ognuno di noi nasce con una preoccupante tendenza nei riguardi del peccato sessuale.

 

Prendere atto di questa tendenza non significa ovviamente che dobbiamo rassegnarci a tale realtà. Viviamo in una cultura che è abile nell’imboccare scorciatoie e giustificare ciò che è oggettivamente indifendibile. Viviamo tempi in cui la libertà personale e l’autodeterminazione è il vero Moloc al cospetto del quale viene sacrificato ogni dovere e qualsiasi limite.

 

In altre parole, la filosofia spicciola che circola ai nostri giorni raccomanda questo: se siete nati con un desiderio, allora è essenziale e del tutto naturale cercare di assecondarlo. Questo è il motivo per cui la nostra discussione contemporanea sulla sessualità viene immediatamente, e a torto, ricondotta sul piano dei diritti inalienabili e non comprimibili di ciascun individuo.

 

Se voglio fare qualcosa non significa automaticamente che devo farlo

 

Prendiamo, per esempio, un’inchiesta della rivista Time sull’infedeltà come eredità genetica (Robert Wright, “Our Cheating Hearts”, Time, 15 agosto 1994). Questo significa che un marito che ha un innato desiderio di fare sesso con una donna diversa da sua moglie deve soddisfarlo se vuole essere pienamente sé stesso? Sicuramente no!

 

La sola presenza del desiderio non giustifica l’infedeltà nei confronti della propria moglie. Questo non è un problema che riguarda la natura di un uomo, si tratta di una questione che concerne la sua moralità. La disposizione interiore nei riguardi di un determinato comportamento non equivale alla giustificazione di una data condotta.

 

“Questo è il modo in cui mi percepisco” non significa: “Non posso che agire in questo modo”. L’adulterio non è qualcosa di inevitabile, è semplicemente immorale. Questo vale per tutti i comportamenti sessuali che si discostano da quelli stabiliti da Dio.

 

Ognuno di noi ha un cuore incline al peccato sessuale. Queste tendenze favoriscono differenti tentazioni in soggetti spesso assai diversi. Alcuni di noi possono provare il desiderio di avere esperienze con soggetti dello stesso sesso, mentre altri sono inclini a soddisfare il desiderio sessuale con persone del sesso opposto.

 

Anche le modalità con cui vorremmo soddisfare questi desideri sessuali possono variare in modo rilevante. Senza dubbio, il problema del peccato in cui siamo precipitati e da cui ora siamo avvolti è grande: ciò comporta che alcuni abbiano determinati desideri mentre altri sono indotti ad assecondare impulsi di tutt’altro genere. Ed è qui che entra in gioco Gesù.

 

Un Salvatore che ha vissuto in un corpo

 

Spesso siamo indotti a ridurre al minimo l’umanità di Gesù, dimenticando che ha mangiato e bevuto, camminato e dormito, riso e pianto in un corpo fisico perfettamente identico al tuo e al mio. Egli non è venuto come un puro spirito per censurare le nostre condotte peccaminose, ma come un bambino che sarebbe vissuto e cresciuto in mezzo ai peccatori, per dare infine la propria vita a causa delle loro mancanze.

 

Gesù ha vissuto una vita piena e assolutamente reale, è opportuno tenerlo bene a mente. Alcune persone affermano: “Se non agisco ubbidendo ai miei desideri sessuali, mi troverò a condurre un’esistenza artificiosa e innaturale. Non sarò coerente con la mia natura più intima e cercherò inutilmente di reprimere gli impulsi che fanno parte di un bagaglio ineludibile”.

 

Gesù fu la persona più completa e l’essere più pienamente umano che sia mai vissuto pur non essendo mai stato sposato. Non ha mai assunto una condotta che sia vagamente discutibile sul piano morale, e segnatamente in ambito sessuale (cfr. Ebrei 4:15). Gli fu totalmente estraneo qualsiasi pensiero, espressione o gesto inopportuno riguardante la sfera sessuale. Essere convinti che Dio vi abbia creati esattamente come siete non equivale a indulgere in peccati di ordine sessuale.

 

Dio si prende cura del nostro corpo, al punto che ha mandato il Suo Figlio nella carne per vivere come noi e in mezzo a noi. Anche se non aveva peccato in alcun modo, e non meritava certo alcuna punizione, il Figlio di Dio è salito sulla croce, dove il prezzo per il peccato fu pagato proprio nel Suo corpo (cfr. Romani 8:3). Gesù è morto per i nostri peccati. Tre giorni dopo, Egli è fisicamente risorto dai morti in un corpo che durerà per sempre. Il Salvatore ha promesso di risuscitare i corpi di tutti quelli che si convertono dai peccati e si affidano a Lui come Redentore (cfr. 1 Corinzi 15:42-55).

 

Facciamo una pausa e lasciamo decantare questo concetto per un attimo. Il Dio dell’universo si prende profondamente cura di tutti noi. Egli vede il corpo come una parte di valore inestimabile, parte di un tesoro prezioso rappresentato proprio dalla Sua opera. E quando vi fidate di Cristo, non importa quali peccati sessuali potete aver commesso con il vostro corpo. Potete essere certi che Dio un giorno rialzerà il vostro corpo guastato dal peccato, per essere finalmente puro, santo e incorruttibile, destinato a godere per sempre della Sua dolce presenza.

 

Questo articolo è tratto dal libro “Controcultura” di David Platt edito da ADI-Media

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