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Mani che pregano

La preghiera: accettazione fatalistica o collaborazione attiva?

 

A cosa serve pregare se:

  • Dio conosce le nostre richieste ancor prima che Gliele sottoponiamo?
  • Dio è immutabile e perfetto e la Sua volontà non è soggetta a errori o ripensamenti?
  • Dio agisce, e secondo la Sua volontà, anche quando manca un’esplicita richiesta da parte nostra?

 

Nella Lettera ai Romani (capitolo 8, versetto 32) leggiamo infatti: “Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?”.

Allora perché esprimere delle richieste a Dio, se Egli non soltanto conosce le nostre necessità ma è disposto ad agire in nostro favore?

 

Inoltre, partendo dal presupposto che Dio sia infallibile, come sperare che possa essere persuaso a rivedere i Suoi propositi a seguito della nostra preghiera? Come conciliare l’efficacia della preghiera con la sovranità di Dio?

 

Collaboratori di Dio

 

Per rispondere a questi interrogativi tutt’altro che banali è necessario considerare una verità a volte trascurata: Dio ha voluto concedere a noi credenti la dignità di Suoi collaboratori (1 Corinzi 3:9: “Noi siamo infatti collaboratori di Dio”).

 

Egli rivela la grandezza del Suo amore rendendo l’uomo, creato a Sua immagine e redento da Suo Figlio, un interlocutore e un collaboratore attivo e consapevole. La Sua non è dunque una volontà imposta, ma è una volontà condivisa con i Suoi figli.

 

Dio ha stabilito fin dalle origini che lo strumento mediante il quale avrebbe operato fosse proprio la preghiera, espressione di un rapporto di intimità e collaborazione; pertanto, la preghiera determina le condizioni favorevoli affinché i Suoi propositi si realizzino.

 

D’altra parte, il piano di salvezza che Dio ha predisposto a beneficio dell’umanità non prevede un’analoga forma di collaborazione? Sebbene la Sua volontà sia quella di salvare tutti gli uomini, questo può avvenire soltanto a seguito di una libera scelta e di un’esplicita richiesta da parte nostra. Confrontiamo infatti 1 Timoteo 2:4 con Romani 10:9:

 

– “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”;

perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato”.

 

Dal primo passo risulta evidente come Dio desideri che tutti gli uomini siano salvati senza alcuna eccezione. Il secondo ci rivela chiaramente che il piano di salvezza di Dio richiede da parte dell’uomo una partecipazione attiva e consapevole.

 

Dio infatti, nel Suo amore, pur avendo predisposto un piano di salvezza, gratuito e perfetto, non lo impone alla Sua creatura, ma riconosce all’uomo la facoltà e quindi la dignità di scegliere liberamente se beneficiarne.

 

Il Signore, che dunque riserva al peccatore un ruolo decisivo nell’esperienza della nuova nascita, non considererà tanto più i Suoi figli collaboratori attivi nel corso della loro vita al Suo servizio? Nel contesto di tale rapporto di collaborazione, pertanto, la preghiera rappresenta lo strumento primario per la realizzazione della volontà di Dio nella vita del credente.

 

Scegliere di (non) chiedere

 

Possiamo scegliere di non chiedere e perciò di non ricevere. Infatti, nella Bibbia è scritto: “non avete, perché non domandate” (Giacomo 4:2). Sarebbe un errore ritenere che le richieste rivolte a Dio siano superflue e che la Sua volontà si compia sempre e comunque, prescindendo dalla nostra attitudine interiore o dalla nostra consapevolezza e intenzionalità.

 

Certamente Dio, nella Sua onnipotenza e misericordia infinita, non interviene esclusivamente a seguito di nostre esplicite richieste; tuttavia, ha voluto concederci la grazia e l’onore di poter decidere se chiedere e quindi ricevere o, al contrario, scegliere di non farlo. La sovranità di Dio rispetta la libertà dell’uomo.

 

Nel vangelo di Matteo è altresì scritto che Gesù, recatosi a Nazaret, “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Matteo 13:58). A volte è la nostra mancanza di fede a trattenerci dal chiedere, impedendo così a Dio di operare.

 

La preghiera del giusto ha una grande efficacia” (Giacomo 5:16) proprio perché è fondata sulla fede e consente a Dio di intervenire nel modo in cui Egli vorrebbe.

 

L’episodio descritto nella Bibbia a proposito dell’intercessione che Abramo rivolse a Dio affinché le città di Sodoma e Gomorra non venissero distrutte è emblematico (lo trovi nella Bibbia nel libro di Genesi, al capitolo 18).

 

Abramo chiese a Dio di risparmiare le città se tra gli abitanti si fossero trovati anche solo dieci giusti. Dio accolse la richiesta e non ci è dato sapere cosa sarebbe accaduto se Abramo avesse osato di più, restringendo ulteriormente il numero dei giusti per amore dei quali la città sarebbe stata risparmiata.

 

Se da una parte è lecito supporre che la storia avrebbe potuto avere un epilogo diverso, dall’altra è possibile ritenere che Abramo, avendo compreso che Dio non avrebbe continuato ad accondiscendere alle sue richieste, si sia sottomesso alla Sua volontà.

 

Se andiamo a considerare l’esito della preghiera del profeta Geremia, notiamo infatti che ci sono casi in cui la risposta del Signore non ammette repliche: “Tu non intercedere per questo popolo, non innalzare per essi suppliche o preghiere, non insistere presso di me, perché non ti esaudirò” (Geremia 7:16).

 

Sarebbe dunque un errore pensare che la preghiera possa piegare la volontà dell’Onnipotente alla nostra. Se la richiesta che Gli stiamo presentando non è in linea con la Sua volontà, Dio non concederà mai quanto gli stiamo chiedendo: la nostra preghiera non potrà mai indurre Dio a rinnegare Se stesso.

 

Consapevoli del proprio ruolo

 

In conclusione, Dio ha stabilito che la preghiera della fede sia lo strumento di cui il credente dispone per consentirGli di intervenire secondo i Suoi propositi, in accordo coi principi espressi nella Sua Parola e in vista di ciò che ritiene sia il meglio per noi.

 

Comprendere quanto sia determinante il ruolo che svolgiamo nel presentare a Dio le nostre richieste è il presupposto necessario per rendere efficace la nostra preghiera. Essere consapevoli del valore intrinseco della preghiera ci permetterà di esporre a Dio le nostre richieste con la giusta attitudine. La preghiera della fede esclude qualunque forma di fatalismo e di rassegnazione.

 

Dio ci ha concesso l’onore di contribuire attivamente alla realizzazione della Sua volontà: “accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno” (Ebrei 4:16).

Valeria Cataldo

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