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“Penso che una delle prime cose che farei sarebbe quella di raccogliere un piccolo gruppo di otto, dieci o dodici uomini intorno a me, farli riunire poche ore alla settimana e fare pagare loro un certo prezzo in termini di tempo e di impegno personale. Condividerei con loro tutto ciò che ho, per un certo periodo di anni. A quel punto avrei intorno a me, a tutti gli effetti, dodici “ministri laici” che a loro volta si potrebbero prendere cura di altri otto, dieci o dodici e insegnare anche a loro… Cristo, penso, ha stabilito questo modello. Egli ha speso la maggior parte del suo tempo con quei dodici uomini. Non lo ha speso con una grande folla. In realtà, ogni volta che era con la grande folla a me sembra che i risultati non siano stati poi così grandi. I grandi risultati, mi sembra, vennero nelle sue relazioni personali che in quel tempo Egli ha speso con i dodici.

(Il grande evangelista Billy Graham, alla domanda se avesse mai pensato di servire Dio diversamente a livello locale invece di fare l’evangelista itinerante. Citato in Christianity Today del 13 ottobre 1958)

 

Molti evangelici italiani sono tendenzialmente scettici nei confronti del concetto di “piccolo gruppo evangelistico”, che abbiamo promosso dalla pagine virtuali di Svolta soprattutto (ma non solo) per l’evangelizzazione in ambito universitario

 

Molti di loro hanno in mente come ideale, ai fini dell’evangelizzazione, la figura del grande evangelista che attrae le folle e che ottiene un grande numero di conversioni ogni anno con la sua sola predicazione.

 

Proprio per questa ragione abbiamo iniziato questo post citando le parole del predicatore Billy Graham, che rappresenta a tutti gli effetti il prototipo dell’evangelista del Novecento che parla alle grandi folle.

 

Se non bastasse la sua opinione, vorremmo provare a spiegare il nostro punto di vista con un piccolo esercizio di matematica. Svolgeremo giusto due operazioni matematiche:

 

1) Supponiamo che il “grande evangelista che attrae le folle”, nei prossimi 30 anni veda rispondere all’appello per la salvezza 1.000 nuovi convertiti all’Evangelo ogni anno. Parliamo di vere conversioni. Se questo evangelista si concentrasse su Milano, Torino o Roma, significherebbe che in un anno la chiesa pentecostale locale sarebbe raddoppiata. 1.000 nuovi cristiani ogni anno,  ininterrottamente, per i prossimi 30 anni. Sembra un numero enorme se si guarda solo agli inizi.

In realtà, così facendo, fra circa 30 anni ci sarebbero soltanto 30.000 credenti evangelici in più in Italia. Un numero significativo (oggi gli evangelici pentecostali in Italia sono stimati essere circa 200.000), ma l’italiano medio non si accorgerebbe neppure della differenza.

Oltre a questo, rischieremmo una forma di “idolatria” e di sudditanza spirituale nei confronti di questo predicatore che attrae le folle e da cui dipendiamo per l’evangelizzazione (personalmente non stiamo pregando che Dio susciti un tale predicatore in Italia).

 

2) Supponiamo invece che si metta in moto un movimento giovanile suscitato e guidato dallo Spirito Santo per cui ogni giovane riesce a portare a Gesù 4 altri giovani ogni tre anni, e a loro volta ciascuno di questi giovani porti al Signore altri 4 giovani nei tre anni successivi e così via: ogni convertito entro la fine del terzo anno porta al Signore almeno altri 4 credenti. 4 ogni tre anni è un numero tutto sommato ragionevole, che sembra fattibile.

Quanti giovani evangelici ci sarebbero in Italia fra 30 anni? Per i meno portati in matematica, bisogna fare almeno 4x4x4x4x4x4x4x4x4x4 (bisogna scrivere almeno un 4 ogni 3 anni, cioè 10 volte “4” almeno).

 

Calcolatrice alla mano, stiamo parlando di circa un milione di nuovi convertiti.

E in meno di altri 5 anni, se andasse avanti così, tutti gli italiani sarebbero evangelici! (Nel senso che supereremmo i 65.000.000).

 

Questo è solo un esercizio mentale per provare a ragionare su come funziona normalmente la crescita della vera chiesa cristiana.

Quali sono le chiese che nel mondo stanno crescendo più velocemente? La chiesa cristiana in Iran, in Afghanistan, in Cina… (fonte per Iran e Afghanistan: https://www.thegospelcoalition.org/article/the-story-of-the-irans-church-in-two-sentences/), nazioni dove non è possibile fare grandi e plateali evangelizzazioni di massa con palco e microfono e migliaia di ascoltatori, ma dove piccoli gruppi di credenti si “riproducono” con umiltà e semplicità, lontani dai riflettori.

 

E questi non sono casi isolati. In tutto il mondo, negli scorsi cento anni, il movimento pentecostale non ha fatto dipendere la propria evangelizzazione da una manciata di leader o super-predicatori di riferimento (come invece avvenuto in altri momenti di Risveglio, si pensi al periodo di Moody e Spurgeon), ma piuttosto vi sono stati dei pionieri pentecostali che hanno creduto nella verità che ogni credente battezzato nello Spirito Santo avesse ricevuto quella potenza per essere un testimone di Dio: in questo modo, in pochissimi anni, tantissime nazioni sono state raggiunte ed ancora oggi il movimento continua a crescere in modo impressionante, senza che ci sia un’organizzazione centralizzata a controllare questa crescita; tutto avviene in modo piuttosto naturale!

 

“Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli” (Luca 6:13)

 

“Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8)

 

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